9 libri da leggere in 10 minuti

Racconti brevi, piccoli saggi, romanzi fulminati, aforismi e mini biografie, che durano neanche il tempo i due fermate di metropolitana, ecco i nostri consigli

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Senza fretta

Prima di iniziare la nostra maratona letteraria, nel senso di sfida su quanti libri riusciamo a leggere in un tot di minuti (o ore), cominciamo a  prendere confidenza con il tempo, misura indefinibile nella nostra società in affanno in cui il mantra è : "dai su.."

Chi meglio di Marc Augé, etnologo e padre dell'antropologia del quotidiano, ci può spiegare, in una conversazione con il critico Filippo La Porta, come saper padroneggiare il tempo (e non diventarne schiavi), influisce  sulla nostra educazione, e partendo da qui si spazia ai giovani, al futuro, all'omologazione e al concetto di utopia: che non è ciò che è impossibile, ma rappresenta i nostri sogni, che in questo momento non si sono ancora realizzati. Poi diventeranno o meno realtà.

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Filosofia express

Edizioni Ultra esce con una mini collana, curata da Valeria Arnaldi, dal titolo evocativo Filobus. Pensieri in movimento. Ovvero l'arte di far appello alla filosofia per resistere alla vita quotidiana. Piccole massime, riflessioni, pensieri da Seneca a Baumann  ciascuna con il suo bel tempo di lettura (massimo 60 secondi) scritto a fianco. E sotto ogni massima, un racconto, di Rigoni Stern o Borges o Goethe, una poesia, di Bertolt Brecht o le strofe di una hit, dai Queen, a Springsteen e c'è pure Wagner  con il Tannhäuser , dove spiega il senso del tempo. I librini sono un mirabile esempio di mix di piattaforme, libro, smartphone, tablet (per sentire il brano consigliato). Tutti e tre i titoli hanno 46 pagine e costano 5 euro ciascuno.

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Grandi nomi, piccoli gioie

Stanchi di macinare romanzi da 1000 pagine? Dispiaciuti di non aver letto ancora tutto Proust o Guerra e Pace? Non disperiamoci, editori zelanti spulciano di ogni scrittore assurto all'empireo dei grandi: nomi lettere, dialoghi, dispense, feuilleton, per comporre piccoli gioielli narrativi da mandar giù in un boccone (prelibato).

Primo maggio, di Francis Scott Fitzgerald (Elliot, pp. 93, € 9,50). Solo Fitzgerald sa raccontare la lotta politica e sindacale, l'avanzare dei lavoratori, la resistenza dei ricchi vecchi e nuovi con lo stesso sapore e  glamour che si troverà più avanti ne Il grande Gatsby. Il racconto apparve per la prima volta nel 1920 sulla rivista The smart set. 

Rachele litiga con Dio, di Stefan Zweig (Elliot, pp. 45, € 7,50). Due racconti (il secondo si intitola Il pellegrinaggio) che prendono spunto dalla Bibbia (per Rachele) e dagli ultimi istanti di vita di Cristo prima che venga issato sulla croce per raccontare i due volti che può avere la fede: perdonare o escludere. Due momenti che lo scrittore austriaco i cui libri vennero bruciati dai nazisti nel 1934, ha conosciuto sulla sua pelle.

 Il caso del contratto del manzo in scatola, di Mark Twain (Elliot, pp. 44, € 7). Quattro racconti tra l'assurdo e l'istrionico, scritti tra il 1867 e 1870, un buon banco di prova per Huckleberry Finn. Si prendono di mira gli impiegati statali, redattori di giornali, senatori. La macchina governativa e industriale. Ma come ha fatto a dipingere tanto bene le miserie di chi si crede grande? E soprattutto a raccontarle come se l'avesse fatto ieri e non 150 anni fa? Leggere per credere. Poco è cambiato. 

Un saggio a puntate

Ci sono libri che non si possono leggere in due fermate di autobus, ma basta spezzettarli in capitoli e leggerne uno per volta. I saggi si prestano molto bene a questa lettura frammentata, non si rischia di perdere il filo del discorso e si ha persino il tempo di rifletterci sopra e di digerire le tesi con più calma. Da leggere per strada o in casa o come volete, basta che lo leggiate è Libertà di migrare (Einaudi, pp. 130,  € 12), il saggio scritto a quattro mani da Valerio Calzolaio, politico ed accademico, di Macerata e dal filosofo ed epistemologo Telmo Pievani sulle migrazioni. Un fenomeno che esiste da millenni ma che ora è diventato di stretta attualità. Ecco perché gli autori ne raccontano la storia passata e recente, per ribadire  il diritto dei popoli a spostarsi o a restare, ma ma che non lo debba fare  perché costretta.

Teoria fulminante 

 Provocatoria tesi di un economista statunitense di origini norvegesi, Thorstein Veblen, classe 1857 che fa coincidere la nascita della proprietà nel momento in cui un uomo dice a una donna "sei mia". In Il matrimonio (Castelvecchi, pp. 44, € 7) l'autore studia l'evolversi delle situazioni dai barbari ai giorni nostri, anzi suoi, di 150 anni fa. E  finisce col fare un parallelo tra proprietà e matrimonio visto come la fine di appropriazioni indebite e razzie, il momento in cui un uomo avendo già conquistato il bene prezioso, smette di fare colpi di testa, e la tesi è provocatoria. Ma oggi, dopo i fatti di cronaca che hanno visto molte donne morire per mano di un marito, compagno o ex, le sue tesi ci servono per capire, almeno dal punto di vista storico, la deriva fatale che ha preso una tale posizione. E che nessuno dovrebbe mai possedere un altro essere umano, e tantomeno un uomo la moglie, neanche se intesa come il primo e più prezioso bene che un uomo possa avere.

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