Le coppie non dovrebbero mai andare a correre insieme. Motivo? Rischio implosione. Ma parliamone…

Se cerchi un compagno di allenamento guarda altrove: allenarti con lui/lei potrebbe essere un vero incubo

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Andrew Ly / Unsplash

Lily Carter è una editorialista del Guardian.com che ha scritto questo articolo: vi spiegoperché le coppie non dovrebbero mai andare a correre insieme. Lily è una runner amatoriale che all'inizio del 2017 si è fissata un obiettivo: riuscire a correre la mezza maratona. Ci è riuscita allenandosi quasi tutti i giorni, mai sola. «Mio marito Mark», scrive, «corre da molto prima di me, circa dieci chilometri al giorno. Si alza tutte le mattine alle sei e prima di andare al lavoro corre. Quale esempio di determinazione migliore, penserete». E infatti Lily si è fatta seguire passo passo durante tutta la preparazione (fatta da lui). «Andavamo a correre insieme nel pomeriggio, mentre i bambini stavano dai nonni. L'idea di allenarci insieme non è nuova per la nostra coppia - stanno insieme felicemente da 17 anni - ci avevamo già provato un paio di volte qualche anno fa, ma tutti i tentativi erano falliti miseramente. Perché ci abbiamo riprovato, penserete? Me lo continuo a chiedere anche io…». E infatti l'epilogo della storia è stato fallimentare anche questa volta.

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Ben O Sullivan / Unsplash

«Dopo qualche settimana di allenamento Mark ha iniziato a lamentarsi di quanto le gambe gli facessero male a causa della mia andatura: troppo lenta per lui. Per cercare di aiutarmi a migliorare la mia resistenza mi spronava a fare degli sprint veloci, a volte velocissimi urlando "daiii, vaiii, vedi come faccio io, ce la puoi fare!". La mia reazione? Furibonda. Mi sentivo un'allieva nelle mani di un allenatore troppo esigente e troppo inesperto per comprendere quali potessero essere effettivamente le mie potenzialità in relazione alla mia forma fisica. Insomma, non credevo nelle sue qualità di allenatore / motivatore. "Semplicemente non capisci", gli ripetevo. Mark non la prese benissimo, discutemmo largamente e arrivammo a una conclusione: niente più uscite insieme, okay invece a consigli passivi. Ma tutto ciò ha sollevato in me la domanda: perché la corsa si trasforma nel campo di battaglia delle coppie felici?».

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Lena Bell / Unsplash

Secondo il professore Joan Duda, esperto di sport e motivazione e docente presso l'Università di Birmingham raggiunto da Lily, un compagno di esercizio fisico può essere un elemento positivo ai fini del raggiungimento dell'obiettivo soltanto se il suo profilo risponde a queste tre caratteristiche: competenza, autonomia, appartenenza. «Quando ci si allena», ha spiegato l'esperto alla Carter, «si ha bisogno di un mentore, qualcuno che abbia le competenze necessarie e che sia in grado di diventare un input positivo, una spinta. Deve poi riuscire a creare una certa empatia con l'atleta, deve supportare e mai giudicare, cosa che succede spessissimo quando l'allenatore e l'allenato hanno un rapporto molto intimo. Ma se tutte queste variabili coincidono, allora allenarsi insieme può trasformarsi in un'esperienza completa e formativa». Lily Carter nel 2017 è riuscita anche grazie all'aiuto di suo marito a raggiungere il suo obiettivo: ha corso e finito la sua prima mezza maratona. La nuova sfida del 2018? Riuscire finalmente a correre insieme a Mark e senza drammi.

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