Kasia Smutniak ha un cuore italiano e lo dimostra in Made in Italy, il nuovo film di Ligabue

L'attrice polacca, che vive qui da 25 anni, è nel nuovo film di Ligabue, una storia d'amore e resilienza, ma anche una serenata struggente all'Italia: "La mia prospettiva di straniera coglie tutte le possibilità di questo Paese e tutte le occasioni sprecate"

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Kasia Smutniak l'irriducibile arriva in anticipo e di buon umore, il Dna polacco e marziale rinvigorito da una passeggiata sotto la pioggia battente che sta mettendo in ginocchio Roma. Scherza sull'insistenza dei venditori di ombrelli: "Erano più loro dei passanti: mi piace la pioggia, lasciatemi camminare a testa scoperta". Così, fumantina e diritta, Kasia è lontana anni luce dalla docile parrucchiera emiliana, moglie dell'operaio interpretato da Stefano Accorsi in Made in Italy(nelle sale dal 25 gennaio 2018), il terzo film da regista di Luciano Ligabue, dopo Radiofreccia e Da zero a dieci, ispirato all'omonimo concept album uscito nel 2016 (qui sotto, il video di una scena inedita di Made in Italy).

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"Nemmeno io mi vedevo molto nella parte, all'inizio", confessa Kasia, leggendomi nel pensiero. "Conosco Luciano da tanti anni e ho seguito il progetto nelle sue evoluzioni. Quando Stefano Accorsi è entrato nel cast, stava facendo altri provini e mi ha chiesto di partecipare. Ma Ligabue è un artista a 360 gradi, ha così tanti talenti che riuscirebbe persino a disegnarlo, il mondo che racconta nelle sue canzoni. È bello abitarci, è proprio come la sua musica: autentico. Ridare corpo e vita alle situazioni che lui ha davvero attraversato e alle persone che ha conosciuto è stata una sensazione strana, magica".

Da sinistra, Stefano Accorsi, Ligabue e Kasia Smutniak.

Sembra conoscerle bene, quelle canzoni.

Sì, alcune di quelle di questo album le ho addirittura sentite in anteprima, mi pare a Campovolo.

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Smutniak, guardi che dopo la interrogo.

Faccia pure. Io sono pronta.

Ligabue ha definito la storia di Made in Italy "una delle tante vite che avrei potuto vivere". Quanto somiglia l'album al film?

In modo impressionante. Luciano è un regista attento, ha un modo di lavorare istintivo, ma anche una visione precisa. Ed è riuscito a creare un'atmosfera unica sul set, tutti si sono sentiti coinvolti.

Kasia Smutniak e Stefano Accorsi in una scena di Made in Italy

E alla fine eravate una specie di famiglia.

Ricordo il momento in cui noi attori ci siamo messi intorno a un tavolo con la sceneggiatura: ognuno leggeva la sua parte e Luciano le didascalie. A un certo punto ci siamo ritrovati tutti quanti commossi, una cosa assurda. Ma non è un film lacrimevole, il punto è che assomiglia troppo alle vite di ognuno di noi.

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Tutte queste vite qui, nel Made in Italy, quel po' di male al cuore

La canzone che dà il titolo all'album e al film è il canto d'amore (e dolore) di Riko, il protagonista, per l'Italia che va in rovina. Quanto la coinvolge?

Ho lo sguardo di chi vive tra due mondi, sto in Italia da quasi venticinque anni e la mia prospettiva di straniera non fa che acuire il mio dolore di italiana, coglie in pieno le possibilità che ha questo Paese e le sue occasioni sprecate. Quel continuare a ripetersi: «Che peccato!». Anzi, peggio: «Che cavolo!».

Kasia Smutniak indossa una camicia di seta di Equipment, longuette di pelle e decolletees con calze logate, Fendi.

Questo set l'ha portata a girare nell'operosa provincia padana, che cosa ci ha trovato?

Ho scoperto quanto caldo ci fa d'estate e quanto è culturalmente lontana da Roma. È un mondo che a Luciano sta a cuore: ha voluto rimanerci, ha mantenuto le sue radici, e lo sa raccontare molto bene. Il film descrive quella provincia lì e i legami tra le persone, quante cose cambiano e quante non cambiano mai.

Continuiamo con le canzoni. Io cito, lei commenta. Le va?

Mi sembra la cosa più giusta. Sta tutto lì.

Le regole sono saltate, le favole sono dimenticate

In G come giungla Ligabue denuncia una società, la nostra, in cui sono saltate morale ed empatia. È la stessa che stritola il protagonista Riko e sua moglie Sara.

Quando l'ho sentita per la prima volta, l'album doveva ancora uscire. Ha presente il momento in cui non conosci una canzone e ti concentri di più sulle parole? Ricordo quanto mi colpirono i versi feroci, la musica incalzante, la capacità di raccontare questo Paese senza retorica: le cose belle e quelle brutte.

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Un'altra scena del film Made in Italy, che è prodotto da Fandango in collaborazione con Medusa Film.

Il testo dice che non c'è più riparo: siamo tutti seduti su una polveriera, come la fa sentire?

Mi mette un po' d'ansia rispetto al futuro dei figli. Ma non bisogna neanche farsi troppo suggestionare. L'antidoto è il senso di responsabilità, fare bene attenzione alle conseguenze delle tue scelte. Nel film c'è un passaggio in cui il personaggio di Accorsi dice a suo figlio: "Non ti fare andare bene le cose, è un attimo che ti adatti".

