Torna John Carpenter, il regista dell'horror, ma come musicista

Ha firmato capolavori del brivido come Halloween e Il seme della follia, ma oggi il regista ha cuore e testa solo per la sua musica: ce lo racconta in questa intervista, in attesa del suo concerto live il 26 agosto 2016 al Todays festival​ di Torino

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Il segreto per iniziare a 68 anni a fare tour in tutto il mondo è, almeno per John Carpenter, una cosa semplice come la voglia di divertirsi. Anche se, e qui il maestro dell'horror che suonerà a Torino al Todays festival venerdì 26 agosto 2016, ma che in passato ci ha soprattutto agghiacciati con capolavori come Halloween, Il signore del male e La cosa, ci concede subito una confessione sul suo mondo interiore. «Il divertimento nell'andare in giro a suonare c'è oggi, che ho rotto il ghiaccio con il palco e con il pubblico e la dimensione del live, ma all'inizio a prevalere era la paura. Ero spaventatissimo prima di ogni concerto, mi sudavano le mani, accendevo e spegnevo sigarette, non riuscivo a stare fermo, un casino insomma. Tenga conto che io per tutta la vota sono stato dietro la macchina da presa o al più chiuso in studio di registrazione, non ho mai avuto un contatto diretto con il pubblico e affrontare una novità del genere da vecchio, quale ormai, sono è roba forte. Tosta».

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About to play Primavera on the Prima stage. 23:50. See you there!

A photo posted by John Carpenter (Official) (@johncarpenterofficial) on

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Lei però ci è abituato alla roba tosta …

Di sicuro nel corso della mia carriera di regista ho calato un paio di assi, a livello di sconvolgimento di valori, e infatti nel mio Paese sono stato anche profondamente odiato o svilito mentre per fortuna altrove, come per esempio da voi, sono ancora oggi apprezzato. In ogni caso, tornando alle emozioni, ero vergine rispetto a ciò che scatena il suonare davanti a delle persone venute fin lì con un certo carico di aspettative. Ora però ci ho preso, come dire, "la mano" e mi sento gasatissimo e pure più giovane di vent'anni.

Ha aiutato dividere il palco con suo figlio Cody e il suo figlioccio Daniel Davies?

Certo che sì, loro due sono dei ragazzi meravigliosi e appassionati, con gusti del tutto simili ai miei, ovvero minimal, prog rock, un po' vintage ma fortemente elettronici, con cui è stato bellissimo anche comporre questo Lost Theme II.

Come funzionava tra di voi in sala prove?

(Scoppia a ridere) Di solito funziona che passiamo le ore a giocare ai videogame fino a che qualcuno, che di solito non sono io, convince gli altri a trascinarsi in studio. Però una volta lì perdiamo letteralmente il senso del tempo e siamo capaci di andare avanti per ore ed ore. 

Lei la paura la maneggia da tutta una vita, oggi che è così presente nelle nostre vite per lei che significato ha?

Ha ragione da vendere: la paura trabocca dalle nostre vite ed è qualcosa che mi affligge come affligge qualunque essere umano dotato di intelligenza e sensibilità. Purtroppo i tempi sono ardui, ma, e questo potrà forse stupire tanti, io in fondo sono un ottimista, uno che preferisce guardare al bello, all'arte, alla condivisione, agli affetti. 

Quante volte le hanno domandato di che cosa ha paura lei?

Impossibile contarle! Certo non mi fanno paura i film horror, però per il resto ho le stesse paura che hanno tutti: che accadano cose brutte, in sostanza. Ah, e poi anche di fare un live da schifo (ride). 

Diceva prima di quanto è amato in Italia, e in effetti qui è una rockstar da molto prima che iniziasse fare concerti, secondo lei perché è arrivato così al cuore del nostro Paese?

Bella domanda, peccato non sappia rispondere (ride). Credo però che voi italiani siate tra quelli che sono stati più in grado di recepire e amare il vero significato dei miei lavori. Voglio dire, quando negli USA Grosso guaio a Chinatown veniva snobbato, qui voi lo accoglievate come un cult. Perché? Non ne ho idea, ma vi sono molto grato per questo!

Mentre girava Grosso guaio era consapevole di stare creando l'antesignano dell'anti eroe a stelle e strisce?

No, guardi, il bello degli anni da regista è stato avere pochi mezzi, pochi soldi e molta incoscienza di tutto. Di quel film, per dire, ho subito pensato di aver composto una grandiosa colonna sonora, molto complessa e di cui andare fiero.

Ma che cosa ascolta oggi John Carpenter?

Un sacco di cantautrici pop, come Adele e Taylor Swift, e moltissima elettronica, soprattutto vintage, come i Tangerine Dreams.

Che cosa conta davvero nella sua vita?

La famiglia, la musica, la salute e i videogame.

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