Jo Nesbø ritorna a Harry Hole e nel suo nuovo libro Sete lo fa combattere con i vampiri

L'undicesimo romanzo con il commissario norvegese parla di vampirismo e di donne che trovano partner online su Tinder (ma finiscono molto male)

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Jo Nesbø, lo scrittore norvegese di thriller più amato e seguito nel mondo ci ha messo tre anni per tornare a parlare di Harry Hole, il suo commissario alcolista e ribaldo (dopo l'intermezzo del romanzo Sole di mezzanotte). «Hole è come un amico troppo impegnativo, dopo un po' di giorni con lui, non ce la fai più, devi mollarlo», spiega Nesbø. Mentre noi faremmo carte false per leggere il commissario più venduto al mondo (30 milioni di copie). Sete è uscito da poco è già un bestseller e ha scombussolato il mondo del giallo con tre novità: Hole si è sposato con la giurista Rakel, impara a fare il padre crescendo il figlio di lei, Oleg, e invece di ubriacarsi nei bar di Oslo, ha lasciato le indagini e insegna alla Scuola di polizia.

La copertina di Sete, Einaudi, pp. 636, 22 euro, ebook 9,99.
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Sete, la sua undicesima avventura, ha a che fare con Tinder, il social di incontri online, con un caso di vampirismo, e con un assassino che anni e qualche romanzo fa sfuggì al mitico commissario, diventando la sua ossessione. E non pensate che il mitico scrittore, ex calciatore di serie A norvegese, rockstar (suona nei Di Derre) e arrampicatore (di montagne), si sia inventato tutto. Ha fatto ricerche sui vampiri su testi classici e Tinder l'ha fatto provare per sei mesi a un'amica che ora si è felicemente fidanzata online. E non diciamo altro. Comunque finiscano le indagini, sarete sempre prigionieri della sua abilità a farsi seguire fino all'ultima pagina.

Oslo: Harry Hole abita qui.
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Hole è cambiato parecchio.

Anch'io lo sono ormai da anni, il mio nome si pronuncia «iu»: ma per tutti ormai sono Giò, e allora che Giò sia. Sì Hole doveva cambiare, all'avvicinarsi dei 50 ha scoperto la necessità di una routine, di una vita scontata, l'amore, i sentimenti, ma questo gli fa paura, è come se camminasse su uno strato di ghiaccio, pronto a rompersi. Lo si capisce subito che Harry non è fatto per la felicità.

Allora perché piace tanto alle donne? Nel libro e nella realtà.

Non so, non l'ho pianificato a tavolino, nella sua prima avventura andava con una prostituta, mi sono detto: ecco, mi sono giocato tutte le lettrici. Invece no, piace perché è il tipo di maschio che ogni donna vorrebbe salvare: un'anima persa alla deriva, che non ha il talento per essere felice.

La Norvegia è al primo posto nella classifica del World happiness report 2017 dell'Onu, non sembra dai suoi racconti.

Ragazzi, la mia è fiction. Non necessariamente la crime fiction deve rispecchiare la società scandinava.

Sete trabocca di sangue, stupri, corruzione, tradimenti e coppie che si sfasciano.

Oslo è il posto migliore per scrivere di crime, da noi ci sono dieci omicidi all'anno, logico che quando ne capita uno tutti ne parlino, se si parla di omicidi a Città del Messico, nessuno presta attenzione. A me va bene, trovo che la crime fiction sia un genere che ti dà la possibilità di raccontare una storia sia sulla società che sull'essere umano. Scrivo per tenere svegli i miei concittadini. E poi in Scandinavia è prestigioso essere uno scrittore di gialli.

Perché ha inserito Tinder nella storia?

L'ho scoperto per caso origliando la conversazione di un uomo e una donna al bar, pensavo fosse un colloquio di lavoro e invece si erano conosciuti su Tinder ed era il loro primo incontro, mi sono detto: devo parlare di questo. In Norvegia ci sono state donne stuprate in questi incontri occasionali (anche se è il Paese migliore per le donne, paradossalmente, ndr), forse accade anche altrove. Ma questo modo di conoscersi fa ormai parte della realtà (non come nel secolo scorso in cui si era più discreti, ndr). Per capire come funziona ho costretto un'amica ad avere un profilo Tinder. Dopo ogni incontro mi raccontava le sue avventure,l'ho vista passare dall'ingenua ragazza alla professionista del dating, ora che online ha trovato il fidanzato, posso dire che l'amore vero esiste anche sui social.

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