Reese Witherspoon: «Mai aspettare un uomo»

Per aggirare il maschilismo di Hollywood, l'ex bionda in carriera finanzia i progetti in cui crede e promuove la sorellanza con una serie tv di cui tutti parlano, Big little lies, in onda su Sky Atlantic

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Non fidatevi delle apparenze: in un mondo dominato da uomini, Reese Witherspoon, graziosa e petite col suo metro e mezzo di statura, è una dei guru più influenti di Hollywood. Oltre a essere una delle attrici più pagate, ha fondato una casa di produzione tutta sua, con la quale si permette di finanziare e interpretare progetti ambiziosi come comprare, qualche anno fa, i diritti di Wild, il romanzo di Cheryl Strayed (Feltrinelli), produrne e interpretarne una versione per il cinema, scegliendosi autarchicamente il regista, il Jean Marc-Vallée di Dallas Buyers Club. È uno dei talenti più creativi e acclamati, lo stesso che ha voluto per dirigere la serie tv di cui tutti già parlano: Big little lies (su Sky Atlantic dal 15 marzo 2017), progetto targato Hbo in cui ha coinvolto la sua grande amica Nicole Kidman, qui anche co-produttrice, insieme a Shailene Woodley, Alexander Skarsgård, Zoe Kravitz e Laura Dern. Di recente si è pure divertita a doppiare la maialina canterina e supermamma del film di animazione Sing, uscito a gennaio 2017.

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Anche nella vita privata Reese Witherspoon non si arrende facilmente: dopo aver divorziato, si presume per ragioni di corna, dall'attore Ryan Philippe, da cui ha avuto i due figli Ava Elizabeth e Deacon Reese, ha ritrovato una forma smagliante: a 40 anni suonati, sembra una ragazzina. Si dice che abbia rifiutato una proposta di matrimonio da Jake Gyllenhaal, conosciuto sul set di Rendition. Detenzione illegale; anche qui Reese ha fatto di testa sua: il fortunato è l'agente Jim Toth da cui ha avuto un altro figlio, Tennessee James.

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Signora Witherspoon, si dice che lei sia una delle donne più potenti di Hollywood.

(Ride) Sono testarda e piuttosto determinata: quando mi prefiggo un obiettivo, vado fino in fondo. Dar vita ai miei progetti senza aver bisogno di nessuno è sempre stato il mio sogno. Forse perché sono cresciuta nel Sud, circondata da donne forti che tuttavia la società relegava ai margini, altro che pari diritti. Mi dicevo di continuo che appena possibile avrei provato a cambiare le cose.

È per questo che ha deciso di diventare produttrice?

Sì. Già a sette anni giravo spot: penso di aver raggiunto il livello giusto di esperienza. Da produttrice, ho la possibilità di lavorare col mio team, di scegliere gli artisti che più ammiro, le persone che mi ispirano, com'è stato per l'autrice di Wild, una donna davvero straordinaria.

«Ho cominciato a girare spot a sette anni. Adesso ho abbastanza esperienza per scegliere il team con cui voglio lavorare, gli artisti che ammiro, le persone che mi ispirano»

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Big little lies è una storia di donne, proprio come Wild. È diventata la sua missione?

Sì, sono convinta che le donne non siano ancora abbastanza rappresentate a Hollywood e nel mondo. Nei posti di potere ci sono ancora gli uomini, che occupano, sia in polica che in quasi tutti i settori, posizioni rilevanti e maggioritarie. Con altre amiche, come Nicole Kidman, sappiamo quanto sia difficile sfondare in un mondo così maschilista: per questo abbiamo deciso, insieme ad altre persone, di supportare artiste di talento, giovani donne che coltivino buone idee.

Non teme la competizione o l'invidia?

Ne sono ormai immune: per molti anni sui set ero quasi sempre l'unica ragazza tra maschi. Si immagina? Credo non ci sia neanche più bisogno di ribadire che dobbiamo essere unite per vincere. Senza rinunciare a divertirci. La vita sul set di Big little lies è stata piuttosto spassosa.

Per produrre questa serie ha opzionato i diritti del romanzo di Liane Moriarty. Cosa l'ha spinta a scegliere questa storia?

Si tratta di personaggi e storie talmente veri, indistinguibili dalle nostre vite quotidiane. Bisogna smettere di rappresentare le donne solo come oggetti decorativi, di considerarle esclusivamente per parti secondarie: mogli, figlie, prostitute, o – se ci va peggio – vittime, morte ammazzate. Siamo esseri complessi e articolati, intelligenti, animate da pensieri e conflitti quanto gli uomini. E mi piace che questa miniserie parli di creature femminili coinvolte in episodi di vita domestica, di maternità, di sessualità, di difficoltà nella vita di coppia. Magari felici solo in apparenza, perché sotto sotto custodiscono tanti piccoli segreti. Molte donne normali si identificheranno con le protagoniste.

«Sarebbe ora di smettere di considerare le attrici solo per le parti di mogli, figlie, prostitute o, alla peggio, vittime!»

Persino la sua maialina in Sing è una casalinga, ma dalla voce stupenda. Come molte di noi, si organizza per prendersi cura dei numerosi cuccioli e del marito. Ciò non le impedisce di realizzare il suo sogno. Mi ricorda qualcuno.

Ah, grazie! La maialina mi ha divertito tantissimo. Alla fine, questi film funzionano: anche se mettono im scena degli animali come protagonisti, fanno ugualmente riflettere sui grandi e piccoli problemi della vita, esplorano perfino i rapporti di coppia. E tuttavia sono divertenti, grazie soprattutto alla musica, che è contagiosa.

Si è cimentata persino in una canzone di Taylor Swift, Shake it off. È una temeraria, lei.

Non si era capito? Amo Taylor Swift, anche lei è una ragazza in gamba. Come Katy Perry, di cui nel film canto Firework; canto anche Venus delle Bananarama. Devo confessarlo: ero abbastanza terrorizzata all'idea di interpretare quelle canzoni, ho conosciuto sia Katy che Taylor, sono artiste travolgenti, non è così facile star loro dietro. Soprattutto per me: non sono mica una cantante, io. Mi consideri una di quelle ragazze un po' velleitarie che si produce in cover discutibili sotto la doccia, non so se rendo l'idea.

C'è qualcosa che la ispira particolarmente? Quali sono i suoi gusti in fatto di musica?

Country e blues soprattutto, oltre alla musica pop: quella è l'ideale da tenere nelle orecchie quando faccio sport, soprattutto se corro o cammino.

Questo spiega la forma smagliante. Quanto al look, ha dichiarato di avere una personal stylist d'eccezione: sua figlia Ava, che tra l'altro le assomiglia molto. Potrebbe finire a fare cinema anche lei?

L'importante è che diventi una donna forte, indipendente e soprattutto felice. Ma mi pare che già sappia il fatto suo. Non lo dico troppo forte, ma sembra che io l'abbia cresciuta bene.

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