Kim Rossi Stewart si confida con Gioia!: «Quando ti sale l'ansia»

Dopo 13 anni torna in tv nei panni di un commissario che lotta contro la mafia, ma poi c'è anche il piano B, che sarebbe ritirarsi in campagna a dipingere quadri, per non farsi cambiare in peggio dalla smania di approvazione e dal successo

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«Neanch'io so più come definirmi. Un tempo catalogarmi tra i timidi era facile. Oggi meno», lo dice quasi subito, come per giustificarsi. Eppure a dispetto di quel "meno", per trovare Kim Rossi Stuart tra le fessure del suo pudore e i sedimenti del passato servono ancora doti da speleologo. Mi spiega che la riservatezza è una scelta professionale, ma a me sembra piuttosto una faccenda intima. Perché lui funziona per sottrazione: meno legami hai, meno soffri, meno zavorre ti porti dietro, più sei libero. Questo però lo capirò solo quando, deposta la maschera da attore che usa per schivare lo sguardo altrui, si mostrerà per quello che è: la sintesi perfetta di talento e bellezza del ragazzino che fu e, insieme, l'uomo che a quasi 50 anni ha fatto i conti con la vita. Lo incontro a Roma in un pomeriggio di sole per parlare di Maltese - Il romanzo del commissario, miniserie tv diretta da Gianluca Maria Tavarelli (in onda dall'8 maggio su Rai Uno) che segna il suo ritorno sul piccolo schermo dopo 13 anni di cinema: una storia di mafia ambientata nella Sicilia degli Anni 70 in cui la lotta al male si intreccia con la vita del protagonista. «Maltese è un eroe solitario. Perché, come spesso capita in questo Paese, chi si oppone alla violenza e alla corruzione finisce per trovarsi solo», dice.

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Kim Rossi Stewart con la compagna Ilaria Spada, attrice. La coppia ha un figlio, Ettore, di 5 anni.

E i suoi eroi chi sono?

Da bambino Thor, Zagor e Tex Willer. Mi piacevano, ma non ero fanatico. Più che altro li avevo ereditati dai miei amici.

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E oggi?

Gente come Nini Cassarà, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino. Ma anche quelli che non si fanno avviluppare dall'effimero e credono non ci sia bisogno di arraffare tutto il possibile.

Lei preferisce fare l'eroe o il cattivo, come Vallanzasca?

L'uno e l'altro. Personaggi neri non ne ho mai fatti: mi interessano le anime perse con una possibilità di redenzione. Come Vallanzasca, che s'è fatto 40 anni di galera anche perché attratto dall'abisso del male, una vertigine che, in assenza di altri mezzi, può diventare il modo per sentire di esistere.

Lei ha mai fatto qualcosa di cattivo?

Da bambino ho ucciso una gallina con l'arco e le frecce. Non pensavo di beccarla, povera bestia, e invece sì. È passato un milone di anni, ma ce l'ho ancora negli occhi.

È passata un'eternità anche da quando fa l'attore.

Avevo 12 anni. Facevo l'autostop e si fermò Pietro Valsecchi, il produttore. Nel tragitto parlammo e mi propose un provino.

E se non avesse incontrato Valsecchi?

Me lo chiedo ancora, ma non credo sarei mai finito a recitare. Mio padre allevava cavalli e non faceva più l'attore da tanti anni. Mi ero appena iscritto al liceo artistico: forse avrei fatto il pittore.

Kim Rossi Stewart nella serie tv in onda su Rai Uno.

Dipinge?

No, ma quando medito di mollare tutto penso di chiudermi in una casa in campagna con oli e acquerelli.

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Smetterebbe davvero di recitare?

Non sono ricco, non potrei permettermelo.

È solo una questione di denaro?

Vengo da una famiglia povera. Ho smesso di studiare in terza media e mi mantengo dall'età di 13 anni. Da quando sono riuscito a togliermi l'angoscia di come fare la spesa, ho cercato di mettere da parte quello che mi garantiva un minimo di sicurezza, non molto di più. Anzi, ho sempre avuto paura di accumulare denaro. Pensiamo che risolva i problemi e invece li crea.

