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Penélope Cruz bionda è un'apparizione, anche se è solo per fiction ma è un'apparizione

Un film sugli schermi, uno in uscita e un nuovo debutto in tv nei panni di Donatella Versace, ma la spagnola più famosa di Hollywood, già premio Oscar, vuole convincerci in questa intervista che non è una star: al red carpet preferisce la famiglia

Gettyimages.com

Con l'età è diventata più donna, più sensuale e formosa. Più rilassata. Eppure, quando incontri Penélope Cruz, la cosa che colpisce di più è la distanza tra la realtà e il video, tra i suoi personaggi esplosivi e la donna che dosa le parole non senza un certo distacco. Ma le impressioni non sempre dicono il vero. «La verità è che sono una timida. Lo sono sempre stata. Da ragazza ero anche piuttosto introversa. E poi non so essere diplomatica: ho una franchezza tutta spagnola», dice quasi giustificandosi. E non è un modo per depistarmi, come scoprirò dopo, quando mi parlerà senza tentennamenti di suo marito, Javier Bardem, dei suoi figli e della sua vita di madre. È un modo di capire chi ha davanti. Ma questo mi sarà chiaro soltanto dopo.

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L'intervista, infatti, comincia parlando dei suoi film. Loving Pablo, presentato alla Mostra del cinema di Venezia (in uscita in Italia nel 2018): con Bardem nei panni di Escobar e lei in quelli della giornalista colombiana Virginia Vallejo che di lui fu amante negli anni Ottanta; Assassinio sull'Orient Express (ennesima versione cinematografica del romanzo di Agatha Christie, uscito nelle sale italiane il 30 novembre 2017) diretto da Kenneth Branagh con Johnny Depp, Judi Dench e Michelle Pfeiffer. Ma soprattutto di come sia riuscita a entrare nei panni di Donatella Versace in The Assassination of Gianni Versace (dal 19 gennaio 2018 su FoxCrime, canale 116 di Sky), nuovo capitolo della saga tv American Crime Story, dopo il caso di O.J. Simpson.

Che effetto le ha fatto cimentarsi con un personaggio così "ingombrante"?

Si rischia di più quando ci si confronta con qualcuno che può giudicare il tuo ruolo. Ma essere lei mi è piaciuto moltissimo.

Penélope Cruz nei panni di Donatella Versace nella serie tv American Crime Story - The assassination of Gianni Versace.

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La cosa più difficile nell'essere Donatella?

Renderla autentica. Parlo italiano e lo capisco, da quando ho recitato in Non ti muovere di Sergio Castellitto, ma ho dovuto esercitarmi molto per avere un buon accento italiano.

Non recitava per la tv da una vita.

Da quando ero ragazza. Ho dovuto riabituarmi, ha ritmi più veloci rispetto al cinema. E mi piacerebbe farlo ancora perché ora la tv offre ruoli bellissimi per le donne.

Un'altra scena della serie tv in onda su FoxCrime da venerdì 19 gennaio 2018.

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In Assassinio sull'Orient Express interpreta Pilar Estravados, una missionaria coinvolta in un piano malefico.

Lo stesso personaggio, prima di me, è toccato a Ingrid Bergman (nella versione di Sidney Lumet del 1974, ndr). Ma i paragoni non mi piacciono, così ho provato a scegliere una strada tutta mia.

Quale?

È un personaggio misterioso. È religiosa, ma capace di fare del male. E custodisce un mistero, qualcosa che da sempre mi affascina. Forse perché avere segreti per è impossibile. Sono troppo diretta, non mi tengo nulla.

Penélope Cruz con Kenneth Branagh sul set del film Assassinio sull'Orient express

Che effetto le ha fatto vedere suo marito nei panni di Pablo Escobar?

Lui mette tutta l'anima nel suo lavoro, sa trasformarsi davvero, anche psicologicamente, in un'altra persona. Di Escobar voleva mostrare la doppia personalità: il padre affettuoso e lo spietato criminale.

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Viriginia Vallejo si innamorò perdutamente di lui.

Quante volte noi donne siamo attratte dagli uomini sbagliati? Non penso che Virginia si rendesse conto del pericolo che correva. Era stregata dal carisma di lui.

Penélope Cruz con Javier Bardem in una scena di Loving Pablo.

A lei è mai capitato lavorando con tante star?

