Vanessa Incontrada nei panni di giurata per Dance dance dance

L'attrice di Non dirlo al mio capo racconta il suo debutto da giurata, dietro al bancone del nuovo talent show di FoxLife, in onda dal 21 dicembre 2016

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Se c'è un successo in tv, state sicuri che in video troverete anche lei: Vanessa Incontrada. Quest'anno l'attrice e conduttrice italo spagnola (nonché stilista per Elena Mirò) non ha sbagliato un colpo: reduce dal successo della fiction Un'altra vita, ha divertito il pubblico di RaiUno con la serie Non dirlo al mio capo, per poi farlo riflettere nel tv movie La classe degli asini. Già che c'era, si è concessa un'incursione sul satellite in Italia's got talent, dove ha ritrovato l'amico Claudio Bisio, suo storico partner in Zelig. È stata anche la spalla di Carlo Conti sul palco dei Wind Music Awards. Ora debutta nel ruolo di giurata in quello che si annuncia come il più avveniristico vip talent: Dance dance dance, in onda dal 21 dicembre 2016 su FoxLife (canale 114, Sky). Con lei, dietro al bancone, siedono Luca Tommassini, coreografo e guru di X Factor, e il ballerino e coreografo di fama internazionale Timor Steffens.

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Se c'è un successo, c'è anche lei: non mi dica che è solo casualità!

La sua osservazione mi lusinga ma non mi sentirà mai sostenere: «Sono una certezza». Noi attori tendiamo a non piacerci mai abbastanza e, comunque, nel momento in cui inizi a pensare di essere una sicurezza, smetti di esserlo. Ho uno staff, molto preparato, che mi aiuta a valutare le proposte di lavoro ma a dettare legge è soprattutto il mio istinto: se mi sento che devo accettare un programma, o rifiutarlo, divento irremovibile! È come se avessi una percezione, un istinto.

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Cosa l'ha spinta ad accettare Dance dance dance?

Mi piaceva l'idea di misurarmi con una nuova esperienza: si tratta del mio primo ruolo da giurata. Mi stuzzicava l'idea di stare davanti , anziché sopra, a un palco e poter esprimere il mio giudizio ad alta voce. Probabilmente però se si fosse trattato di un'altra rete non avrei accettato: lavorare in un contesto come quello di Sky e di Fox mi fa sentire molto protetta. Inoltre hanno un tipo di comunicazione differente, molto moderna, e anche il pubblico è diverso rispetto a quello delle reti generaliste.

Dunque non è un caso se in Rai la vediamo solo come attrice di fiction?

Nelle reti pubbliche è rimasto il vecchio stile di intrattenimento. Io invece amo improvvisare, non riesco a seguire un gobbo (anche perché non lo vedo…). Come dicevo, sul satellite puoi anche contare su una maggiore tutela. L'unica eccezione sono i Wind Music Awards, che conduco con Carlo Conti, ma in questo caso si tratta di un linguaggio musicale e casereccio. Carlo non sbaglia una virgola e c'è molta complicità tra noi. Giochiamo proprio su questa mia capacità di sporcare la sua conduzione impeccabile.

Se Zelig non brilla più come una volta su Canale5, è proprio perché le reti generaliste non riescono ad affrancarsi dal vecchio stile di intrattenimento?

In questo caso non si tratta di stile. Semplicemente esiste un inizio e una fine, per tutte le cose. Zelig compreso.

Come mai non ha preso parte a questa edizione?

Per me Zelig era Claudio&Vanessa. Senza di lui non saprei nemmeno come muovermi su quel palco.

Di solito nei talent show la vera protagonista è la giuria. Dance dance dance è l'eccezione che conferma la regola?

La parte dell'esibizione e quella del giudizio sono molto ben bilanciate tra loro. Nessuno si cannibalizza. Rispettiamo molto i tempi che ci vengono dati ma, al contempo, è tutto molto spontaneo. Credo comunque che i veri protagonisti siano i concorrenti in gara.

Cosa la impensieriva al suo debutto da giurata?

Il rapporto con i due colleghi: mi domandavo come sarebbe andata, anche perché io ero l'unica donna tra due uomini. Ho invece trovato due persone stupende: Luca Tommassini è molto auto ironico e Timor Steffens è di una dolcezza infinita. Mi sono trovata benissimo. Si è creato un equilibrio perfetto, nessuno ha mai sgomitato per emergere. Poi, naturalmente, il loro giudizio è molto più tecnico mentre il mio rispecchia il pensiero popolare.

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