Matt Damon torna al cinema con Jason Bourne

Dopo dieci anni l'attore torna al cinema nei panni dell'agente Jason Bourne, un inossidabile american boy che combatte i cattivi del web e non si fa mai sfuggire una buona causa

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Per le cose più belle spesso bisogna attendere a lungo. Ci sono voluti dieci anni esatti, per rivedere Matt Damon nei panni dell'agente segreto Jason Bourne, un tempo così lungo che «temevo non sarebbe successo più», spiega l'attore. Nel quinto episodio della fortunata saga, intitolato semplicemente Jason Bourne, è ancora una volta diretto dall'irlandese Paul Greengrass, che ne girò anche il secondo e terzo capitolo, e affiancato dal premio Oscar Alicia Vikander, la stella più brillante della Mostra del cinema di Venezia in corso, per la quale non lesina lodi: «Di attrici così ne nasce una per generazione. Il suo talento non ha limiti». Damon è colmo di gratitudine anche per l'alter ego Jason Bourne, «che mi ha permesso di fare diversi film di nicchia», e che in questo episodio finalmente ritrova la memoria: «Quando abbiamo cominciato a parlarne sapevamo che sarebbe stato profondamente diverso dagli altri episodi. Nel terzo, Bourne ultimatum, George Bush era ancora presidente. Era prima della crisi finanziaria, del crash economico, dell'emergenza rifugiati, degli attacchi dell'Isis e dei lupi solitari. I social media iniziavano a proliferare e Twitter era appena nato: ora è uno dei centri dell'informazione mondiale».  

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Come ha impiegato il tempo Bourne, nei densissimi dieci anni in cui il mondo attorno a lui è cambiato?

Sprecando le sue doti di super soldato in incontri sul ring. Ma a un certo punto la collega Nicky Parson (nel film Julia Stiles, ndr) lo rintraccia e lo convince a tornare in campo, affrontando il passato. La tecnologia ha fatto passi da gigante e  i temibili agenti-ombra scatenano le loro offensive dal web. Le regole del gioco sono cambiate.

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Del resto anche quelle del terrorismo lo sono.

Bourne ultimatum trattava argomenti drammatici come la tortura, la sospensione delle libertà personali in nome di un ideale collettivo, il lavaggio del cervello. Nel nuovo Bourne il focus è sulla privacy del cittadino e sul terrorismo informatico. 

Matt Damon, 46 anni, è al cinema in Jason Bourne, diretto da Paul Greengrass. Nel cast Julia Styles, Vincent Cassel, Alicia Vikander e Tommy Lee Jones.

Rinunciare alla privacy in nome della sicurezza: una delle questioni chiave del nostro tempo.

Certo, e il governo americano vorrebbe avere tutte le informazioni che ci riguardano perché così "è più facile proteggerci". Vero, ma per me accedere a informazioni personali senza il consenso dell'interessato è inaccettabile. Sappiamo com'è finita con il Kgb e altrove nel mondo: lo sviluppo di un regime autoritario è possibile grazie all'aiuto di milioni di informatori che rastrellano informazioni. È successo anche in Corea, in Myanmar, in Cina...

Matt Damon sul set.

A proposito di Cina, lì ha appena finito di girare The Great wall - La grande muraglia. Com'è andata? 

In una parola, è stato incredibile. Una produzione ipercomplessa, anche perché cast e troupe erano molto internazionali: per comunicare sul set avevamo costante bisogno di interpreti. Abbiamo girato in una zona chiamata Painted Mountains, sono montagne colorate come l'arcobaleno nel parco geologico nazionale del Danxia di Zhangye. Cercatelo su internet, è stupendo!

Nel film lei è l'eroe bianco che salva il mondo, una scelta che ha sollevato qualche critica. 

Come ha ben spiegato il regista Zhang Yimou, è un fantasy che ha molto a che vedere con la sua visione artistica e nulla, ma proprio nulla, con la volontà politica di esaltare una supposta supremazia bianca. Quella del film è una storia bellissima, secondo la quale la Grande muraglia sarebbe stata costruita per tenere lontani mostri, fantasmi e demoni appartenenti al folklore cinese. È un film divertente, con tante scene d'azione, spade e armi antiche. Con William Dafoe e Pedro Pascal abbiamo girato per sei mesi, quindi mi sono portato dietro tutta la famiglia.

Matt Damon in Jason Bourne.

Le sue donne si sono divertite? 

Tantissimo. Portarle del resto era l'unica opzione, non mi separo mai da loro per più di due settimane. Così mia moglie Luciana e le mie quattro figlie hanno avuto il privilegio di entrare a contatto con una cultura completamente diversa da quella occidentale. La Cina è letteralmente un altro mondo, ed è importante che sin da piccole imparino ad apprezzare usi e costumi diversi dai loro. 

Matt Damon e Julia Stiles ad Atene, in  una scena del film.

Una vita tra famiglia, lavoro e cause umanitarie. Qual è la sua ultima crociata? 

Proprio dopo essere stato in Cina mi sono alleato con gli attori Rooney Mara e Joaquin Phoenix per cercare di arrestare il massacro che ogni anno ha luogo al Dog meat festival di Yulin, celebrazione tradizionale cinese dove sono torturati, ammazzati brutalmente e poi mangiati 10.000 cani: una vera sagra della crudeltà. Sono una persona tollerante e cerco sempre di capire le tradizioni dei Paesi che visito, ma questa pratica mi sembra vada oltre le tradizioni culturali: è barbarica. Chiunque è libero di mangiare ciò che vuole, ma la violenza nei confronti degli animali è inumana.                    

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