Miles Teller: «Recitare è la mia terapia»

Il batterista ossessivo di Whiplash ha infilato i guantoni in Bleed: ecco cosa ci ha raccontato, tra confessioni e traumi superati grazie al grande schermo

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Sono stati realizzati diversi film sul pugilato, ma Bleed – Più forte del destino, colpisce dritto al cuore. È basato sulla storia vera del pugile Vinny Pazienza (Miles Teller) che, rimasto quasi paralizzato dopo un grave incidente, decide contro il parere dei medici e di tutto il suo team, di lottare per rimettersi in piedi e tornare sul ring. Al suo fianco l'ex pugile e allenatore Kevin Rooney, interpretato da un bravissimo Aaron Eckhart, in versione canaglia. La routine di preparazione ai rispettivi ruoli è stata identica e durissima per tutti e due: dieta iperproteica e allenamenti in palestra fino a sfinirsi.

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Miles Teller, 30 anni appena compiuti, ragazzo prodigio di Hollywood, è diventato assai guardingo con i giornalisti dopo una famosa intervista uscita su Esquire America nel 2015 nella quale, dopo qualche complimento di facciata, l'intervistatrice lo descrisse come un maleducato strafottente dall'ego smisurato. «È frustrante passare del tempo a ridere e scherzare con una giornalista e poi leggere sul giornale che ti ha definito uno stronzo», racconta, ancora un po' risentito. «I miei amici, i miei familiari e la mia fidanzata (la modella Keleigh Sperry, ndr) sanno chi sono, ma chi non mi conosce può essersi fatto un'idea sbagliata». Troppo per un attore che, dal debutto con Nicole Kidman (che qui si racconta) in Rabbit hole, al film di culto Whiplash, passando attraverso il romantico The spectacular now (mai arrivato in Italia), e la serie Divergent, è cresciuto al punto tale che qualcuno lo ha definito il nuovo Bob De Niro. «È uno degli attori che ammiro di più, insieme ad altri come Al Pacino, Dustin Hoffman e Jeff Bridges», ammette lui. Lo fa senza nessuna spocchia, come nel resto del nostro colloquio. Una spiegazione sul perché Esquire l'abbia ritratto così male, Miles però ce l'ha: «A chi interesserebbe sapere che Miles Teller è un tipo per bene, con i piedi per terra? Penso che la giornalista volesse rendere più popolare il suo articolo e l'utilizzo di certi aggettivi riguardo la mia persona, ironici o meno, siano serviti allo scopo».

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Adesso è più prudente quando incontra la stampa?

Non voglio stare sulla difensiva al punto da non essere più me stesso, voglio dire sempre ciò che penso. Però non sono uno che ama stare al centro dell'attenzione: per esempio non ho un account Instagram. Capisco il desiderio del pubblico di sapere di più delle nostre vite, ma non condivido questa ossessione di tampinare gli attori ovunque vadano.

Parliamo del suo ultimo film Bleed – Più forte del destino, lei interpreta Vinny Pazienza, il pugile che tornò a combattere e a vincere dopo un grave incidente d'auto che lo lasciò quasi paralizzato…

Quando mi hanno proposto il ruolo, mi ha esaltato la sua complessità, ma mi ha bloccato l'idea di non avere l'esperienza per interpretarlo. Ci ho messo dieci mesi per imparare a combattere ed essere all'altezza fisicamente.

È stata dura?

Molto. La dieta è stata ferrea: pesavo 85 chili con il 19 per cento di massa grassa e sono sceso a 76 riducendo il grasso al sei per cento. E poi è stato difficile recitare tutto il giorno con il sostegno cervicale (che fu ancorato per mesi al cranio di Pazienza, ndr) perché mi dava un gran mal di testa.

Un'altra scena del film

Anche in questo film, come in Whiplash e in Rabbit hole, è protagonista di un incidente stradale. Lei a 20 anni ha rischiato di morire sbalzato da un'auto, ha usato quell'esperienza per i suoi ruoli?

Quell'incidente ha avuto un forte impatto sulla mia vita (diverse cicatrici sul volto, quasi del tutto cancellate con la chirurgia, ndr) e quindi è stato normale ripensarci. Quando giravo Rabbit hole, nella scena in cui mi scuso con Nicole Kidman per averle travolto il figlioletto, il regista mi chiese di pensare a uno dei miei due amici morti in un incidente d'auto. Rivivere un'esperienza può essere d'aiuto ma anche d'intralcio per un attore. In ogni caso non sono uno di quelli convinti che bisogna soffrire per la propria arte.

Dopo le commedie leggere degli inizi: Project X e Un compleanno da leoni, ora sembra attratto da ruoli drammatici. Come quello del pompiere Brendan McDonough sopravvissuto all'incendio di Yarnell, in Arizona, protagonista di Granite Mountain, in arrivo a settembre.

È un altro personaggio ispirato alla realtà, cui tengo molto, perché sono passati solo quattro anni da quella immane tragedia (morirono 19 vigili del fuoco, ndr). Nessuno farebbe mai un film sulla vita di Miles Teller, che è piuttosto noiosa, ma ci sono persone cui accadono fatti talmente straordinari o drammatici che è quasi un dovere raccontarli con rispetto.

Lo stesso rispetto che è al centro anche di Thank you for your service, in lavorazione, in cui è un veterano che torna a casa traumatizzato dall'Iraq.

Ho parlato con alcuni di questi reduci e ho capito che ciò che hanno visto e fatto è insostenibile. Tanto più se, come loro, sei un ragazzino mandato in guerra senza preparazione psicologica per sopportare quel tipo di stress. Per quanto l'incidente d'auto che ho subito mi abbia procurato una sorta di sindrome da stress post traumatico, nulla è paragonabile a ciò che hanno vissuto questi miei coetanei. Per fortuna io ho scelto di fare l'attore.

Perché?

Perché qualsiasi cosa possa accadermi, recitando riesco a buttare fuori ogni emozione.

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