Chi è Marianne Mirage e perché la chitarra alla fine è il suo vestito preferito

Con il suo strumento (e con la voce) inizia ogni concerto, "Mi piace trovare il respiro, l'attesa, quel momento perfetto prima della tempesta": vive sul palco, adora sperimentare, con la musica e con il look, non a caso è ambassador di Desigual

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Comincia con il raccontarmi, tra un cambio d'abito e l'altro, la metamorfosi di Giovanna Gardelli in Marianne Mirage: una transizione necessaria. «Ho sempre pensato che sarebbe bello se tutti potessero scegliersi il nome e cognome», mi dice questa 28enne nata a Cesena, cresciuta solcando il mare con il padre che era pittore ma anche velista, ora approdata a Milano, «punto di osservazione perfetto per guardarmi attorno».

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Com'è andata con la scelta del nome, dunque?

Mi hanno chiamato come la mia bisnonna. Ma ho cominciato presto ad ascoltare musica di ogni genere e a girare il mondo. In quella Giovanna mi sentivo stretta; mi è venuta in mente la Marianne di Francia, simbolo di libertà. E poi la Faitfhull, icona rock che adoro. Infine, il senso del "Mirage", come una cosa che non esiste ma poi all'improvviso si palesa sul palco.

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Palco che lei ama molto, o sbaglio?

Lì sopra ci sono cresciuta. Pensi che chi non suona dal vivo per me non è nemmeno un vero musicista.

Solo quest'anno ha fatto decine di date. L'emozione è sempre la stessa?

Che canti davanti a due persone oppure 200 è uguale. Parlo all'animo, non alla quantità. Mi piace pure quando la gente si sta bevendo una birra e non si aspetta la mia voce. Se li lascio sbigottiti e smettono di parlare col vicino di sedia, ecco, quello è un successo.

Giacca di denim, Desigual; orecchini e collane di metallo dorato, Paola Venturi Jewelry; cappello e foulard vintage.

Dal pub a Patti Smith, con cui ha cantato a maggio: non proprio bruscolini...

In camerino le ho confessato: «Da ragazzina ascoltavo sempre la tua Rock n' roll nigger, per me sei un mito». Poi sono scoppiata a piangere.

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E Patti che le ha detto?

Una cosa commovente: «D'ora in poi ascolterai te stessa».

All'ultimo Sanremo la sua Le canzoni fanno male è stata eliminata subito, ma poi era tra i brani più trasmessi in radio.

Essere buttata fuori così all'inizio mi ha scioccato, poi me ne sono fatta una ragione. Sanremo è un tritatutto ma alla fine mi ha dato tanta carica. E poi anche due giganti come Carmen Consoli e Vasco Rossi sono stati eliminati, come me...

Le piace volare alto.

Beh, il sogno è essere eterna. Come Patti Smith, Bob Dylan, Iggy Pop. Ma ho ben presente dove sono ora: coi piedi per terra, a fare la gavetta, sul palco. Mi piace il potere della mia voce, che traghetta le persone in un altrove confortante. È quel che deve fare la musica, no?

Poi c'è la sua amata chitarra...

In realtà le chitarre, al plurale. Le Gibson dal suono morbido, tutte diverse nei colori, sono i miei veri vestiti. Con voce e chitarra inizio ogni concerto: mi piace trovare il silenzio, il respiro, l'attesa. Poi si aggiunge la band e tutto si fa più groove e ritmato. Ma l'inizio è cruciale, il momento perfetto prima della tempesta.

Marianne Mirage con la sua chitarra: il suo primo album si intitola Quelli come me (Sugar) ed è uscito nel 2016.
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Sul palco si fa notare anche per i suoi look.

Non ho paura di osare, di sperimentare. Non a caso sono brand ambassador di Desigual, un marchio che non è legato ai canoni di bellezza classici ma valorizza la diversità. Tema di cui sono esperta, mio malgrado.

In che senso?

I miei capelli sono molto ingombranti: fino ai 20 anni li ho stirati con la piastra. E poi ho gli incisivi separati. Oggi sono ritenuti belli? Può essere, ma quand'ero piccola no, e ne soffrivo.

Abito lungo di maglia a righe, Desigual; collane di metallo dorato, Paola Venturi Jewelry; anellini di metallo dorato, Nadine S.
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Come mai sul palco porta sempre i tacchi?

Perché posso vedere meglio le persone. E poi mi ricordano la donna "powerful", tipo Tina Turner, cui sogno di assomigliare.

Blusa di pizzo e pants palazzo di canvas, Desigual; orecchini e collane di metallo dorato, Paola Venturi Jewelry; tronchetti di pelle, Pepe Jeans.

Che abbia carattere è indubbio. Ora sono tutti curiosi di ascoltare il suo nuovo disco.

Bisogna aspettare il 2018, sto scrivendo ora le canzoni. Per le cose belle ci vuole tempo, anche se il mondo, oggi, di tempo non te ne dà. Intanto sono orgogliosa di aver scritto la soundtrack di The place, il film di Paolo Genovese. E continuo con le lezioni di canto.

Non si finisce mai di imparare?

Secondo me no. E poi per la musica black, a cui mi ispiro, la voce viene prima di tutto il resto: anche prima delle parole. Nella tradizione afroamericana in chiesa si cantava, ed era il tuo vicino di panca a dirti: guarda che devi usare il diaframma; o a dirti come usare la bocca, o la laringe. Ecco, il mio maestro di canto è quel vicino di panca.

(Nella foto d'apertura Marianne Mirage indossa una blusa con inserti di pizzo e denim, Desigual; occhiali da vista, Kyme; orecchini e collane, Paola Venturi Jewelry. Styling Amelianna Loiacono)

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