Jude Law papa sexy nella serie tv The young pope

Nella serie tv firmata da Paolo Sorrentino, dal 21 ottobre 2016 su Sky Atlantic​, è un pontefice eccentrico - il primo americano e il più giovane della storia - che fuma, calza infradito e parla con un canguro: ma ogni riferimento a fatti o persone reali è casuale

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Fuma parecchio, si aggira nei suoi appartamenti in infradito (bianche), a colazione beve Coca-Cola Zero alla ciliegia e parla ai canguri, un po' come San Francesco ai lupi. Nella prima serie tv girata dal premio Oscar Paolo Sorrentino, The young pope, in onda dal 21 ottobre alle 21,15 su Sky Atlantic, Jude Law è Lenny Belardo, un cardinale outsider che ha appena bruciato un paio di record: è diventato il primo pontefice di nazionalità americana con il nome di Pio XIII e insieme il più giovane, coi suoi 47 anni, nella storia del papato

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Non sono però queste due eccezioni a candidare il protagonista della serie tv prodotta da Sky con Hbo e Canal + (la prima nata e ideata in Italia a diventare una grande coproduzione internazionale), ad affermarsi come uno dei personaggi più conturbanti e travolgenti di sempre, almeno a giudicare dalle prime due puntate proiettate in anteprima alla Mostra del cinema di Venezia.

Jude Law, 43 anni, è un pontefice outsider in The young pope, la serie tv diretta da Paolo Sorrentino.
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Votato in conclave da un cartello di cardinali che lo considera un burattino facilmente manipolabile, Belardo rivela presto una tempra irriducibile: volubile, dispotico, attraversato da conflitti laceranti e leso nell'anima da un passato misterioso. Conservatore nella sua concezione della fede, lucido e moderno nella gestione della propria immagine, che sottrae a ogni effigie ufficiale fino al rifiuto di apparire in pubblico: «Qual è l'artista più famoso al mondo? Banksy», gli fa dire Paolo Sorrentino nel corso di un colloquio con la responsabile marketing del Vaticano. «Lo scrittore? Salinger. Il gruppo di musica elettronica? I Daft Punk». Belardo è sacrilegamente sexy anche in tiara e sottane bianche, ma non ditelo a Jude Law: vi risponderà ostentando un sorrisetto imbarazzato, neanche l'apprezzamento fosse indirizzato al papa vero. La sensazione è che abbia preso il ruolo molto sul serio: «Un attore come si deve si sente sempre responsabile dei personaggi che interpreta», si schermisce, «anche se si tratta di Superman in un film per ragazzi. Anzi, soprattutto in quel caso». Per inciso, ha confessato giusto un paio di mesi fa di aver rifiutato nel 2006 proprio la parte del supereroe kryptoniano, dopo un attento autoesame davanti allo specchio con indosso la tutina in spandex del supereroe: «Troppo imbarazzante». 

Il suo papa è una creatura a metà tra una rockstar e un politico: c'è qualcuno che l'ha ispirata?

No, è bastata la sceneggiatura di Sorrentino: delineava il personaggio in modo ricco e incisivo. Quando ho cominciato, pensavo che avesse senso per me studiare a fondo l'ambiente vaticano, la sua storia, le vite dei papi e in generale la religione cattolica. Tutto molto affascinante, ma non mi è stato di grande aiuto. La chiave, la vera svolta sono state le indicazioni del regista, che ha dato vita a un uomo vero, consapevole di quello che ha conquistato e di ciò che gli manca, con una percezione lungimirante del proprio ruolo, certo influenzata anche da musicisti, artisti, scrittori. Nel bel mezzo degli intrighi della politica vaticana ha piazzato un uomo che ha relazioni piuttosto originali con le persone.

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Cosa ha provato nei panni di un leader spirituale?

Tante emozioni divertenti. Ma in definitiva, la cosa più intrigante è la sottile ironia che pervade la condotta del mio papa: pronunciare i suoi discorsi, le omelie... è stata un'emozione, a volte anche uno shock. Ve ne accorgerete.

Nessun senso di inadeguatezza, o timore?

Faccio l'attore, non pretendo certo di guidare la gente o influenzarla con precetti morali. Ma sono lieto di aver offerto, con la mia interpretazione, uno spunto per affrontare il tema della fede. Non solo della fede religiosa, ma di quella in generale, che, può investire la politica, o il calcio. Nel mio Paese, per esempio, mentre la religione è in crisi, il calcio raduna folle oceaniche di fedeli.

Tuttavia il pontefice rappresenta un punto di riferimento per i cattolici nel mondo, mai pensato che rischiava di offenderli?

Sì e mi sono risposto che comunque non sono queste le intenzioni di Sorrentino e di chi, come me, ha condiviso il suo progetto: è solo una fiction che ci costringe a interrogarci, senza giudicare, su un papa che paradossalmente non fa scandalo per le sue idee liberali, ma proprio per l'eccessivo dogmatismo, per il punto di vista ultra-conservatore e intriso di timore di Dio. Certo, la sua storia, vista attraverso il filtro satirico del regista, è una provocazione.

Che farebbe se fosse papa per un giorno?

Oh Signore!

Appunto...

(ride, ndr). Allora insisto: oh mio Dio!

Qual è il suo rapporto con la Chiesa cattolica?

Mi ha sempre molto incuriosito, apprezzo il modo in cui, nei secoli, ha ispirato l'arte e in qualche modo, da attore, anche il teatro, con la sua liturgia. E poi, come le ho detto, mi intriga il concetto di fede, personalmente la mia è molto plastica: non sono stato educato secondo una particolare religione, ma sono molto attratto dalle diverse forme di letteratura e arte che la religione ispira. L'ho imparato da mia madre.

Che cosa le ha insegnato?

Ha sempre sentito in maniera molto forte l'esigenza di vivere ispirandosi a leggi e codici etici. Questo mi ha insegnato e io cerco di incoraggiare i miei figli a fare lo stesso, ad aprire la mente, essere curiosi e compassionevoli.

Mi spiace spezzare questo clima edificante con una domanda così prosaica, ma come è andata col canguro? 

Se ne è accorta? Avevamo un'ottima intesa, non scherzo. Uno dei rapporti più intensi che ho condiviso sul set.

Non aveva paura?

Paura? Di un canguro? Tra l'altro, mi dicono che sono animali molto rumorosi. Il mio era silenziosissimo.

Scherzi a parte, Sorrentino l'ha definito un film lungo dieci ore, piuttosto intenso da girare.

Decisamente, ma il suo punto di vista è sempre illuminante e rassicurante nei momenti di fatica. L'unica differenza sta nell'aver avuto dieci ore di tempo per tratteggiare un personaggio, cosa che ti lega a doppio filo, ma ti impone anche di fare molta attenzione alla sua evoluzione e ai tempi in cui avviene. Anche qui la maggior parte delle contraddizioni o dell'ambiguità del personaggio sono già nella scrittura del copione, una specie di mappa.

Mi dica che ci sarà una seconda stagione.

Ci deve essere, quando vedrà le altre puntate se ne renderà conto anche lei.

Ho un'altra domanda inopportuna.

Dica.

Come fa a essere così sexy anche vestito da papa?

(Sembra vagamente contrariato, ndr) Lieto che mi abbia trovato sexy, ma ho i miei dubbi.

Dopo il papa nel suo futuro c'è un re. 

Farò King Arthur. The legend of the sword di Guy Ritchie, ma stavolta sto nell'esercito del male, nei panni del tiranno Vortigern. Un papa e un re nello stesso anno è roba troppo forte, può mandare il tuo ego alle stelle.   

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