X Factor 10, le nostre pagelle alla sesta puntata dei Live

E alla fine anche il pungiball Loomy è eliminato, mentre il suo giudice Arisa, travestita da Ray Charles, dopo un acceso battibeccare con Manuel Agnelli gli ha lanciato un ultimatum: o chiedi scusa o non ti parlo più

Solo alla sesta puntata dei Live di X Factor 10 abbiamo scoperto una cosa bizzarra non poco: Arisa, che dalla terza puntata in poi ne ha fatte poche giuste, ha un amico immaginario che si chiama Manuel Agnelli, lo spietato. Perché infatti mentre lei lo definisce «amico» lui la tratta da straccivendola per tutta la puntata, in un climax di insofferenza che lo porta, infine, a invitarla caldamente a «studiare, perché l'ignoranza è giustificabile nel pubblico, ma non in un giudice». Come ama dire Fedez (di cui fuori da X factor amiamo seguire le vicende amoroso-mediatiche): l'ha toccata piano. D'altronde lui l'aveva detto che sarebbe stato se stesso in tv, e quindi pure un po' stronzo. Ma non bastassero le liti a smontare la teoria dell'amico, alla povera Rosalba Pippa, che se ricordate era partita male con Fedez non con il cantante degli Afterhours, tocca pure assistere a una crudelissima, e per questo apprezzabilissima clip, lanciata dal sempre senza calze Cattellan («ma un giorno anche voi capirete», promette, e purché non ci tocchi anche annusare gli crediamo sulla parola) dove si vedono i tre giudici uomini darsi alla vida loca (cose matte davvero, tipo un giro in Piazza Duomo e una pastasciutta a casa di Fedez) senza di lei. Che invece, ci racconta, era a mangiare pizza alle cipolle. E un velo di tristezza, misto a ricordi delle peggiori gastriti, è sceso su di noi. Sarà stato l'attacco senza sconti di Agnelli, sarà stata la clip, alla fine Arisa ha fatto due più due e ha capito che quel Manuel amico suo era frutto della sua immaginazione, e, assai scossa dalla scoperta, è sbottata: «Agnelli non vede l'ora di scontrarsi con una donna. Sta utilizzando X Factor come palestra per esercitare l'odio sui più deboli e, stavolta, mi sono davvero offesa, o mi chiede scusa o non gli parlerò più». Ed ecco compiuta alla perfezione la deriva mariadefillippistica che proprio in questa sesta puntata lo stesso Manuel aveva sperato non prendesse piede. Ma dato che questo non è Uomini e donne, anche se sul finale lo è sembrato, tocca abbandonare questa appassionante querelle per dare le nostre insindacabili pagelle della sesta puntata di X Factor 10.

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1 Roshelle: voto 8

Avete 10 secondi per fissare quello spacco. Fatto? Bene, vi capiamo. Così risolta la faccenda sex appeal della un po' meno capricciosa Under donna, con quella ricrescita che dice «io sono una che se ne frega, che se ne frega della tinta sì» e che presto tutte le Under donne non famose d'Italia sfoggeranno, possiamo parlare della sua performance. E dire soprattutto che Roshelle è tornata ai fasti delle prime puntate, cantando qualcosa di impossibile come Doo wop di sua maestà Lauryn Hill. Ci riesce così bene che nella seconda manche di Sanremo, ah no, è sempre X Factor (scusate ma le orchestre a me fanno tanto effetto Ariston), fa sembrare una passeggiata No di Meghan Trainor, che invece è un'altra bomba a mano potenzialmente distruttiva, ma che nelle mani unghiosissime della pupilla di Fedez diventa oro. 

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2 Soul System: voto 9

Avete 10 secondi per guardare il batterista, nella foto a destra. Vi abbiamo già parlato della nostra passione per il batterista bianco dei Soul System, che con il suo giudice Alvaro Soler condivide l'assenza di una gamma di espressioni in favore di una unica valida per tutte le occasioni? Ebbene, quell'uomo che non si scompone manco quando suona, anzi si imbalsama più che mai, è l'anima della band. Perché in apparenza non c'entra niente e forse nemmeno in sostanza, ma proprio per questo è totalmente perfetto. Ciò detto i ragazzi afro-veneti, tranne il nostro prediletto, che, dio grazie, dicono di «essere qui non per raccontare le nostre storie tristi ma per divertirci», sono stati i migliori della puntata, sia con Feel good dei Gorillaz che con Where is the love? dei Black Eyed Peas. 

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3 Eva: voto 6 nella prima manche, 8 e 1/2 nella seconda

Abbiamo temuto. Abbiamo seriamente temuto di averla persa per strada, la bravissima Eva, quando, vittima nella prima manche di un'assegnazione b&b (bella e banale) come Mad about you degli Hooverphonic. E invece poi è arrivato Gino. E con Gino è arrivata quella canzone impossibile da definire senza pelle d'oca e occhi lustri che è Senza fine. Madonna, che pezzo. Madonna, che interpretazione. 

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4 Loomy: voto 6/7

Ora, non ricordiamo alla perfezione tutte la parole di quello che per Agnelli è stato il sesto inedito di Loomy sulle note di Cheap and thrills di Sia feat. Sean Paul ma, per una volta, ci siamo trovate d'accordo con, possiamo?, l'Alvaro nazionale quando si è lamentato che dalla prima puntata il mini rapper racconti sempre «che tutto è difficile, che qui è difficile, sappiamo che è difficile, è difficile per tutti». Parole sante quanto confuse, ma di cui abbiamo colto il senso: hai un pelo stufato, piccolo Loomy. E infatti lo abbiamo salutato, ma con grandi applausi: per la tenacia, per il bel carattere, per l'impermeabilità evidente a qualunque consiglio su come aggiustare lo stile, e per l'impegno. Un po' ci mancherai, piccolo. 

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5 Andrea: voto 7 e 1/2

Avete 10 secondi per guardare il buon Biagioni e valutare quanto lo trovate invecchiato dalla prima puntata a oggi. Fatto? Bene, stilettata al tenero Andrea Biagioni a parte (che ci piace sempre martoriarlo un po', visto che è il buono per eccellenza di questa edizione) dobbiamo riconoscergli due grandi performance, per due assegnazioni con le quali Manuel Agnelli ci ha colpite dritte al cuore, prima con Wonderwall degli Oasis, il pezzo, come giustamente ha detto Fedez, da abbraccio sbronzo e commosso con l'amica del cuore, e poi con gli Smiths (finalmente, gli Smiths!) e la strappa budella Please, please, please, let me get what I want. 

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6 Gaia: voto 7 e 1/2

Rassicurati nuovamente dalla clip introduttiva sulla buonissima tenuta dell'appetito di Gaia, l'Under Donna in grado di fagocitare in un lampo una mezza dozzina di uramaki senza smettere di respirare, ne abbiamo altresì apprezzato entrambe le performance. Più ancora della bella prova su Let it go di James Bay, la giovane emiliana dagli "occhi grandi quanto la fame" ci è piaciuta in Come Foglie di Malika Ayane. Perché era una prova difficilissima, perché tutti abbiamo nelle orecchie ancora prima che parta l'attacco il timbro di Malika, perché lei era emozionata e tremante e questo stavolta è stato solo che un bene. 

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