Se le è mai fatta andare bene, lei, le cose?

Sì, certo, come tutti.

Chissà com'è la vita facile, chissà dov'è?Ce l'ha con me?

La vita facile è il miraggio di quelli a cui tocca camminare sempre in salita. Anche lei si aspetta una resa dei conti?

I bilanci uno li fa sempre, ma non credo molto nelle ricompense, è un ciclo: ci sono i momenti belli, quelli tranquilli, ma i grandi scossoni arrivano, prima o poi.

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Si sente in debito o in credito verso la vita?

Credito un cavolo! Io non sono in credito con nessuno (ride fragorosamente). No, la verità è che sono stata fortunata.

Mi chiamano tutti Riko. Mi chiamano ragazzo, non guardano l'età

Come si è trovata con Stefano Accorsi, che è un Riko ostinato, palpitante e passionale?

Eravamo in totale sintonia, è stato facile: in questo film ha una fisicità pazzesca, la stessa che aveva in Radiofreccia, in cui già era un figo della Madonna. Forse è Luciano a infondergli tutta quell'energia, questo personaggio gli ha concesso di misurarsi con un ruolo molto potente, ne fa di tutti i colori.

Con le tutte contraddizioni del maschio italiano: un po' serio un po' Peter Pan, leale e traditore, spaccone e fragilissimo.

È un ritratto convincente, non generalizzerei troppo.

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Come lo è la rappresentazione di quella sfera sacra e a noi inaccessibile che sono le amicizie maschili.

Uscire tra maschi, o femmine, si usa di più nel nord e centro Italia. A Roma di solito si esce in coppia. Infatti non si esce mai. Peccato.

Kasia Smutniak con un bomber di Stella McCartney e top Intimissimi.

Quei gruppi, soli maschi o sole femmine, sono in genere il luogo dell'assoluzione, in cui puoi confessare l'inconfessabile.

Lo so bene, ce l'ho anche io un gruppone femminile di sfogo, le risate più sincere le faccio lì.

Rutto libero?

Nooo, le donne fanno le peggio cose, ma quelle no.

E chissà com'è successo, dove c'era mare mosso, fra noi due c'è soltanto un lago piatto

Ligabue le ha affidato il ruolo di una donna che tiene la barra dritta in un rapporto che col tempo si appanna.

Perché è così: siamo noi che teniamo tutto insieme, con grandi sacrifici, a volte con qualche trascurabile distrazione, come accade a Sara. È bella la storia di questa coppia che cambia e si rimodella col tempo, che ha vissuto tanto, le cose belle e quelle brutte. Persino i momenti in cui si arriva a prendersi a schiaffi. Anzi, calci nel sedere, perché gli schiaffi sono fin troppo cinematografici. Un calcio nel sedere è più umiliante: solo una coppia che si è amata e ha vissuto tanto può uscire da lì e scoprire alla fine che ne vale ancora la pena. Mi piace davvero.

Conosce la ricetta per riuscirci?

La cosa che davvero li unisce nel loro questo caso è l'onestà, Sara ha la totale consapevolezza che la persona con cui sta è onesta. Un tradimento di lealtà è molto peggio di un tradimento carnale.

Lei ce l'ha la resilienza coniugale di Sara?

Massì, quella tenacia è dentro a ogni donna.

È venerdì, non mi rompete i coglioni

Con il lavoro che faccio per me non è mai venerdì, e non è mai neanche sabato.

Ogni tanto mollerà pure responsabilità e sensi di colpa...

Qualche anno fa avrei detto che purtroppo mi era impossibile. Oggi invece vado davvero fiera della leggerezza con cui a volte spengo il cellulare e sparisco, senza sensi di colpa. Con tutta quella retorica sulle responsabilità e gli impegni che ho respirato in una famiglia militare, in una Polonia attraversata da grandi cambiamenti, sono riuscita comunque a emanciparmi, almeno ci sto lavorando. E sto molto meglio dei miei genitori.

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Non ho dormito, ma ho visto l'alba. E dentro l'alba ho visto te

Questi versi di Un'altra realtà parlano di tutte le volte in cui gli affetti, la famiglia, ci riconciliano con la vita. Qual è il suo pensiero riconciliante?

A parte i figli, naturalmente, si sono aggiunte delle presenze.

Chi sono?

Amici d'infanzia, o di vecchia data: è una scoperta di poco tempo fa. In fondo chi ti conosce davvero? Chi ti ha visto crescere, chi sa che le parole che usi sono quelle di tua madre e di tuo padre. Sanno chi sei veramente e ti ricordano che non c'è bisogno di fingere: a chi vuoi vendere certe fesserie? Queste presenze mi hanno confermato una cosa bella: non credo di essere cambiata poi tanto.

Come hanno fatto presto a cambiare faccia, appena spento il microfono

Le dice qualcosa?

E vabbè questo è il mondo mio, tanto sbattimento per niente. Tanta fatica per che cosa?

Conoscendola anche solo un po', mi sento di dire che in fondo non le dispiace.

Ha ragione, è anche un sollievo sapere che qualsiasi cosa tu faccia, non ti devi preoccupare: non durerà troppo.

Kasia Smutniak con chiodo d'ecopelle di Sisley.

(Hanno collaborato Roberta Astarita e Francesca Donnarumma. Trucco Alessandra Casoni@ Freelancer. Capelli Daniele Falzone@Atomo Management using Kérastase Aura Botanica Lait de Soie).

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