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Il nodo di Agnese

La moglie di Renzi decida se vuole fare la First Lady o no. In caso, tocca licenziare l'assistente

La signora Agnese Renzi non voleva essere considerata una First Lady, e io ho sempre cercato di assecondarla. Persino quando ha deciso di mollare la supplenza all'educandato Santissima Annunziata di Firenze, ho archiviato alla voce «rosicamento» lo sdegno di chi si domandava – se l'insegnante no, la First Lady no, Matteo è a Roma e i figli vanno a scuola – cosa diavolo avrà mai avuto da fare la signora Agnese tutto il giorno.

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Ma è stato davanti al tubino di pizzo rosa indossato al Pitti Immagine che mi sono innervosita. Più di preciso: davanti alla cintura di pelle, allacciata col nodo oltre la fibbia come sanno fare solo le commesse. Il paese reale non si veste così.

E il paese reale ha bisogno di una First Lady – si rassegni, signora Agnese – che sappia sempre cosa mettersi. Abbiamo studiato le Middleton e le Obama, possiamo interpretare un guardaroba: la gonna corta in Vaticano tradisce spensierata vanità, la coerenza cromatica alle urne sottolinea programmatica armonia.

Quella cintura, invece, significa una cosa sola: che ha vinto la commessa. Avrà visto, la signora Agnese, House of Cards alla tv. È la storia di Francis Underwood, politico senza scrupoli, e di sua moglie Claire. Ma è anche un trattato di stile per signore di potere. I tubini si portano lisci. Le assistenti non decidono mai. E immediato urge un anticrespo.

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