Louis Garrel: «Il cuore non basta»

Non una parola sulle sue storie sentimentali, ma una certezza maturata nella vita e sul set: «Per amarsi bisogna lavorare sodo»

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È un momento d'oro per Louis Garrel, figlio del regista Philippe e dell'attrice Brigitte Sy: ha due film in uscita – Planetarium di Rebecca Zlotowski e Mal di pietre di Nicole Garcia con Marion Cotillard, dall'omonimo romanzo di Milena Agus, che Louis presenterà in questi giorni al Festival del nuovo cinema francese Rendez-Vous di Roma. E con ogni probabilità sarà a Cannes con Redoutable di Michel Hazanavicius, nei panni del mitico regista Jean-Luc Godard, uno dei principali ispiratori di suo padre. Della sua storia con Laetitia Casta, che dura ormai da più di due anni, non parla, come in passato delle relazioni con Valeria Bruni Tedeschi, con la quale ha adottato la piccola Celine, e con l'attrice iraniana Golshifteh Farahani. Invece di amore, l'argomento principale di Mal di pietre, parla volentieri.

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Che cos'è per lei l'amore?

Penso a Rossellini e al suo film, che si intitola proprio L'amore e che ti fa capire che amare richiede impegno, un'etica precisa. In Lettere a un giovane poeta Rilke diceva: gli adolescenti si amano in fusione, ma non è un amore maturo. Per amare davvero qualcuno bisogna lavorare sodo.

Lei è riuscito a mantenere un buon rapporto con Valeria Bruni Tedeschi. Come ha fatto?

È la madre di mia figlia e la stimo molto come artista. Osservo il suo modo di essere attrice e regista, parlo con lei del suo modo di pensare il cinema.

Che cosa insegna a sua figlia sull'amore?

Ogni volta che le chiedo se è innamorata Celine mi zittisce: «Shhh, è privato!». Ha otto anni, ma la sua morale amorosa è già stabilita, non ho niente da insegnarle.

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L'ultimo look di Louis Garrel

Mal di pietre racconta una donna divisa fra due uomini. Perché il cinema francese è ossessionato dal ménage à trois?

È una situazione pericolosa, destabilizzante e crudele, che narrativamente funziona. Ma non solo nel cinema francese: il regista americano Raoul Walsh ha girato tanti film su questo tema, così come Ettore Scola con C'eravamo tanto amati o Bernardo Bertolucci con The dreamers.

Ma l'espressione ménage à trois resta francese.

Ha ragione, abbiamo addosso questa reputazione di libertinaggio.

Meritata?

Qualche volta ci conformiamo all'idea che gli altri si fanno di noi, tanto per non deludere le attese. Una volta ero ospite di un amico americano, sono entrato per caso in bagno e c'era la sua fidanzata, anche lei americana, nella vasca. Lui mi ha strattonato per un braccio e mi ha detto: «Ehi, non sono mica francese io!».

Una scena di Mal di Pietre, con Marion Cotillard.

Forse alla sua ragazza non sarebbe dispiaciuto.

(Ride) Forse lei ha pensato: «Lasciami essere francese...».

In Mal di pietre Marion Cotillard interpreta Gabrielle, una donna che la gente definisce cattiva.

È un film d'epoca e Gabrielle è un personaggio anticonformista, con un desiderio di amore immenso che la sua famiglia interpreta come follia. Nel desiderio di Gabrielle invece c'è la voglia di emanciparsi. Insegue una sessualità che corre più veloce di lei: un bel movimento, per quel ruolo.

Anni fa lo avrebbe interpretato Isabelle Huppert.

Infatti Isabelle mi ha detto di aver molto amato il romanzo Mal di pietre. Lei al cinema è stata Madame Bovary e Gabrielle è molto Bovary.

Louis Garrel con Natalie Portman (di spalle) in Planetarium, di Rebecca Zlotowski , con Lily-Rose Depp.

O Anna Karenina.

Ça va sans dire.

Mal di pietre parla pure del potere dell'immaginazione.

Jean-Luc Godard una volta ha detto: non abbiamo abbastanza immaginazione per inventare la nostra vita.

Che effetto le ha fatto interpretare il ruolo del grande regista in Redoutable?

Interpretare Godard è impossibile, ho solo recitato un personaggio basato sull'immaginario collettivo, su ciò che la gente immagina di un artista celebrato e moderno che ha voluto rinnovare il cinema nel momento in cui era la società intera a volersi reinventare.

Qual è la sua idea di felicità?

Guardare un'opera d'arte che mi fa riflettere su qualcosa che sentivo dentro di me e non ero ancora riuscito ad articolare. A Parigi ho visto la mostra di un pittore francese: aveva ritratto un fiore che conoscevo bene, ma del quale non avevo mai colto la grazia. Ecco la felicità, ciò che quell'artista mi ha fatto scoprire.

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