Ad Amici c'è anche Boosta e fa il maestro insicuro

Aria di novità per lo storico tastierista dei Subsonica, che, dopo il bellissimo debutto da solista con La Stanza Intelligente, ci racconta perché ha detto sì all'incarico di professore per il talent di Canale 5

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Quello che non ti aspetti da Boosta è che ti dica, a proposito del suo attuale ruolo di prof nel programma tv Amici, uno dei talent più amati di sempre, è che «crescere cuccioli è sempre qualcosa bello e affascinante, qualunque sia il contesto». Così Davide Dileo, da 20 anni alle tastiere dei granitici Subsonica, racconta il suo secondo debutto del 2016, anno che, in parallelo alla sua prima volta in tv, lo ha visto dare anche alla luce il suo primo disco solista, che si intitola La stanza intelligente (uscito a ottobre 2016 per Sony) ed è fatto di 13 canzoni che, perdonerete la franchezza, dovreste davvero ascoltare.

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Di che cosa è figlio questo album eccezionale?

Di un momento, quello venuto dopo disco e tour con i Subsonica, quando, non avendo voglia di tornare alle tastiere, ho avuto voglia di scrivere canzoni al piano. Le liriche, invece, sono frutto di un percorso a mezza strada, che è quello di chi come me ha 40 anni e si trova davanti la prospettiva di iniziare una seconda parte della vita.

Ci sono squarci di grande intimità: sentiva che era il momento di raccontarsi senza filtri?

Di quest'urgenza mi sono accorto scrivendo: non avevo urgenza di comunicare, di, che ne so, sfogarmi o confidarmi, ma mentre facevo il disco i pensieri intimi sono venuti fuori e non li ho frenati. C'è un alto grado di onestà ne La stanza intelligente.

Quasi ogni canzone ha un featuring (da Malika Ayane a Luca Carboni, da Nek a Marco Mengoni), mentre scriveva aveva già in mente con chi avrebbe voluto condividere il pezzo?

Per alcuni sì, per altri l'ispirazione è venuto dopo, ascoltando il pezzo finito. Ho avuto sorprese meravigliose dai miei compagni di lavoro, non tanto per le voci, che sono tutte voci che conosco e di cui mi fidavo ciecamente, ma per la disponibilità e la fiducia con cui tutti hanno lavorato al progetto. Non ho mai dovuto discutere ed è sempre stata buona la prima.

La prima canzone si intitola 1993: che cosa simboleggia quell'anno?

I miei 20 anni, quelli in cui ti affacci alla vita, inizi a prendere in mano i tuoi talenti e cominci immaginarti una prospettiva di vita, lavorativa e affettiva. Un momento molto forte verso cui spesso provo uno struggimento tenero. Per poi scoprire che ci sono cose rimaste immutate, vent'anni dopo, nella mia persona.

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Che cosa conserva del Boosta di 20 anni fa?

L'insicurezza. Che è qualcosa di difficile da governare con un lavoro come il mio. Per me è importante avere sempre dei maestri o dei fratelli maggiori che ti aiutino ad andare avanti.

A proposito di maestri, lei quest'anno è coach ad Amici: che cosa le piace e cosa fa fatica a digerire dei ragazzi che segue?

Comincio solo ora a ragionare sui ragazzi, che sono forme, come dico, di immaturità pregevolissima che riconosco come appartenuti anche a me da giovane. Mi piace tanto la loro freschezza, l'attitudine al sogno ma anche la loro tenacia. Credo che crescere cuccioli sia una cosa molto bella e affascinante, qualunque sia il contesto. E comunque il contesto di Amici è, anche solo a livello sociale, molto hardcore, perché li costringe a convivere ogni giorno e per tutto il giorno con altre persone che non conoscevano affatto.

E le critiche dei cosiddetti "fan della prima ora" come le vive?

C'è, senza dubbio, un'area polemica, ma sono di più quelli intelligenti che non giudicano. A 40 anni, in ogni caso, credo di poter vivere e scegliere senza curarmi di quello che gli altri pensano di me. Io me la sentivo e sono felice della scelta che ho fatto, quindi tecnicamente la risposta più sincera è che non me ne frega niente di chi polemizza. Senza voler essere scortese, eh.

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