The Lumineers: il nuovo album Cleopatra racconta storie vere

Il trio americano è in tour in Italia il 20 e 21 luglio: a Gioia.it il leader Keith Schultz​ parla del disco appena uscito, i cui testi ruotano intorno a persone che hanno colpito la band dritta al cuore

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I The Lumineers dal 2012 in poi non si sono letteralmente mai fermati. Dopo il successo planetario e travolgente di Ho Hey, che li ha consacrati tra le indie folk band più amate al mondo, i tre conosciutisi a Denver, Colorado, sono stati impegnati in un tour senza soste che li ha portati a suonare in ogni parte del globo. Oggi all'orizzonte non c'è nessuna pausa per Keith Schultz, voce, Jeremiah Caleb Fraites, batteria e mandolino, e Neyla Pekarek, violoncello, perché è appena uscito il loro secondo lavoro, intitolato Cleopatra e un nuovo tour è già alle porte.

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In attesa di vederli dal vivo anche in Italia - sempre che abbiate già preso i biglietti perché sia la data del 20 luglio a Brescia che quella del 21 al Sexto 'Nplugged Festival (sextonplugged.it/) di Sesto al Reghena sono sold out - li abbiamo intervistati in esclusiva per farci raccontare che suono e che spirito ha la loro Regina del Nilo.

Keith, che sapore ha questo nuovo disco?

Fresco e nuovo. Per noi 3 avere delle canzoni nuove da presentare al pubblico, dopo 4 anni a suonare sempre le stesse, è come un'iniezione di linfa vitale. Siamo emozionati, anzi elettrizzati per questa seconda fase di vita dei The Lumineers. In più questo disco è diverso dal precedente: l'impronta è meno neo folk e più graffiata da chitarre elettriche o accarezzata da un bel tappeto sonoro fatto con il pianoforte. 

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Anche la scrittura dei testi è cambiata?

Sì, stavolta ci siamo fatto affascinare da un'atmosfera più storytelling: i testi delle canzoni sono soprattutto fatti di storie vere, che abbiamo visto e ascoltato e che ci hanno colpiti dritti al cuore. 

Ce ne racconta una?

La più commovente, per me, è quella della title track Cleopatra, ispirata alla storia vera di una tassista che da giovane ha perso l'amore della sua vita per una serie di sfortunate circostanze e da allora non ha mai più trovato nessun altro da amare. Oggi, come dico nel testo, guida e basta perché il traffico e gli sconosciuti sul sedile posteriore la distraggono dal dolore. Una storia molto triste ma poetica.

Di che cosa parla, invece, il brano Ophelia?

Lì racconto, dal mio punto di vista, i pericoli legati all'ebrezza che ti può dare la fama e il successo. 

Qualcosa che la riguarda personalmente?

Beh, il rischio che il successo improvviso ti dia alla testa esiste. Noi con Ho Hey siamo stati travolti dalla notorietà, dalle attenzioni e anche dagli impegni, da che viviamo vite tranquillissime. Però siamo persone davvero semplici, e non lo dico per dire: per noi conta soprattutto la famiglia e gli affetti, io, se fosse necessario, mollerei tutto per mia moglie senza pensarci due volte.

So che avete fatto dei secret show questa primavera durante i quali avete chiesto ai vostri fan di riporre i cellulari in una custodia e non usarli. Ha funzionato? Qualcuno si è lamentato dell'iniziativa?

Sì, ha funzionato e no, la gente è stata felice di assecondare questo nostro desiderio. L'idea ci è venuta grazie a questa ditta che si chiama Yondr e che produce delle pochette per smartphone molto pratiche e carine che permettono e ani invogliano e riporre il telefono per la durata di uno show e godersi appieno il momento. So che altri artisti, da Adele a Beyoncè, hanno chiesto la stessa cosa ai loro ben più numerosi spettatori, ovvero: smettetela di riprendere, fotografare, taggare, siete qui adesso e ci siamo anche noi, l'energia è bellissima se è condivisa, non sprecate l'occasione di immergervi fino in fondo in essa. Ecco, credo che questa mania di avere sempre il cellulare in mano sia andata un po' oltre, per questo noi, nel nostro piccolo, abbiamo provato e fare qualcosa. Io e mia moglie, d'altronde, abbiamo chiesto la stessa cosa ai nostri invitati durante il matrimonio!

Dopo tanto tempo in giro per il mondo ci dice qual è il suo pubblico preferito?

I sudamericani hanno una carica che ti lascia senza parole, quindi credo che suonare lì, dal Brasile al Cile al Venezuela sia qualcosa di sconvolgente in senso positivo. Voi italiani, invece, siete senza dubbio i più romantici: vi fate trasportare e con tutto il cuore e anche questo è bellissimo. 

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