George Clooney, sex symbol un po' cialtrone in Ave Cesare!

Nel nuovo film dei fratelli Coen, Clooney è una star fascinosa ma da ridere dell'epoca d'oro di Hollywood: una parte che poteva accettare solo lui (o al limite Cary Grant) 

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«La prima cosa che ho pensato quando i Coen mi hanno proposto un film su un attore idiota rapito da un gruppo di comunisti è: perché hanno pensato proprio a me?». George Clooney è una star di fama planetaria, ha vinto un Oscar e 5 Golden globe, Time l'ha incluso per quattro anni di seguito tra le 100 persone più influenti, è politicamente impegnato, sensibile alle più drammatiche cause umanitarie, sposato a una donna avvocato attiva sul fronte dei diritti umani. Tutto vero. Non tutti sanno però che dietro al profilo impeccabile cova l'hobby della burla. Come quando sul set di Monuments men convinse il sarto di scena a stringere ogni giorno di più i pantaloni dell'amico Matt Damon, a dieta forzata per raggiungere il peso forma. «È divertente, racconta barzellette, fa gruppo. E ama il cameratismo», dice di lui un altro amico caro, Brad Pitt, forse il più bersagliato dalla goliardia di Mr. Clooney. E lui ci scherza, ma la parte di Baird Whitlock, star della golden age hollywoodiana, piaciona e un po' bischera, che interpreta in Ave Cesare! (il suo quarto film con Joel ed Ethan Coen, al cinema dal 10 marzo 2016), gli calza come un guanto.

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L'ultimo suo film coi Coen, Burn after reading, è del 2008. Com'è che ci ha messo tanto a tornare a lavorare con loro?

Me ne parlarono molto tempo prima, però. La cosa buffa è che anche quando ho accettato mi hanno rivelato una sola battuta del personaggio idiota, non hanno mai scritto tutto il copione. Tutte le volte che ne parlavo pubblicamente dicevo cose molto vaghe.

Nel film viene schiaffeggiato da Josh Brolin. Doppia domanda: le ha fatto male? E come si è sentito a interpretare la versione stupida di una star di Hollywood? 

Innanzitutto, le mani di Josh Brolin erano molto morbide. Poi in questo film nessuno è particolarmente sveglio. Non so perché i Coen lo facciano. Forse stanno cercando di dirci qualcosa.

Confessi: fare l'imperatore romano era il suo sogno?

Più che altro sognavo di indossare un gonnellino di cuoio... Scherzi a parte, il sogno era tornare coi Coen. Non conosco nessuno nel mondo del cinema che non vorrebbe lavorare con loro.

Ave, Cesare! è una specie di parodia di tutti i vecchi film di Hollywood. Cosa pensa di quei classici?

Beh, li amo, come tutti quanti. Ma quando si rivedono quei vecchi film è difficile non ridere. Le star del cinema un tempo si prendevano molto sul serio. E mi piace l'idea che anche il mio personaggio sia così borioso e vanitoso. 

Di recente ha fatto alcuni commenti sul conformismo dell'Academy. Si sente stimolato o scoraggiato dall'atmosfera che regna a Hollywood in questo momento?

L'idea di introdurre più diversità di genere ed etnie a Hollywood è ottima. Era ora, no? 

Pensa che rendere più variegato l'ambiente dell'Academy risolverà il problema del razzismo e del sessismo nell'industria del cinema?

Penso che cambiare l'Academy sia solo la punta dell'iceberg. Deve essere modificata tutta l'industria, a partire dagli agenti, dagli sceneggiatori e dai registi. È sempre un bene quando si cerca di rinnovare la mentalità di un certo settore.

Com'è trovarsi sul set con i fratelli Coen?

Sono unici. Scrivono la sceneggiatura del film in forma di fumetto, ogni mattina ti danno una specie di disegno con le battute nella nuvoletta. La cosa divertente è che il fumetto ti dice come recitare. Ho usato la stessa tecnica quando ho diretto i miei film. I fumetti sono così ben definiti che rendono il lavoro molto più semplice. Ogni loro film rende omaggio a qualche altro film hollywoodiano. È sempre colmo di citazioni.

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Lei è uno degli uomini più famosi del mondo: ogni tanto riesce a rilassarsi e a vivere da persona normale?

Certo che sì. Sa, non è impossibile andarsene e sparire dalla scena. Non sono mica sempre sul tappeto rosso a sorridere per i fotografi. Ho anche altri interessi e trovo il modo di occuparmene senza che il pubblico si impadronisca di quella parte della mia vita.

Ultimamente si è scritto molto del cane che ha appena adottato, Nate. Ci parli un po' di lui e ci dica perché ha deciso di salvarlo dal canile.

I miei genitori avevano perso il loro cane e Amal e io abbiamo pensato che sarebbe stata la soluzione ideale, sia per loro che per Nate. Nate aveva una malformazione alla zampa e nessuno lo voleva. Così l'abbiamo preso noi. E i miei genitori ci dicono che Nate è molto, molto felice. Un cane fortunato.

Sfido, è stato promosso da signor nessuno a cane star...

Sì è vero. Adesso è la chiacchiera del momento. 

Nel nuovo film i suoi famosi capelli brizzolati sono tinti di nero. A sua moglie è piaciuta questa versione ringiovanita?

A mia moglie piacciono i miei capelli grigi. Ma i miei amici me l'hanno fatto pesare molto. Prima che uscisse il film andavo in giro coi capelli neri e loro se la ridevano, chiedendomi cose come: «Davvero Clooney? Sei in piena crisi di mezza età?».

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