Mia Wasikowska: «Il mio nuovo viaggio nei panni di Alice»

L'attrice è al cinema ancora una volta nei panni dell'eroina di Lewis Carroll in Alice attraverso lo specchio, ma non subisce il fascino del Cappellaio matto, cioè Johnny Depp! E intanto studia da regista, con il suo secondo corto

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Ancora Alice,  diremmo parafrasando un celebre film: Mia Wasikowska torna a vestire i panni dell'eroina di Lewis Carroll al cinema in Alice attraverso lo specchio, di James Bobin. E intanto studia da regista, al Tribeca film festival ha presentato Afterbirth, il suo secondo corto. Che attinge a tutta la sua esperienza davanti e dietro l'obiettivo accumulata fin dall'infanzia. E alimentata da un'abitudine nata sui set: «mi porto sempre una macchina fotografica (insieme ai ferri per la maglia), mi rilassano».

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È stato eccitante tornare alla fiaba di Alice in Alice attraverso lo specchio?

Sì, perché mi piace vedere come diversi registi hanno ciascuno la propria particolare visione di uno stesso progetto o tema. James Bobin ha portato le sue idee e ha collaborato molto con noi attori, trovo che il risultato sia stato un film molto dolce e con uno suo umorismo speciale. Diverso dal primo di Tim Burton, quindi.

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Nel film indossa ancora parrucche con lunghi capelli, è una ragione per cui nella vita privata li preferisce corti?

In genere questo è il mio stile. E poi sono una dormigliona, coi capelli corti la mattina mi alzo e sono già pronta! Per esempio, per un film come questo ogni mattina dovevo calcolare 20 minuti per i capelli e 40 per il make up. Tutti minuti di sonno guadagnati.

Le piace indossare quei costumi di scena?

Sì, a parte certe parrucche che sono davvero pesanti. Adoro travestirmi e l'arte di camuffarsi mi ha sempre divertito, e poi è utile! Quando va tutto male nella quotidianità, ci si nasconde dietro una maschera!

Si ricorda la prima volta che si è confrontata con la fiaba di Alice nel paese delle meraviglie?

Sì, ricordo che mia madre ci mostrò una versione ceca stop-motion di Jan Švankmajer, non ci capii molto, ma ne rimasi ammaliata. Allora avevo solo nove-dieci anni…

Come è stato lavorare ancora con Johnny Depp. Molte donne lo trovano uno degli uomini più sexy al mondo. Anche lei?

Senza offesa, ma non esattamente! (ride, n.d.r.) Prima di tutto trovo che per me sarebbe troppo vecchio, preferisco partner più vicini alla mia età (Mia fa coppia con l'attore Jesse Eisenberg da anni, n.d.r.). Ma è di certo un tipo molto interessante e cool, quindi comprendo l'interesse femminile. In più è davvero gentile e umile, è rimasto "normale" nonostante la celebrità.

E lei, pensa di essere cambiata con la fama?

In realtà, a parte Alice e Crimson Peak di Guillermo del Toro, ho realizzato per lo più produzioni indipendenti e non mi sento di essere una grande star, che la gente insegue o ferma sempre per strada. Ho una vita totalmente normale fuori dal set. E devo confessare che non mi dispiace per nulla. Spero solo di continuare a fare questa professione che amo tanto! E a girare personalmente, in futuro, le storie in cui credo.

Come è nata la sua passione per la telecamera?

Sono sempre stata abituata a stare davanti a un obiettivo, perché fin da bambina mia madre mi inseguiva con la macchina. A volte perfino nel cuore della notte "partiva" un flash! (ride, n.d.r.). Erano sempre scatti spontanei, mai posati, da lì penso di aver cominciato a sviluppare la mia tendenza a diventare attrice.

E ora regista…

È un punto di vista che mi attira, perché voglio raccontare le mie storie. Ma so che devo ancora imparare molto, apprendo tanto dai registi con cui lavoro come attrice. Ho voluto cominciare con racconti brevi e poi spero, un giorno, mi dedicherò pure a un film. Come attore sei parte di qualcosa, ma come regista sei tu che crei davvero qualcosa.

Nel suo Afterbirth racconta di due madri che hanno avuto due splendidi bebè, finché una pare innamorarsi del figlio dell'altra…

Volevo esaminare il momento del post-parto, che so essere un passaggio molto delicato, e collegarlo a quello di un nuovo amore inspiegabile e ossessivo: quello per il proprio figlio che, in questo caso, si estende, inspiegabilmente, a quello per un bimbo che la protagonista sente ancora più vicino al proprio… È un viaggio alla scoperta di quanto imprevedibile e inspiegabile possa essere davvero l'amore.

E per lei cos'è?

Beh, abbiamo avuto tantissimi bimbi stupendi sul set… E dopo, a tutte quelle che non avevano figli è venuta voglia di farne! (ride, n.d.r.). Per me amare è soprattutto volere il meglio per l'altro.

Nel suo cortometraggio si nota una spiccata passione per la musica, è perché è stata anche una ballerina in passato?

Forse. Il mio amore per la danza è nato quando ho trascorso un periodo in Polonia con mia madre, perché lei aveva accettato un incarico lì. Mi sono appassionata al balletto, perché, allora come adesso, quando ballo mi sento totalmente libera. Mi esercitavo con grande disciplina, ma alla fine ho smesso perché non mi piaceva troppo quel mondo. Di certo mi ha insegnato, oltre a una forte dedizione al lavoro, ad accompagnare i movimenti alla musica. Per questo, forse, come regista ho un occhio particolare pure per i piccoli gesti ed emozioni.

È attratta anche dalla fotografia?

Sì, ho spesso una macchina fotografica con me nella borsa e molte mie immagini sono scattate sui vari set, perché quella è la mia vita, il posto dove mi trovo la maggior parte del tempo. Tendo a catturare attimi di esistenza senza pensarci troppo. Ho preso questo da mia madre!

Sua madre ha anche fama di essere una femminista… Lo è pure lei?

Penso che ogni donna dovrebbe esserlo, è nel nostro comune interesse avere completa parità di diritti con gli uomini.

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