Elogio dei bagnini, seduttori e femministi: un documentario li celebra

Erano i cavalieri (e i vitelloni) delle spiagge, ora rischiano l'estinzione: un docu parla di loro, i migliori amici delle donne

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Volti coriacei, chiome ispessite dal sale e dal vento, torsi gonfi, occhi strizzati dietro le lenti scure. E l'immancabile maglietta rossa. Quello del bagnino è l'archetipo di maschio italiano più fedele a se stesso: da Ventimiglia a Riccione, da Jesolo a Nettuno, si assomigliano un po' tutti: baluardi rocciosi della sicurezza e dell'ordine sul litorale, armati di pala e pattino, angeli del mare un po' vitelloni un po' cavalieri, custodi di segreti e leggende del popolo della spiaggia. «Sacerdoti dell'arenile, con il fischietto al posto della croce», sintetizza lo psichiatra e psicanalista romagnolo Ugo Amati in Bagnini & bagnanti, documentario di Fabio Paleari presentato in anteprima al Biografilm festival, ora in giro nei cinema e nelle arene estive (facebook.com/bagniniebagnanti): viaggio lungo le spiagge italiane, tra bagnini giovani e di lungo corso, l'appeal salmastro spesso appannato da pance e stempiature.

Un'immagine tratta da Bagnini & bagnanti.
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Una galleria di facce e testimonianze che fotografa l'evoluzione del costume e della società. «A noi i Baywatch ci fanno un baffo», commenta spaccone uno degli intervistati, alludendo alla celebre serie americana che ha esportato oltreoceano il mito degli eroi della spiaggia, da poco diventata anche un film, non memorabile, con Zac Efron. Ma il sex appeal dei lavoratori balneari non è celebrato solo a Hollywood: è un bagnino (vero) anche il nuovo protagonista della pubblicità della carne Montana, che ha pensionato il polveroso Gringo, ruvido cowboy col poncho, sostituendolo con un modello di macho più svestito e disponibile.

La locandina di Bagnini & bagnanti.

«I bagnini sono i nostri cowboy», reagisce Paleari «i nostri ultimi cowboy: orgogliosi e positivi». Gli ultimi, perché Bagnini & bagnanti è soprattutto la cronaca di un'estinzione annunciata, alimentata dalla snaturante separazione delle funzioni tra addetti al salvataggio in mare e "guardaspiagge"; da stipendi inadeguati alle giornate lavorative di 14 ore, che – è notizia di questi giorni – lasciano ormai i bandi di reclutamento deserti. Ad accomunarli ai cowboy è il nomadismo stagionale. Chi non s'è chiesto almeno una volta dove migrino i bagnini d'inverno? La risposta ce la dà Paleari: «I primi bagnini erano ortolani, scendevano dalle campagne all'inizio dell'estate e con la chiusura della stagione tornavano ai loro orti. Ora molti viaggiano, è gente di mare dopotutto, vanno a caccia di onde in Nuova Zelanda, aprono scuole di kite in Giamaica. La vera scoperta – praticamente uno scoop! – è che, pur di evitare la routine di un lavoro dalle 9 alle 17, alcuni si reiventano pure maestri di sci». Un tempo, si racconta nel film, si recavano in visita dalle "nordiche" conquistate in estate: «Andavamo su a svuotargli il frigo», confessa uno di loro «ma abbiamo sempre fatto bella figura, veh!».

Il latin lover è un'invenzione delle straniere a cui i nostri bagnini si sono adeguati con professionalità

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Bagnini & bagnanti indaga senza reticenza sulle celebrate virtù amatorie: più che una vocazione, un adeguamento professionale alla spietata legge della domanda e dell'offerta. In soldoni: a partire dagli Anni 60, vagonate di svedesi, tedesche, olandesi hanno cominciato a sbarcare in Romagna, vivaio della cultura bagnina, con l'obiettivo esplicito di divertirsi: giovani, smaliziate e molto emancipate, si contendevano il record di bagnini broccolati. «A questo scopo si organizzavano trasferte a bordo di charter dedicati», spiega il regista «è così che sono nati i primi voli low cost». «Noi eravamo il vero ufficio del turismo all'epoca», ricordano loro «al bagnino si chiedevano le previsioni meteo o il posto migliore dove andare fare serata». Naturale che a fine giornata i nostri eroi si impegnassero con lo stesso zelo a facilitare una conclusione in bellezza. I racconti traboccano di aneddoti gustosi sulle uscite galanti, a due, in doppia coppia o in gruppo, dizionari alla mano, alla volta di pinete e cabine-scannatoi. «Il latin lover è un'invenzione delle straniere più che una vocazione nostrana», conclude Paleari. A cui i nostri connazionali, va detto, si sono adeguati con grande professionalità: «Ne andava dell'orgoglio nazionale», commenta con un sorriso storto uno dei più stagionati.

Due bagnini nel 1929 in una piscina di Chicago.

«Esemplare è la storia dello Zanza, uno da 3-400 donne a stagione, capelli lunghi e biondi, catene d'oro: le straniere impazzivano per lui, c'era letteralmente la fila», continua Paleari «l'abbiamo intervistato, ma non ha voluto apparire. Non ha più capelli, è sdentato, cicciotto. Ci ha detto: "Non voglio che mi vedano così" e noi per rispetto lo abbiamo tagliato».

Lifeguards in formation è il titolo di questa foto scattata in Florida. nel 1939

Che poi in fondo questa leva di maschi allevata sulle spiagge da un'educazione sentimentale spregiudicata, in cui «erano le donne a scegliere, a dare le carte», è la prima categoria sdoganata di uomini-oggetto. Interrogati sull'essenza dell'amore, i bagnini intervistati forniscono risposte vaghe e inafferabili: «Sono incapaci di amare, non sviluppano il complesso di castrazione», commenta lo psichiatra Amati. «Il loro ruolo li ha quasi trasformati in filosofi delle relazioni sentimentali», dissente Paleari. Ma al di là del sessismo cameratesco e sgangherato che condisce la cronaca delle loro avventure, i bagnini si rivelano leali paladini dell'emancipazione femminile. «Paradossalmente, il loro declino ha coinciso con la liberazione delle coetanee italiane», nota Paleari, le grandi escluse da questo decennale gioco erotico, sempre imbrigliate tra famiglie e mariti. E così, proprio ora che potremmo cominciare a solidarizzare senza tanti sensi di colpa, ci tocca rimpiangerli.

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