Jon Hamm: «Così sono sopravvissuto al successo di Mad Men»

La sua vita ricorda molto quella di Don Draper, il personaggio della serie tv che l'ha reso famoso a 36 anni: senza presunzione, grazie al mestiere che faceva prima di diventare attore

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A Don Draper, protagonista di Mad Men, serie cult sui pubblicitari Anni 60, deve praticamente tutto. È proprio grazie a quel ruolo, infatti, che Jon Hamm, 46 anni, è diventato uno degli attori più hot di Hollywood, chiamato sia per film indie (Urlo, Million Dollar Arm) sia per le grandi produzioni (Sucker Punch e The Town). Ora torna sugli schermi in Baby Driver - Il genio della fuga, action thriller diretto da Edgar Wright, con Kevin Spacey, Ansel Elgort, Lily James e Jamie Foxx, dove interpreta un gangster spietato (nelle sale dal 7 settembre 2017).

Con Elza Gonzalez, 27 anni, in Baby Driver, in cui Jon Hamm veste i panni di un gangster.
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Perché questo ruolo e questo film? Desideravo tanto lavorare con Edgar Wright. Avevo visto L'alba dei morti dementi, geniale. Per me lui è un grande artista.

In che senso? Per esempio, in Baby Driver tutte le scene d'azione sono girate a tempo di musica, tanto che sul set avevamo un gruppo di coreografi che ci aiutavano a muoverci come se stessimo danzando.

Lei balla? Fortunatamente non ne ho avuto bisogno, perché non è un musical (ride, ndr). Però mi piacerebbe essere un ballerino più dotato. Ascolto molta musica, soprattutto quando sono ai fornelli.

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Dove ha imparato a cucinare? Da ragazzino, durante le vacanze lavoravo in un ristorante greco a St. Louis, in Missouri, dove sono cresciuto. Ho fatto un po' di tutto: lavapiatti, cameriere, uomo delle pulizie. E nel frattempo mi facevo dare consigli dallo chef, che poi sperimentavo a casa con mio padre. Il mio cibo preferito è quello italiano: faccio una pasta con le melanzane strepitosa.

Un'infanzia difficile la sua: perdere la mamma a 10 anni è una cosa terribile... Quando sei bambino non pensi di rimanere solo al mondo. È stato un periodo molto doloroso. E poi quando avevo 20 anni, è morto mio padre. Lì è stato orribile, perché ho capito quanto la vita sia fugace. E mi sono reso conto che se tieni davvero a qualcosa, devi conquistartela. Mi sono buttato seriamente nella recitazione: in due anni ho fatto 15 spettacoli teatrali.

Con Ansel Elgort, 23 anni, nel film Baby Driver, nelle sale da settembre 2017.

Quando ha deciso di tentare la fortuna a Los Angeles? Avevo 25 anni e 150 dollari in tasca. Ho chiamato mia zia che viveva lì, chiedendole se poteva ospitarmi finché non avessi trovato lavoro. Mi sono dato cinque anni: se avessi fallito, sarei tornato a fare l'insegnante. A 30 mi hanno offerto il mio primo ruolo in We were soldiers - Fino all'ultimo uomo, con Mel Gibson. Non avevo mai guadagnato tanti soldi in un tempo così breve.

Ma quindi lei è stato insegnante? Quando ero all'università, insegnavo recitazione, improvvisazione e public speaking. È stata un'esperienza bellissima, in cui ho imparato molto dai miei allievi. È una professione importante: se la fai bene, puoi cambiare in meglio la vita dei ragazzi.

Dopo il primo ruolo è arrivata il momento più difficile, cioè ottenerne un altro... Per fortuna ero in contatto con Paul Rudd (attore, sceneggiatore, produttore, ndr), che era stato mio compagno al college, e gli ho chiesto se poteva farmi conoscere qualcuno che mi procurasse delle audizioni. Finalmente sono riuscito ad avere il mio primo agente. E cinque anni dopo è arrivato Mad Men, che ha cambiato tutto.

La cosa più importante e la più inutile che ha imparato sul set di Mad Men? Finalmente ho scoperto come si compra un abito e come lo si indossa. E ho capito invece che essere ubriaco dalle 10 del mattino proprio non ha senso.

Jon Hamm nella serie tv Mad Men, per la quale ha vinto due Golden Globe.

Che rapporto ha con il denaro? Molto sano: i soldi sono solo un mezzo, anche se è meglio averne a sufficienza per evitare preoccupazioni.

Qualche ruolo che ha rifiutato e di cui poi si è pentito? Non mi sono mai pentito di nulla. Per esempio, mi avevano offerto una parte in un film di supereroi, ma ho detto no perché avrebbe significato ritrovarmi per anni nello stesso ruolo. Amo dedicarmi a quello che mi piace: non faccio questo mestiere solo per soldi.

Come si manteneva nei periodi in cui era senza lavoro? Tornavo a fare il cameriere. È un mestiere che mi è sempre piaciuto, mi ha insegnato ad avere rapporti educati con tutti. Ho un amico che sostiene che gli attori, prima di diventare famosi, dovrebbero lavorare in un ristorante. Mi sa che ha ragione...

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