Jodie Foster: a Cannes 2016 da regista con Money Monster

In Money monster la star di Taxi driver, Il silenzio degli innocenti e Contact​ dirige un thriller ambientato nel mondo dei media e lo porta anche a Cannes 2016

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La prima volta che Jodie Foster sfilò sulla Croisette aveva 12 anni, per Taxi driver, il film che l'ha lanciata e che ha da poco celebrato il suo quarantesimo anniversario (al Beacon Theater di New York, con una proiezione con gala a cui hanno partecipato tutti gli interpreti: Robert De Niro, Harvey Keitel e il regista Martin Scorsese) e in cui recitava nei panni di una baby prostituta: «Ero una bambina: ricordo quanto era difficile, in una delle estati più calde e umide di New York, indossare quegli abiti di scena. Soprattutto rammento quanto imparai da Robert De Niro, un maestro nell'improvvisare: trascorse ore e ore con me a parlare dei nostri ruoli». Ora la Foster torna a Cannes da regista a presentare, fuori concorso, il suo nuovo Money monster. L'altra faccia del denaro (al cinema), film con George Clooney e Julia Roberts dedicato al mondo dell'alta finanza e dei media. «È un tema che continua a essere interessante: molte persone sono state coinvolte nel crollo finanziario, questo ha risvegliato l'interesse sui complessi meccanismi di Wall Street: un sistema di regole impenetrabili e difficilmente comprensibili per la gente comune. Chi ha la "chiave" per accedervi, ne approfitta e spesso diventa ricco perpetrando abusi e ingiustizie».

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Come mai ha pensato a George Clooney?

È un uomo e un attore, oltre che un regista, straordinario, una di quelle persone gentili con cui tutti vogliono lavorare. L'ideale per interpretare il personaggio di Lee Gates, esperto di finanza e popolare conduttore televisivo: durante una diretta, viene preso in ostaggio da un giovane uomo che ha perso i suoi risparmi dopo aver seguito un suo consiglio finanziario.

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E Julia Roberts?

Lei e George sono molto amici, hanno un grande affiatamento nel film, sono davvero imbattibili insieme.

Jodie Foster con Robert De Niro e il cast di Taxi driver, lo scorso aprile al Tribeca film festival, in occasione di una reunion per i 40 anni del film.

Il film descrive in maniera disincantata anche il mondo dei media, in particolare della televisione.

Il giornalismo è cambiato drasticamente negli ultimi anni: è sempre più vicino all'intrattenimento, anche l'etica professionale è mutata, come il modo di riportare una notizia. La priorità è quella di intrattenere, fare divertire la gente.

Come sta da questo lato della macchina da presa?

È quello che ho sempre desiderato fare, fin da ragazzina. Ero una bambina prodigio, pensavo che la mia carriera si sarebbe conclusa crescendo. Ancora adesso, dopo ogni progetto, mi chiedo se lavorerò di nuovo. Quindi ho cominciato presto a pensare a un'alternativa: la regia è stata la prima risposta, mi piace pensare di avere il controllo della storia e delle scelte. È quello che mi entusiasma di più.

Niente male per una che ha cominciato con la propria immagine stampata su una crema solare.

Ah ah, che ricordi! Mio fratello era già un attore e fu naturale ritrovarmi a tre anni a fare una pubblicità per la Coppertone. Quanto mi piaceva però, già allora, che la gente mi prendesse sul serio, e fare parte di un team di lavoro.

Jodie Foster da piccola.

Ha mai rimpianto un'infanzia normale?

Mai. Non ho mai recitato per compiacere mia madre, se è questo che vuole sapere: è sempre stata straordinaria e prodiga di consigli con me (per un periodo le ha fatto anche da manager, il padre, ex ufficiale dell'aeronautica e agente immobiliare, le abbandonò prima che lei nascesse, ndr). Era appassionata di cinema, è grazie a lei se fin da ragazza mi sono nutrita di film europei, ho frequentato la scuola francese e poi l'università (Jodie parla perfettamente francese e italiano, e si è laureata a Yale con il massimo dei voti, ndr). Voleva che nella vita facessi qualcosa di importante, che mi rendesse felice, forte, indipendente.

Sembra esserci riuscita.

Mi ha sicuramente salvato dalla brutta fine che hanno fatto tanti bambini prodigio: ho trovato la mia strada nel mondo adulto, come attrice e poi come regista.

Pare avere trovato equilibrio anche nella vita privata, dopo aver fatto della riservatezza la sua bandiera (due anni fa ha sposato la fotografa Alexandra Hedison, dopo la fine della lunga relazione con Cydney Bernard, con cui ha cresciuto i suoi due figli, ndr).

Penso sia normale, quando si è un personaggio pubblico dall'età di tre anni, cercare di difendere con i denti la propria privacy. Mi sforzo di essere una buona persona tutti i giorni, di essere gentile e aperta con gli amici, i collaboratori, cerco di trattare tutti come vorrei essere trattata io. È questo il valore fondamentale di cui sono convinta: ci dovremmo concentrare tutti per creare un mondo migliore in cui i nostri figli possano vivere all'insegna della libertà e della tolleranza, senza discriminazioni che ci costringano a vivere nascosti o a temere il giudizio degli altri.

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