Fedez e J-Ax, quando i rapper fanno i soldi (e non se ne vergognano)

Destra e sinistra sono morte e i rapper bravi diventano ricchi: la coppia più famosa dell'hip hop italiano ha fatto un disco per dire che non se vergogna e se i fan si offendono peggio per loro

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Nel mega attico milanese di Fedez, che dove ogni cosa – dalla tv alle statuine di Star wars piazzate come soprammobili – è extra large, tutto inizia sotto il migliore degli auspici: un inatteso anticipo degli intervistati, cioè il padrone di casa e l'amico (e socio) J-Ax. E già mi immagino chiacchierate fiume e grasse risate assieme a loro, gli autori della hit Vorrei ma non posto, 6 volte disco di platino. E invece no: i due, alle prese con la ventesima (più o meno) video intervista di presentazione dell'album Comunisti col Rolex, alternano malcelati sbadigli ad altrettanto malcelati segnali di elettricità. Fino allo sfogo di J-Ax che ulula disperazione quando gli chiedo il perché del titolo Instagram story, uno dei brani dell'album: «Sarà l'ottantesima volta che me lo chiedono», che mi fa sentire benvoluta come la campanella che segna la fine della ricreazione.

La copertina dell'album Comunisti col Rolex (Sony-Newtopia).
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Così, sotto lo sguardo bonario di Tatiana, la mamma manager di Fedez, mi arrendo all'impossibilità di averli seduti accanto a me sul divano, lasciando che vaghino sfumacchiando in giro per casa. Curioso: in contrasto con lo scanzonato fotoromanzo social che ogni giorno regala su Instagram con la fidanzata Chiara Ferragni (gli ultimi rumors li vorrebbero a un passo dalle nozze), regina del social in questione, Fedez è più serio di quel che mi aspettassi. Più sorridente J-Ax, in attesa di un figlio dalla moglie Elaina Coker.

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Vi hanno chiamato «comunisti col Rolex», voi avete raccolto la provocazione fino a farne il titolo dell'album: il messaggio è che diventare ricchi onestamente non è una vergogna. I vostri detrattori, però, ancora parlano.

J-Ax: Quel che mi fa imbestialire è che dicano che siamo finti, costruiti, progettati a tavolino. Invece non c'è niente di più viscerale di me e Fedez. Solo io so quanto mi costa essere vero ogni santo giorno.

Fedez: L'invidia è un male tipicamente italiano. Se ottieni risultati importanti o sei un prodotto commerciale oppure sei raccomandato. Io sono stato il primo in Italia ad avere un disco di platino facendomi conoscere solo su Internet. Oggi vado in tv, ma all'inizio non mi passavano nemmeno in radio.

Come vi ha cambiato il giro di boa del successo?

F. Prima avevo molta più fiducia nelle persone che mi circondavano e negli esseri umani in generale. Non ho nostalgia del passato, perché sono sempre stato un emarginato sociale: mi spiace solo aver perso un po' di quella purezza. Certo, soldi e successo ti cambiano. Temevo anche l'imborghesimento artistico, poi ci ho fatto pace.

Dalla fducia alla politica: chi salvate oggi?

F. Ho la fortuna di conoscere alcuni parlamentari di persona. Uno come Alessandro Di Battista che guadagna 2mila euro al mese e rinuncia ai vitalizi per me rappresenta un grande passo avanti. Ci siamo dimenticati che gli unici a fare questo sono i parlamentari 5 Stelle.

J-Ax Bella storia quella dei vitalizi, ma a me fanno davvero paura i discorsi sull'uscita dall'euro, sono abbastanza vecchio da ricordarmi bene la lira, l'inflazione e i primi viaggi in America quando pagavo un panino il doppio.

Da sinistra, J-Ax, nome d'arte di Alessandro Aleotti, 44 anni, e Fedez, cioè Federico Leonardo Lucia, 27 anni.

Da frequentatori dei social, cosa pensate del dilagare dell'haute speech, ovvero gli insulti a ruota libera?

F. Invidia, con l'aggravante della codardia. I commentatori di YouTube sono come, in passato, gli elettori di Berlusconi: quando chiedi chi sono non ne trovi uno. Star lì a insultare gli altri significa buttare via la vita.

Che cosa lasciate fuori dai social?

F. I drammi. Spazio, invece, ai momenti scherzosi e belli della mia vita.

J-Ax Io sono più riservato, posto generosamente ma senza entrare nel privato.

E la polemica con Marracash e Guè Pequeno che vi ha accusato di fare «pop mascherato da rap»?

J-Ax Può capitare che ci si lasci trascinare dentro ai «dissing», ovvero gli insulti tra rapper, ma la verità è che non ce ne frega proprio nulla. Il nostro è un rap che ha valore, queste provocazioni ne hanno zero.

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