Patrick Dempsey torna al cinema con Bridget Jones's baby

È davvero lui il padre del bambino di Bridget Jones? Non vi roviniamo la sorpresa, ma testimoniamo che è bello, audace, generoso e che, nella vita e nel lavoro, fiori e buoni sentimenti li porta benissimo

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È capace di arrossire Patrick Dempsey, cosa che a noi donne proprio non dispiace in un uomo: gli è capitato di recente quando, per promuovere l'atteso Bridget Jones's baby, il seguito della mitica serie dell'eterna single britannica (nei cinema italiani dal 16 settembre 2016), si è presentato al tv show australiano Today.  L'amatissimo ex Dottor Stranamore della serie cult Grey's anatomy, noto anche per essere un grande filantropo (con la sua Patrick Dempsey Foundation è impegnato in prima linea nell'assistenza ai malati di cancro), ha ripetuto un intercalare locale, la parola traveller, pensando fosse una birra da assaporare quando si viaggia. Poi gli è stato spiegato il vero significato della parola: in slang australiano, "uomo che ha un'erezione su un mezzo pubblico". «Non me la sono presa più di tanto per la figuraccia», ha riso lui, «quando serve sono il primo a cercare di sdrammatizzare». 

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Certo ha un ruolo spiritoso in Bridget Jones's baby, quello del guru milionario di un servizio di dating simile a Tinder convinto che l'amore dipenda dagli algoritmi e invece viene coinvolto in una storia hot, senza nulla di virtuale, con la protagonista: e quando lei – Renée Zellweger, ovviamente –rimane incinta, c'è una chance che il figlio sia suo. O magari dell'eterno innamorato di Bridget, Mark Darcy, interpretato da Colin Firth… «Sì, è una storia esilarante», racconta, «ma anche una commedia romantica. Adoro i buoni sentimenti». 

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Patrick Dempsey, Renée Zellweger e Colin Firth alla prima di Bridget Jones's Baby

Prima di diventare attore pensava di dedicarsi alle auto da corsa, fa ancora parte del team della Porsche.

Le auto sono la mia grande passione, sono un pilota professionista, ma sono anche grato alla mia carriera come attore e, soprattutto, ai miei fan. Mi hanno da sempre sostenuto in modo commovente. Non mi troverei qui se non fosse per loro! Sono tornato sul  set anche perché mi mancava un po' il calore del pubblico.

Non la facevo tanto sensibile.

Sono uno che si lascia conquistare dal calore della gente, dalle buone azioni, o dall'amore. 

Cosa le piace di più della professione di attore?

Scegliere personaggi in cui le persone normali si possano identificare e che siano profondi, che aiutino anche me stesso a riflettere su quello che sono, sulle mie emozioni, sulla direzione che voglio dare alla mia esistenza. 

In che direzione sta andando ora? 

Voglio concentrarmi sulla mia vita privata più che sul lavoro. Correrò meno e seguirò la mia squadra dall'esterno, mi sto focalizzando su quello che mi rende davvero felice: dare serenità alle persone che amo. Dopo un periodo di crisi io e mia moglie ci stiamo riprovando, e ci tengo a essere un bell'esempio per i miei figli (Tallulah, 14 anni e i gemelli Sullivan e Darby, nove, ndr), a seguirli mentre crescono: voglio che siano fieri di me. 

Patrick Dempsey e Renée Zellweger in Australia per promuovere il film

Quali sono i valori che cerca di trasmettere?

Se sei determinato puoi ottenere quel che vuoi. L'ho imparato da bambino quando mi dissero che ero dislessico: per essere al livello dei miei coetanei dovevo lavorare duro. Mi imposi una fortissima disciplina che in seguito mi ha sempre aiutato a ottenere quel che volevo.

Come ha deciso di diventare attore?

Prima ho recitato a teatro, il primo ruolo al cinema è arrivato che avevo 21 anni e da allora ho sempre lavorato. Non sono lo stereotipo del vip hollywoodiano, forse perché i miei genitori erano persone normali: mio padre assicuratore, mia madre segretaria. 

È vero che girando il seguito di Bridget Jones ha cercato casa a Notting Hill?

Adoro quel quartiere e tutta Londra, lo shopping nei negozi tradizionali di Mayfair, portare i miei figli a Winter Wonderland, esplorare la campagna inglese, con le sue grandi residenze secondo alcuni  infestate dai fantasmi. Magari a bordo di una delle mie macchine vintage...  

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