Robin Wright: «Se una donna governasse il mondo»

Un corto a Cannes da regista, la quinta stagione di House of cards in tv, il ruolo dell'amazzone in Wonder Woman al cinema e una certa idea di futuro, che si chiama Michelle Obama

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Sulla Croisette, Robin Wright era un fiume in piena. Al Festival di Cannes per presentare il corto The dark of night, che segna il suo debutto come regista cinematografica, la bionda attrice che dà il volto alla First lady Claire Underwood in House of cards (la quinta serie è in onda su Sky Atlantic dal 31 maggio), non le manda certo a dire. «Donald Trump? Ci ha rubato tutte le idee per la sesta stagione di House of cards», ha affermato lapidaria durante Women in motion, la serie di incontri con le donne del cinema organizzati durante il festival a cui hanno partecipato tra le altre anche Diane Kruger, Isabelle Huppert e Salma Hayek Pinault. Come vede il futuro? Al femminile, naturalmente, e la sua speranza si chiama Michelle Obama: «Una leader come lei potrebbe galvanizzare i liberali e aiutarci a superare gli anni di Trump. Nel 2022 voglio vedere Michelle al suo posto: sarebbe un grande presidente donna, ma so anche che ci vuole tempo per uscire dagli schemi e cambiare il modo di pensare».

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Ci è andata più cauta, invece, con la polemica innescata dal presidente di giuria Pedro Almodóvar sulla questione Netflix, ovvero, sui film nati per non passare mai sul grande schermo: «Amo l'idea di poter condividere le storie con un numero potenzialmente infinito di persone», ha detto a Gioia!, «si offrono emozioni in tempo reale e, come attore, ti senti quasi più vicino a chi ti guarda». Ma dopo la presa di posizione del regista spagnolo –«sarebbe un paradosso se la Palma d'Oro del Festival di Cannes o qualsiasi altro premio non potesse essere visto nelle sale cinematografiche» – anche Robin Wright ha, in un certo senso, corretto il tiro: «Il cinema sarà sempre la prima scelta e capisco che per un regista non sia il massimo pensare che possano vedere il tuo film sul cellulare».

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Lei, per ora, al cinema ci va eccome: oltre che nell'attesissimo Wonder Woman («Il primo film di supereroi al femminile», lo ha definito la stessa Robin, nelle sale dal 1° giugno), in cui veste gli inediti panni di un'intrepida amazzone (un ruolo che ha richiesto un durissimo allenamento fisico, da vera guerriera, durato ben cinque settimane), dal 5 ottobre la vedremo anche in Blade Runner 2049 – sequel del cult movie del 1992 diretto da Ridley Scott – accanto a Harrison Ford, Ryan Gosling e Jared Leto.

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Tornando alla tv, la quinta stagione di House of cards si preannuncia piena di sorprese e cinica più che mai: se è vero che la quarta terminava con la frase «Noi non subiamo il terrore, noi creiamo il terrore», a introdurre i giochi di potere della nuova serie sulla coppia presidenziale americana ci pensano con chiarezza le parole di Frank Underwood, un magnifico Kevin Spacey: «I cittadini americani non sanno cosa è meglio per loro. Io lo so, so esattamente di cosa hanno bisogno. Sono come dei bambini, dobbiamo tenerli per le loro dita appiccicose e pulire le loro bocche sporche, insegnare loro cosa è giusto e cosa è sbagliato, dire loro cosa pensare e come sentirsi, e cosa desiderare. Hanno addirittura bisogno di aiuto per scrivere i loro sogni più selvaggi, per creare le loro più grosse paure. Fortunatamente per loro, loro hanno me. Loro hanno te».

Robin Wright con l'ex marito Sean Penn all'Annual Academy Awards nel 2004.

Crede nel potere della manipolazione da parte dei politici?

Certo, e basta guardare semplicemente la realtà per rendersi conto di quanto sia reale questo tipo di potere (ride, ndr).

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House of Cards è il primo show che ha sfondato su Internet: come si sente nei panni dell'innovatrice?

Qualche volta come artista sogni un'opportunità del genere, ed è accaduto. Mi piace l'idea di offrire al pubblico anche la possibilità di guardarsi tutta la serie in un paio di giorni, se lo desidera.

Ha pure diretto alcuni episodi della serie tv.

