Gianfranco Gallo, il suocero di Genny: "Altro che fiction! Sono nonno per davvero"

In Gomorra è uno spietato suocero. Nella vita reale un nonno affettuoso, al quale però il destino ama giocare strani scherzetti. Chiedete a suo genero...

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A volte la realtà ama confondersi con la finzione, dando vita a un surreale gioco di specchi. Ne sa qualcosa Gianfranco Gallo, volto storico della fiction Un posto al sole: da quando ha messo piede a Gomorra, dove da due anni interpreta lo spietato suocero di Genny (Giuseppe Avitabile), sta vivendo singolari de ja vù. L'anno scorso, per esempio, ha avuto anche lui screzi (decisamente più pacifici che in Gomorra….) con il proprio genero, quello vero. E adesso si ritrova nonno due volte: in tv e nella vita reale. Il nipotino ha solo tre mesi di vita ma la gravidanza della figlia si è svolta proprio durante le riprese della celebre fiction di Sky, in onda da novembre 2017 su Sky Atlantic.

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Non vogliamo essere nei panni del suo genero: non deve essere facile imparentarsi con il suocero di Genny…

In realtà sono io quello terrorizzato! Non vorrei mai che lui diventasse come Genny. Comunque non è lo stesso fidanzato di mia figlia con il quale avevo avuto degli screzi anni fa.

Come ha vissuto questa sovrapposizione tra realtà e finzione?

È stato decisamente strano. Ogni volta che mi arrivavano le sceneggiature, pensavo: "E mo', che facciamo?".

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È meglio essere padre o nonno?

In realtà essere chiamato nonno mi dà sui nervi… Voglio dire, son ancora giovane! Tra l'altro ho capito che il nonno non conta niente. Chi comanda sono i genitori. Intendiamoci, è giusto così e in parte è anche positivo: ti puoi godere i bambini senza l'ansia della responsabilità.

Lei è nato in una famiglia d'arte: il mondo dello spettacolo era dunque iscritto nel suo destino?

Mio padre è un grandissimo cantante napoletano, che ha vinto Sanremo e Canzonissima, e mia madre un'attrice strepitosa. Tuttavia all'inizio volevo fare lo scrittore e il giornalista così, una volta finite le scuole superiori, mi iscrissi alla facoltà di Giurisprudenza, per avere più chances. Ho quasi preso la laurea!

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Quasi?

Diciamo che mi sono parecchio distratto dagli studi dopo che feci un provino con Roberto De Simone, il più grande rappresentante del teatro napoletano dell'epoca. Debuttai con lui e poi girammo per il mondo. Ho quindi intrapreso la carriera di attore senza però abbandonare il desiderio di diventare uno scrittore: tutti miei spettacoli sono scritti da me.

Sbaglio o Gomorra le sta regalando una seconda giovinezza artistica?

Non direi, visto che ho sempre fatto teatro ad alto livello, ma è innegabile che è la tv a darti notorietà e fama. Tuttavia me ne sono tenuto volutamente lontano per un po' di tempo: negli anni 90, ebbi quattro o cinque occasioni grosse. Avrei dovuto fare l'Otello di Zeffirelli, la Ciociara su Canale 5 con Dino Risi e altri progetti… Le trattative saltarono tutte, contemporaneamente, a un passo dalla firma. Ebbi quindi un rifiuto per piccolo e grande schermo: mi concentrai sul teatro per poi tornare in video solo negli anni 2000.

Cosa l'ha spinta a riconciliarsi con la tv?

La soap Un posto al sole. Mi vollero a tutti i costi. Il mio personaggio tra l'altro doveva stare solo 2/3 mesi invece finì per rimanere perché era molto amato. Da lì ho ricominciato a fare fiction: La nuova squadra, Don Matteo, Il clan dei camorristi. Nello stesso periodo mi sono capitati anche cinque/sei film d'attore, uno dietro l'altro (a cui si aggiunge il successo Indivisibili, ndr). Infine, nel 2015, la seconda stagione di Gomorra.

Gallo nel film Ricchi di fantasia, nelle sale nel 2018

Da napoletano quanto ritrova, della sua città, in Gomorra?

Napoli è una città che viaggia su binari paralleli: ci sono delle Napoli che coesistono, senza mai conoscersi e incrociarsi. Per tale ragione sono vere tanto le storie narrate in Gomorra tanto quelle di Un posto al sole. Negare l'esistenza della Camorra sarebbe peraltro deleterio: sostenere che a Napoli non succede nulla, è solo un'affermazione politica. Se la città versa in questa condizione, non è però colpa dei napoletani. O meglio. L'unica colpa dei napoletani è di non chiedere allo Stato di essere più presente: la camorra occupa gli spazi lasciati liberi dal governo.

Sui vizi dei napoletani ha deciso però di costruirci un'intera tournè.

Vero. Sono in tournè con 7 vizi napoletani: alcuni sono veri, altri sono neologismi, come per esempio la Sfrantummazione che è l'atteggiamento del lasciar vivere. L'idea è di partire da cose divertenti, per toccare argomenti seri e delicati come la sicurezza sul lavoro.

Cos'ha in serbo, invece, per il cinema?

Prossimamente usciranno due film: Ricchi di fantasia e Palato assoluto. Inoltre sto lavorando al mio primo film da sceneggiatore. Titolo: 12 repliche. Al centro il tema dell'omosessualità.

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