Alessandro Preziosi: «Sono un precisino, ma solo per finta»

L'attore e sex symbol si racconta a tutto tondo: dal nuovo film Classe Z, in cui interpreta un preside irremovibile (al cinema dal 30 marzo 2017), al suo Mercuzio punk, nonché sulla possibilità di avere un terzo figlio

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Alessandro Preziosi è un preside irremovibile nel nuovo film Classe Z (nelle sale dal 30 marzo 2017), nonché un Mercuzio molto rock a teatro, nello spettacolo Romeo e Giulietta. Chi l'avrebbe detto, quindi, che nella vita privata l'attore è invece un inguaribile giocherellone, dalla battuta facile? Lo dimostra al suo primo incontro con la stampa al festival di Cortinametraggio, che segue in veste di giudice: per scusarsi del ritardo, il nostro pensa bene di difendersi dicendo: «Scusatemi, è che ho due figli a cui pensare e il terzo sta arrivando: siate comprensivi».

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Gelo: Preziosi aspetta un figlio (ok, tecnicamente lo aspetta la sua compagna, ma il pensiero dei presenti è comunque riassumibile così). Poi però arriva la smentita dell'attore: «Ragazzi, stavo scherzando… era una battuta!».

Alessandro Preziosi e il cast di Classe Z
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Sicuro di non essersi lasciato sfuggire una notizia vera?

Come potrei comunicare una cosa del genere in questo modo? Inoltre l'assicuro che, se aspettassimo un figlio, ne sarei al corrente. È che mi piace scherzare: prima, salendo in camera, ho raccontato la gag a mio figlio che, conoscendomi, ha colto subito lo scherzo.

Nemmeno una settimana fa ha però dichiarato che farebbe volentieri un terzo figlio. Questo almeno lo conferma?

Come si potrebbe dire di non desiderare un figlio? è come se mi chiedessero se Cortina è bella: ovvio che lo sia! Però questo non vuol dire che io e la mia compagna avremo davvero un figlio. Chissà: chi vivrà, vederà. Di certo non ho problemi di sterilità.

Veniamo al suo nuovo film: Classe Z. Qual è il suo personaggio?

Sono un preside di una scuola della periferia romana che, un bel giorno, ha la malsana idea di creare una classe Z: una sorta di sezione speciale, dove vengono inseriti tutti i ragazzi che vanno male a scuola. In questo modo, gli asini non rallentano i cavalli. Apparentemente, questi ragazzi sembrano non voler fare nulla finché non arriva un professore che, uscendo dal protocollo del sistema scolastico, riesce a farli ammettere alla maturità.

Alessandro Preziosi, preside in Classe Z
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Più volte il cinema e la tv hanno cercato di rappresentare il mondo degli adolescenti, ma l'impressione è che non si riesca mai a raccontarlo fino in fondo. Cosa rende le nuovi generazioni così sfuggenti?

È difficile rappresentarle perché i ragazzi, per primi, interpretano un ruolo: mettono in scena una rappresentazione di se stessi seguendo un prototipo che finisce per omologarli l'uno all'altro. Questo vale soprattutto per la generazione che va dai 10 ai 15 mentre non si può dire lo stesso per i coetanei di mio figlio, che ha 21 anni.

Loro invece come sono?

Si ispirano a ferrei principi di comportamento, ma poi tradiscono un senso di responsabilità molto vaga. Non si sentono chiamati in causa quando commettono un errore e questo finisce per deresponsabilizzarli. Nel film parliamo dei 15enni e, nel farlo, citiamo espressamente L'attimo fuggente: il professore propone alla classe la visione del film per stimolarli da un altro punto di vista…

Non sarà rischioso paragonarvi a un film che ha fatto la storia del cinema?

L'attimo fuggente ha un contesto molto british e scolasticamente impeccabile, anche dal punto di vista sociale, mentre i ragazzi di Classe Z non hanno voglia di studiare. Attraverso lo spunto de L'attimo fuggente, il nostro film insegna il lavoro di gruppo, l'importanza di superare l'individualismo: oggi, per esempio, i ragazzi studiano sempre da soli. Inoltre ci si interroga sul ruolo della scuola: imparare è un diritto o un'opportunità? (gli insegnanti speciali esistono però veramente, come nel caso di d'Aleo, ndr)

A proposito di studenti impeccabili, si dice che lei sia un precisino sul lavoro. È così?

Dal punto di vista professionale posso risultare poco simpatico proprio per via della mia precisione: un tratto che è invece del tutto assente nella mia vita fuori dal set. Sa, è come se quando lavoro, interpretassi un ruolo: divento un'altra persona e lascio fuori dal set tutte le mie preoccupazioni e ansie personali. Probabilmente è quello che succede anche agli insegnanti quando entrano in classe. Così, per esempio, se a casa mi capita di arrabbiarmi con i figli per puro nervosismo, questo non succede mai sul set.

A proposito di rabbia, lei ha interpretato la Bestia nella fiction Rai La bella e la bestia: è andato al cinema a vedere il film con Emma Watson?

Non lo vedrò perché credo che, dopo di me, non ci dovrebbero essere altre bestie: dove lo trovano uno più bestia di me? (ride, ndr) Scherzo! Lo vedrò sicuramente con mia figlia.

Nel frattempo è a teatro con Romeo e Giulietta: una versione molto punk del classico shakespeariano, dove lei interpreta Mercuzio. Oggi il tema dell'amicizia al maschile è l'ultimo, vero, tabù?

Sì. L'amicizia tra Romeo e Mercuzio esprime un affetto molto ideale dove il sesso non c'entra nulla: Mercuzio è geloso del nuovo amore di Romeo perché in qualche modo teme di perdere l'amico. È come se Mercuzio si intristisse senza il suo amico. Senza di lui si sente perso: la loro è una complicità affettiva.

Qui a Cortina ha valutato, come giudice, i corti in concorso. Soddisfatto dei titoli in gara?

In parte. Dal punto di vista registico si sono infatti molto tenuti. Ma forse è una scelta che non si può biasimare: una regia sofisticata rischierebbe di cannibalizzare la storia.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

Farò uno spettacolo su Van Gogh, che porteremo al Napoli Teatro Festival Italia e al festival di Spoleto… E poi mi metterò all'opera per fare un figlio (ride, ndr). Sto scherzando, eh!

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