Russell Crowe e Ryan Gosling: la strana coppia di The nice guys

​Uno rozzo e manesco, l'altro smilzo e pasticcione, sono i protagonisti di un'action comedy ambientata negli anni '70, dove hanno scoperto che per fare ridere bisogna prima di tutto divertirsi: ce lo raccontano in un'intervista doppia

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Sono la nuova strana coppia del cinema americano: nella commedia d'azione The nice guys (nella foto sopra) Ryan Gosling è il damerino smilzo e pasticcione, Russell Crowe l'energumeno rozzo e manesco.

A Cannes, dove il film è stato presentato fuori concorso, li hanno paragonati a Gianni e Pinotto e a Terence Hill e Bud Spencer, ma a vederli affrontare il pubblico e la stampa a Roma fanno più pensare a Pinocchio e Lucignolo: perché il bravo ragazzo Ryan, quello che nel 2011 ha sedato una rissa per strada intervenendo in canottiera, che nel 2012 ha impedito a un'inglese di finire sotto un taxi di New York (prendendola letteralmente in braccio) e che il giorno del suo compleanno si è fermato a raccogliere un cucciolo smarrito, accanto a Russell sembra essere diventato (anche lui) una peste: un'ora di ritardo all'anteprima a inviti, un'ora di ritardo alla conferenza stampa, dispetti ai giornalisti, capricci da star.

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E se alle boutade di Russell-Lucignolo, australiano fuori dalle regole, siamo da tempo abituati, la disobbedienza di Ryan-Pinocchio, canadese compassato, ci coglie di sorpresa. Meno male che sono simpatici e fanno ridere fuori dal set come in The nice guys, prestandosi a giocare fra loro quando li intervistiamo insieme, prendendosi (e prendendoci) molto poco sul serio.

Che cosa invidiate l'uno dell'altro?

CROWE  A Ryan invidio la giovinezza.

GOSLING A Russell invidio la saggezza che arriva solo con l'età. E la memoria per i dettagli inutili: per esempio, conosce tutte le bandiere del mondo. 

Cosa  vi infastidisce l'uno dell'altro?

C. Di nuovo, la giovinezza. Ryan ha 17 anni meno di me: mi irrito solo all'idea!

G. Russell mi interrompe di continuo  quando parlo e…

C. Non è assolutamente vero!

G. Ecco, ha visto? È anche un po' ladro: il primo giorno di set è andato nel guardaroba allestito per il mio personaggio e si è fregato i capi migliori.
C. Nel film indosso quasi sempre una giacca di pelle azzurra pensata per Ryan, che a me ovviamente sta stretta e fa molto cafone. Quella giacca è stata fondamentale nella creazione del mio personaggio, ogni volta che la indossavo ritrovavo l'ispirazione.

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Cosa avete visto di Roma?

G. Cinecittà. Sono andato a rendere omaggio a Federico Fellini, uno dei miei registi preferiti.

C.  E non mi ha invitato... Io ho visto la partita Milan-Juventus in onore del mio amico calciatore Alessandro Del Piero: quando giocava nel Sydney i suoi figli andavano a scuola insieme ai miei.

G. E non mi ha invitato...

In che cosa vi assomigliate?

C. Siamo entrambi stakanovisti, direi perfezionisti, ma la parola non mi piace perché la perfezione non è di questo mondo e perseguirla è un atteggiamento da presuntuosi.

G. Siamo persone serie che amano giocare. Perciò The nice guys funziona: non ci si aspetta che due attori "impegnati" si rendano così ridicoli.

In che cosa siete diversi?

C. Ryan si trova a suo agio a Hollywood. Vive a Los Angeles, conosce le regole del mondo dello spettacolo. Io sono più indisciplinato e guardo tutto con ironia, compresa la mecca del cinema.

G. Invece anche in questo siamo simili, abbiamo lo stesso senso dell'umorismo, surreale e dissacrante. Mi sono divertito un mondo a fare il cretino in The nice guys calcando molto la mano sulla comicità fisica.
C. Il regista ha dovuto spesso interrompere le riprese perché ci prendeva la ridarella e non riuscivamo più a fermarci.

Che cosa vi piacerebbe conservare degli anni '70, l'epoca in cui è ambientato The nice guys?

C. La verginità. L'ho persa allora, sarebbe bello recuperarla. E perderla di nuovo.

G. Non ero ancora nato...

C. Vede in che modo sottile mi sta dando del vecchio? Guarda, Rino Ragazzino, che avrò pure perso qualche diottria, ma ho il cuore giovane (ha risposto in italiano, ndr). 

Entrambi avete cominciato presto a recitare: che cosa ricordate di quel periodo?

C. Avevo sei anni, ho esordito in teatro con un panico da palcoscenico che ho superato solo molto tempo dopo.
G. Anch'io ero piccolo quando ho debuttato nel programma televisivo Mickey Mouse club della Disney. E nonostante recitassi, cantassi e ballassi con il sorriso sulle labbra, dentro mi sentivo tremendamente insicuro. 

Russell, lei ha due figli maschi (dall'ex moglie Danielle Spencer, ndr), Ryan due femmine (dall'attrice Eva Mendes, ndr): che tipo di papà siete?

C.  Cerco di essere un padre attento ma, visti gli spostamenti che richiede il lavoro di attore, so di non essere abbastanza presente. I miei figli dicono che va bene così, che sono contenti del lavoro che faccio e capiscono che è una parte importante della mia identità. Ma il maggiore ha 12 anni, sta entrando nell'adolescenza: fra poco potrebbe avere bisogno di una figura paterna più presente.

G. Per me è troppo presto per dire che tipo di padre sono, mi sembra di non essermi ancora guadagnato il diritto di definirmi tale. 

C. Sul set di The nice guys Ryan è stato bravissimo a mettere a suo agio Angourie Rice, l'attrice che interpreta sua figlia: sono convinto che anche nella vita sia un papà straordinario!  

Volete conoscere gli altri film in uscita quest'estate? Leggete qui!

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