Fare l'attore la diverte ancora?

Il mio lavoro non è un divertimento. Non per me, almeno. Ci sono momenti meravigliosi, ma è un impegno enorme.

C'è chi darebbe anni di vita per essere al suo posto.

Io invece vedo persone ancora più disperate quando hanno successo. Il successo è un idolo effimero che ti porta a volere sempre di più, a non accontentarti mai. L'adrenalina, però, ha sempre un down.

Come lo sa?

Non è che io sia sempre stato immune da questa adrenalina. Ma mi terrorizza al pari del denaro, perché ha il potere di cambiarmi in peggio. Il successo è una cosa terribile. Mi difendo cercando il distacco.

Kim Rossi Stuart nei panni del commissaio Dario Maltese.

Come?

Quando è nato mio figlio non ho lavorato per tre anni per stare con lui e con la mia compagna. Prima andavo per mare in qualsiasi stagione. Quel dolorino e quell'ansietta che sentivo quando ricevevo una delusione professionale mi hanno sempre fatto dire: «Questa non è roba buona: io sono Kim, l'uomo della strada che può fare a meno di tutto».

Suo padre ha avuto meno fortuna come attore. Ha pesato il suo esempio?

Ognuno ha la sua storia. Noi abbiamo avuto periodi molto burrascosi, lui è morto quando avevo 23 anni. Ma sì, tra le cose belle che mi ha trasmesso c'è che l'approvazione degli altri è una trappola.

Diventare papà l'ha cambiata?

Mi ha fatto capire quanto può essere bello amare in maniera incondizionata. Quando lo sentivo dire agli altri mi sembrava una cosa sdolcinata, e invece ora lo penso anche io. C'è chi ci arriva senza avere figli, io ho avuto bisogno del mio bambino. Il difficile ora è non caricarlo del fardello di essere la ragione della mia vita.

Ha quasi 50 anni. Che effetto le fa?

La paura del tempo che corre l'ho avuta di più a 40 anni. Per un po' mi ha angosciato, ma ora è passata: sono soddisfatto di quello che ho.

Quanto ha contato la bellezza?

A tratti è stata un fardello. Non sa a quanti provini mi hanno scartato dicendo che ero troppo bello. In America gli attori belli li promuovono, da noi un certo tipo di estetica può giorcarti contro.

Un'altra scena della miniserie Maltese - Il romanzo del commissario.

Con le ragazze le sarà servita, però.

Non più di tanto. Non ho mai badato alla quantità, anche da giovanissimo nelle relazioni con il femminile ho sempre cercato qualcosa di prezioso. I sentimenti sono tutto quello che conta. L'uso del corpo altrui è una cosa molto triste. Quando mi sono lasciato convincere dall'idea che il maschio debba essere un conquistatore ne ho pagato lo scotto anch'io.

I dolori del giovane Kim.

In genere quella che si chiama sofferenza d'amore non è altro che un gran casino personale irrisolto.

E poi è arrivata Ilaria Spada, la sua compagna.

Posso dire che avere vicino la donna giusta per vivere bene è fondamentale. Ma soprattutto è fondamentale parlarsi, avere obiettivi comuni, lo stesso tipo di traguardo. Andiamo verso chi ci completa.

Che progetti ha adesso?

Sto recuperando le energie e le cose rimaste indietro in questi ultimi due anni passati sul set. Quando lavoro sono come un soldato in missione: sopravvivo solo se dopo ho il tempo di ricaricarmi. Quindi ora, più di tutto, mi sto occupando della mia famiglia.

È felice?

Il mio obiettivo non è la felicità. Per me è più importante affrontare bene la sofferenza e il dolore. La felicità e il piacere sono un bel ristoro e io momenti di gioia ne ho tanti. Ma accettare il dolore è il mio cavallo di battaglia.

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