Amo dirigere tanto quanto amo recitare. Ho sempre sognato di fare la regista, anche se è molto impegnativo, perché tutto dipende da te. E poi, sento sempre che devo ancora imparare qualcosa.

Lei lavora da una vita nell'industria del cinema: la entusiasma ancora oppure ormai è diventata routine?

Sono in questo mondo da oltre trent'anni e mi piace ancora, ma oggi so più di un tempo che ci tengo a lavorare solo con persone creative e innovative: non voglio più avere attorno brutta gente.

Per un periodo è anche stata lontana dai riflettori.

Dovevo crescere due figli (Dylan Frances, 26 anni, e Hopper Jack, 23, entrambi avuti con Sean Penn, ndr), e volevo farlo lontano da Hollywood. Sono andati alle scuole pubbliche e ne è valsa totalmente la pena. Ora che hanno trovato la loro strada io ho di nuovo il tempo di pensare a me stessa.

Dylan, la maggiore, è modella e attrice e Hopper è attore: è felice delle loro scelte?

Sono entrambi persone straordinarie, mi hanno reso una donna migliore e non mi stancherò mai di dire quanto sono fiera di loro.

Come si sente ora che sono adulti e se ne sono andati di casa?

Onestamente, mi sembra ancora così strano, e mi chiedo se lo sia pure per le altre mamme. Si torna ad avere tempo per se stesse, quello stesso tempo che prima dedicavi al cento per cento alla cura dei figli: è piacevole, sì, ma non nascondo un po' di tristezza.

Robin Wright con Kevin Spacey alla presentazione della nuova stagione di House of cards.

House of cards offre un'immagine molto "sporca" dei politici: ci sono mai state reazioni da Washington?

Certo che sì! Quando io stessa ho chiesto a politici del governo quali fossero le cose meno plausibili che si vedevano nella nostra serie tv la risposta è stata parecchio eloquente: «Praticamente nulla». Hanno persino sottolineato quanto House of cards descriva alcuni aspetti reali della politica in modo parecchio accurato: per esempio, il fatto che devi far fuori qualcuno più in alto di te per farcela. E allo stesso modo funziona a Hollywood.

Lei non è mai stata felice a Hollywood. Quando era sposata con Sean Penn, poi, era presa di mira in ogni istante della sua vita.

Sì, essere sposata con Sean è stato folle sotto molti punti di vista. I paparazzi erano un incubo, mi sentivo sotto attacco ogni momento. Per loro eravamo solo delle prede.

Si sente meglio ora che si è lasciata tutto alle spalle?

Certo, sono molto più felice, calma e soddisfatta. Sono in un buon momento della mia vita: ho avuto bisogno di tempo, ma ora mi sento veramente arrivata.

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Non teme il tempo che passa?

Sinceramente, chi non pensa mai a come sia diventare vecchi? Ma non ho paura di invecchiare, è parte dell'accordo che abbiamo con la vita e mi basta guardare i miei figli, vedere come sono cresciuti, per rendermi conto che no, non sono più una ragazzina! (Ride, ndr).

Legge mai le critiche o i commenti dei social media su di lei?

No, perché temo che mi venga un'orticaria per il nervoso! E tengo troppo alla mia salute, meglio non sapere (ride, ndr).

Sente di avere ancora abbastanza opportunità a Hollywood o l'età in qualche modo influisce, come denunciano molte attrici? (Ha compiuto 51 anni l'8 aprile 2017, ndr)

Il clima è cambiato: ora tutto ruota intorno alla televisione, che per fortuna offre ruoli interessanti e adatti anche alle donne sopra i trentotto anni. Prima non esisteva questa possibilità e Meryl Streep si accapparrava tutti i pochi ruoli disponibili nei film (ride, ancora, ndr).

Claire Underwood, il suo personaggio in House of cards, per evidenziare la sua ambizione ed essere credibile in un certo senso rinuncia alla femminilità. Secondo lei è possibile restare bellissime e femminili e al tempo stesso essere prese sul serio?

A volte se solo provi a unire femminilità e ambizione finisci per essere etichettata come una "femminista". In senso negativo, naturalmente. Ma è giusto riuscire a imporci per quello che siamo, senza dimenticare la donna che è in noi. Possiamo essere vulnerabili e dolci, pur essendo al vertice. Autorevoli, come magnifici, fulgidi guerrieri, oserei dire, visto che ancora siamo in un mondo di uomini (ride, ndr).

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