Una ginecologa spiega (bene) che cos'è il vaginismo come si cura e perché la vergogna non c'entra niente

Quando avere un rapporto sessuale è dolorosissimo le cause possono essere tante e sapere dare un'etichetta alla tua patologia potrebbe essere molto utile

C'è stato un tempo in cui se a una donna veniva sempre metaforicamente il "mal di testa" era considerata e/o si considerava (che è molto peggio) una frigida. Se poi quel genere di "mal di testa" lì persisteva per più di un tot o veniva improvvisamente alla fine di una serata carina con un ragazzo carino allora a chiedersi che cosa c'è che non va erano anche forse in di più. Fare sesso o l'amore, che poi i romantici si scaldano, non è sempre bello, non per tutte le donne quanto meno. E non stiamo parlando di non voluto o peggio ancora non richiesto ma di un qualcosa, di molto doloroso, che proprio ti fa passare la voglia o addirittura ti crea una vera e propria fobia dei rapporti sessuali. Dovrebbe essere piacevole e invece è doloroso, fare l'amore proprio non mi va. Vi ritrovate? Potreste essere affette da vaginismo. [La prevalenza è stimata fra il 5%-17%, ma raggiunge percentuali maggiori in donne con disfunzioni sessuali. (Spector I.P., Carey M.P. Incidence and prevalence of the sexual dysfunctions: a critical review of the empirical literature. Arch Sex Behav. 1990;19:389–408)].

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«Il vaginismo è un disturbo della penetrazione caratterizzato da una persistente e difficoltosa capacità di penetrazione vaginale pur nonostante il desiderio che la penetrazione avvenga. Nelle donne affette da questo disturbo, ogni forma di penetrazione (tamponi, dilatatori vaginali, visita ginecologica, rapporti sessuali) è spesso dolorosa o impossibile» a parlare è la dottoressa Chiara Morosi, ginecologa alla quale abbiamo chiesto di spiegarci le cause di questo disturbo sessuale. «Le cause del vaginismo possono essere biologiche o psichiche. Fra le cause biologiche, la più tipica è l’ipertono dei muscoli del pavimento pelvico (in particolare del muscolo elevatore dell’ano). La contrattura involontaria di questi muscoli può, a sua volta, generare dolore, provocando condizioni di modesta fobia della penetrazione. Questa paura può quindi essere, in alcune donne, secondaria al dolore. L’ipertono del muscolo elevatore dell’ano può essere associato a sindromi più complesse quali “il dolore pelvico cronico"». Un problema fisico quindi che però può essere accompagnato da un disturbo psicologico pregresso «Dal punto di vista psicologico associati al vaginismo troviamo pregressi traumi sessuali o abusi, stimoli negativi legati alla sessualità e alla penetrazione, educazione famigliare o religiosa molto rigida e severa circa la sessualità, paura e ansietà relativa ai rapporti, in particolare all'aggressività sessuale». Da una parte lo spasmo muscolare dunque, dall'altra la fobia. Una condizione paralizzante che a paura e ansia alla penetrazione e rapporti sessuali dolorosi porta con sé anche l'impossibilità ad usare tamponi vaginali e intolleranza alla visita ginecologica, tutti sintomi che devono essere presi in considerazione in fase diagnostica.

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Complessa quindi anche la diagnosi di vaginismo. «Prima di diagnosticare il vaginismo devono essere escluse le altre cause responsabili del dolore alla penetrazione, quali le infezioni. Una volta scongiurate queste è la storia sessuale della paziente ad essere fondamentale per l’inquadramento diagnostico di questa condizione» spiega la dottoressa Morosi che sottolinea un tema altrettanto annoso che colpisce e donne affette da vaginismo, oltre all'oggettivo dolore fisico,ovvero un senso di imbarazzo e vergogna che questa condizione porta con sé. «La sessualità nell'adulto è sempre in rapporto a qualcuno e l’attenzione alle dinamiche sessuali di coppia, alla qualità dell’intimità e della soddisfazione sessuale di entrambi è fondamentale nella terapia del vaginismo».

Terapia, sì perché dal vaginismo si può guarire. Come si cura e quali sono i rimedi più efficaci? «Il trattamento del vaginismo è vario e consiste in trattamenti fisici-riabilitativi per migliorare la penetrazione (quali l’utilizzo di dilatatori vaginali, lubrificanti, biofeedback elettromiografico, iniezione botulinica) e trattamenti di sostegno psicologico-comportamentale in cui vengono integrati aspetti educazionali e relazionali. La terapia deve sempre essere estesa alla coppia e non alla sola donna».

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