Certo. E a chi non sarebbe capitato al mio posto? Lo dico con tutta onestà (ride, ndr). Ma alla fine, in Javier, ho trovato la persona giusta per me. E auguro a tutte le donne di sentirsi amate come mi sento io: senza dubbi. È la felicità.

Noi donne siamo attratte dagli uomini sbagliati: anche a me è successo, ma alla fine ho trovato la persona giusta per me

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Lei e Javier sembrate davvero molto uniti.

Siamo anche grandi amici. L'attrazione fisica c'è stata da subito, ma oltre alla chimica, ci capiamo senza sforzo. E questo è bellissimo. E poi entrambi, nonostante fossimo da anni sotto i riflettori di Hollywood, volevamo una famiglia normale. La cosa divertente è che ci conosciamo in fondo dai tempi di Prosciutto prosciutto (il film di Bigas Luna che l'ha lanciata a 18 anni, ndr), ma ci sono voluti più di 16 anni perché finissimo insieme.

Destino?

La vita è buffa e sorprendente. E le cose capitano quando devono capitare. Probabilmente allora eravamo entrambi meno sicuri: non era il momento giusto.

La chimica sul set, però, si vedeva. L'aveva già notato?

Certo! E pare anche lui. Eppure non è successo niente. È qualcosa di cui parliamo e ridiamo spesso insieme. Ero giovane e forse la sola cosa a cui pensavo era se avrei lavorato ancora come attrice. Gli uomini erano in secondo piano.

Penélope Cruz (43 anni) con il marito Javier Bardem (48): hanno due figli, Leonardo e Luna.

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Lei e Javier avete in programma di collaborare insieme ad altri film. Molte coppie sono naufragate lavorando insieme. Nessun timore?

Ne abbiamo discusso, perché abbiamo avuto le nostre remore. Vogliamo che nulla, tanto meno il nostro lavoro, possa rovinare la nostra storia. Ma abbiamo deciso che siamo in grado di dividere tra finzione e realtá. Per ora lavorare insieme è stato divertente e non abbiamo mai portato il dramma a casa. Entrambi siamo "teste dure", quindi dubito che accadrà. E poi abbiamo i nostri bambini a tenerci occupati.

Perché avete deciso di vivere a Madrid e non a Hollywood?

Siamo entrambi molto legati al nostro Paese e alla nostra cultura e ci piace essere vicini alle nostre famiglie. Io sono legatissima alle mie sorelle e mia madre che vivono in Spagna. E poi ci sono le mie amiche, quando ci troviamo sembra proprio un film di Almodovar. Senza dimenticare la cucina, dato che sono una che ama mangiare. Amo l'America e tutte le possibilità che offre. Ma casa, per me, è in Spagna.

Penélope Cruz è grande amica e musa di Pedro Almodóvar (qui insieme nel 2006) che l'ha diretta in molti film, tra cui Carne Tremula, Tutto su mia madre, Volver.

È vero che da bambina voleva fare la ballerina?

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Sì. A 19 anni mi trasferii a New York con il sogno di studiare danza. Poi ho capito che recitare mi piaceva di più perché coinvolgeva ancora più emozioni. Nessuno della mia famiglia veniva dal mondo dell'intrattenimento e il mio sogno era di riuscire a fare un lavoro che mi piacesse e con cui potessi mantenermi.

Voglio che i miei figli di me ricordino i gesti di amore e di affetto, non che la loro mamma era una star

Piani alternativi alla danza ne aveva?

Non me la cavavo nemmeno male come parrucchiera. Ho imparato il mestiere da mia madre che aveva un salone di bellezza e che aiutavo spesso. È un'esperta perfino nel make-up e mi ha sempre dato suggerimenti che si sono rivelati utili perfino sul red carpet (non a caso Penélope è ambasciatrice Lancôme, ndr). Sono piccole cose, semplici ricordi, gesti di amore e di affetto, momenti di tenerezza, che spero pure io di trasmettere ai miei figli. Che di me si ricordino questo, non il fatto che la loro mamma era una star.

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In Everybody knows di Asghar Farhadi, che uscirà nel corso del 2018, reciterà ancora con Javier.

Farhadi ti scava nell'anima. È un thriller psicologico che racconta di una donna che torna con la sua famiglia a Madrid. Il resto? Lo scoprirete al cinema!

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