Francesco Gabbani: «Se diventi famoso da grande»

Selfie, autografi, videomessaggi: al successo il vincitore di Sanremo 2017 («è la laurea che non ho preso») non era abituato, ma non si lascia intimorire! Merito di una scimmia e di una certa ragazza, non necessariamente in quest'ordine

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Che non abbia dormito un granché lo capisci dagli occhi. È il prezzo da pagare per la nuova vita di Francesco Gabbani. 34 anni, giovane uomo tutto sorriso proiettato nell'iperuranio nel volgere di un paio di Sanremo, dopo esser cresciuto «modesto e senza fronzoli» nel negozio di strumenti musicali del padre, a Carrara. Fino a ieri sfrecciava in bicicletta per le campagne della Lunigiana, dove ancora abita con la sua compagna, oggi trangugia pennette al pesto e polpettine mentre chiacchieriamo sulla terrazza di un hotel di lusso, a Roma, dove l'ho intercettato. Ormai Gabbani – con tutto quel che rappresenta, compreso il coraggio di ballare con una scimmia, e anche indossarla, sul palco dell'Ariston, vincendo Sanremo – è il nuovo eroe nazionale: trasversale, amato da grandi e piccini, sicuro ma non "sborone", mescola filosofia e pop anche nel suo nuovo Magellano, «concept album nato involontariamente: ruota attorno al concetto di viaggio, perfetto per chi teme l'ignoto». Primo singolo Tra le granite e le granate, «il brano più estivo, parla di divertimento forzato, farà ballare e riflettere»; da un lato i temi alti per scardinare certezze e cliché, dall'altro la predisposizione terrena e autentica a essere disponibile, buffo, presente. Quel che gli chiedono, lui esegue paziente: selfie, autografi, pure un videomessaggio di auguri a un'oscura squadra di calcio giovanile.

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Gabbani, lei piace a tutti. Che effetto fa? Le pesa mai?

Solo tecnicamente. Avverto l'ingombro ma non la paura. Al successo ci sono arrivato da grande, non ho bisogno di essere riconosciuto famoso, non sento pressioni.

Nemmeno per l'imminente Eurovision? La danno pure per favorito.

Nemmeno. Con la scimmia e quattro coristi rifarò Occidentali's karma, cosa può andare storto?

Che effetto le fa sapere che ha avuto più di 100 milioni di visualizzazioni su YouTube?

Un po' di impressione. C'è un momento in cui una canzone smette di appartenerti e comincia una vita sua. Il karma di Occidentali's karma è che mi ha sovrascritto: è un seme che ho gettato e ha attecchito altrove.

Quando se ne è accorto?

Quando ho visto tutte quelle parodie in Rete. Le mie preferite: un coro di bambini svizzeri, 11 milioni di clic. E poi la versione di un comico, Occidentali's mamma: parla di una milf.

È vero che prima di Amen voleva mollare il colpo?

Avevo passato troppo tempo a sperarci, a investire, anni di gavetta, da solo e con un gruppo, i Trikobalto. Un limbo in cui non succedeva nulla che davvero avesse senso. Ero frustrato e in preda a sbalzi umorali.

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Allora cosa ha fatto?

Ho pensato che se non riuscivo come interprete, potevo provarci come autore. Mi sono messo nelle retrovie. Quando ho composto Amen ero già sotto contratto con la Bmg. Un giorno mi chiama Dino Stewart, managing director della casa discografica, e sbuffa: «Ma è possibile che tu non voglia proprio provarci, a cantarla?».

Poi, l'esplosione e la vittoria a Sanremo, nelle Nuove proposte.

Lì è cambiato tutto. Per fortuna avevo già una personalità strutturata.

Ci sarà un lato oscuro.

Soffro la perdita delle cose quotidiane che amavo: la natura, la bici. Se mi siedo in piazza mi osservano in 100, avverto la sensazione dell'assedio.

Francesco Gabbani ha pubblicato Magellano (Bmg). È in tour dal 29 giugno, per tutta l'estate e dal 9 al 13 maggio parteciperà all'Eurovision song contest.

Cosa le chiedono i fan per la strada?

«Ehi, ma sei Occidentali's karma?», perché non si ricordano come mi chiamo. Oppure, per lo stesso motivo: «Ehi, ma sei proprio tu?». Poi si girano verso l'amico: «Ma è lui?».

La sua compagna che ne dice?

È contenta, mi sostiene. Il rischio per una donna che sta con un uomo con una grande passione è sentirsi seconda anche quando non è vero. Ma lei no, lei ha il suo percorso, è una tatuatrice bravissima: per lavoro viaggia tanto, un giorno è a Londra, un altro a Hong Kong.

Tatuaggi, lei, ne ha?

Non è ancora il momento giusto.

E il momento per fare famiglia?

L'età c'è, ma siamo concentrati sui nostri progetti personali. Troppo in viaggio, ora, per mettere radici.

Non le piace stare fermo.

Ecco perché Magellano. Queste nove canzoni mi fanno guardare il mondo da tante prospettive diverse. E osservare quel che mi sta attorno è il modo per capire come sto io.

In questo l'aiuta anche suo fratello Filippo, che scrive e suona con lei.

L'ho scelto perché è bravo, non perché è mio fratello. Magellano è nato con lui, con Luca Chiaravalli e Fabio Ilacqua. Un team perfetto, anche se Ilacqua quando non scrive fa il contadino e si rifiuta di comprare un cellulare.

I suoi genitori saranno orgogliosi.

È grazie a mio padre che abbiamo cominciato a suonare. Mia madre invece ha vissuto i miei Sanremo come la laurea che non ho preso. Ma in passato ci sono stati dei contrasti.

Forse dovrebbe ringraziarla, allora.

Vero. Quello che sono oggi è anche il risultato di una certa dose di sofferenza.

Lei sembra un cavaliere senza macchia e senza paura. Ce l'ha un difetto?

Sono permaloso. Se mi criticano ci resto malissimo. Poi certo, sono aperto al dialogo, ma il dolore può durare a lungo. Dipende dall'entità della ferita, e dal movente.

Cosa le dà più fastidio?

La spocchia di chi non sa niente e spara a zero su tutto. Ecco perché nelle canzoni critico i social e nella vita li evito: il Web molesta, invade, distrugge. E io ho bisogno di sopravvivere.

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