Donald Trump non detesta le sue donne

​Il miliardario americano in corsa per diventare presidente Usa giura di amare le donne (anche se il 73% delle elettrici americane lo detesta) e quelle che hanno a che fare con lui confermano che sa come prendersi cura di loro

Donald Trump è detestato dal 73 per cento delle elettrici americane ma le sue donne giurano che sa come prendersi cura di loro.

Donald Trump incarna un tipo d'uomo detestabile: il gradasso milionario. Quello che, per ragioni spesso non riconducibili a un esplicito carisma intellettuale, è stato sempre piuttosto conteso, e per questo si crede esperto di donne, e autorizzato a trattare l'intero genere con sussiego antropologico (dopotutto: se lui ne ha sempre trovata almeno una disposta a stargli accanto, tanto furbe queste femmine non possono essere).

«Io so come prendermi cura delle donne, e posso fare per loro cose che nessun altro è capace di fare», ha detto Trump l'anno scorso alla Cnn. E in effetti tutte e tre le sue mogli hanno sistematicamente lasciato trapelare indiscrezioni lusinghiere sulla sua potenza sessuale, e fino al 2015 è stato proprietario della Miss Universe, l'organizzazione che gestisce i maggiori concorsi di bellezza americani. Dal suo punto di vista, praticamente un benefattore.

Ciononostante il 73% delle potenziali elettrici lo disapprova – almeno, quando deve fare bella figura nei sondaggi. Ma «non importa cosa dicono i giornali, finché hai al tuo fianco un clamoroso pezzo di figa», sostiene lui. E le donne di cui si circonda – parenti, affini o dipendenti – sembrano essere convenientemente d'accordo. Ecco chi (e come) sono.

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Ivana, la prima moglie

Per noi che siamo cresciute negli anni Ottanta le coppie di potere sono fatte così: lui Donald, lei Ivana, infissi in oro zecchino. È stata l'unica pressoché coetanea, l'unica con acconciature e manie di grandezza paragonabili.

Ha iniziato raccontando una bugia: sosteneva di essere nella squadra cecoslovacca di sci, invece era solo una modella con amici canadesi che stava bene vestita da atleta, a New York per promuovere le Olimpiadi di Montreal del '76. Si sposarono l'anno dopo. Venne mollata nel 1990 (per una certa Marla Maples) dopo tre figli e un opulento indennizzo, ma è ancora quella che lo capisce meglio di tutti.

«Il governo messicano ci manda i criminali, bisognerebbe costruire un muro», sostiene lui. Precisa lei: «Possono venire, ma solo se hanno un lavoro vero. Perché l'America ha bisogno di immigrati: chi ci pulisce le case, sennò?»

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Ivanka, la figlia modella

È la più presentabile, da subito arruolata in quanto femmina emancipata, bionda fotogenica, figlia abituata alla ribalta, mamma sempre incinta di piccoli Trump. Con la pancia a favore di Instagram ha partecipato a dozzine di comizi, lo scorso inverno, e ogni volta papà raccontava dal palco: «"Ivanka", le ho detto, "sarebbe proprio bello se facessi nascere il tuo bambino qui in Iowa/New Hampshire/South Carolina"».

Lei sorrideva, conservando timorato riserbo sulla data presunta del parto. Il figlio, naturalmente, è nato a New York in primavera, nella suite ospedaliera allo scopo prenotata. L'approccio meticolosamente militare di Ivanka all'esistenza non prevede improvvisazione. Eppure non ha votato alle primarie di New York perché non è riuscita a iscriversi in tempo alle liste del partito. Che (poco credibile) sciatteria.

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Marla, la sfasciafamiglie

Tra i benefici collaterali della campagna presidenziale di Trump c'è il ritorno di Marla Maples, la sfasciafamiglie rampicante che all'inizio degli anni Novanta si fece sposare in un tripudio di pizzo, diamanti e malelingue – «Che razza di figlio ho messo al mondo?», si era indignata persino la madre di Donald, schierata con Ivana martire e quei poveri bambini abbandonati.

A marzo di quest'anno Marla ha debuttato come sfavillante concorrente a Dancing with the stars: è durata quattro settimane, abbastanza per decidere di voler tentare una carriera nel musical e cercare il perdono di Ivana. In quest'ordine, suppongo.

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Tiffany, la figlia cadetta

Fino all'anno scorso era una ragazzina ricca dell'Instagram, studentessa all'Università di Pennsylvania con paghetta da ereditiera e amicizie altolocate. Adesso Tiffany – come la gioielleria – prova a riciclarsi nel ruolo di cadetta alla mano: mamma Marla la salutista voleva darle per merenda cioccolato fatto in casa, ma Donald la portava di nascosto al negozio di caramelle della Trump Tower. E pure se, dopo il divorzio, non hanno passato tanto tempo insieme – solo un paio di settimane all'anno nella esemplare tenuta di Mar-a-Lago in Florida – è riuscita a coltivare anche da grande qualche interesse in comune col papà: la predilezione per hamburger e patatine dopo una giornata pesante, e la faccia tosta per spararle grosse, prima.

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Melania, la moglie trofeo

Nella foto scattata da Mario Testino per la copertina di Vogue subito dopo le nozze, nel 2005, Melania aveva 35 anni: 24 in meno del marito. Da allora la differenza di età sembra annullata: lui è giusto un poco più arancione, lei ha assunto la specifica morfologia anagraficamente indefinibile delle donne ricche di pessimo gusto. Già in un'intervista del 1999 (quando era ancora una modella slovena, si frequentavano da un anno, e Trump esplorava la possibilità di una candidatura) si preparava alla Casa Bianca: «Sarei una First Lady classica, come Betty Ford o Jackie Kennedy».

Stavolta, forse per scaramanzia, all'inizio ha ostentato tacito sostegno. Solo a gennaio, seduta su un piccolo trono d'oro e broccati, ha raccontato di essere una donna semplice, una mamma affettuosa, una moglie devota e finalmente addestrata a parlare in pubblico.

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Katrina, la portavoce

Nel 2008 votò per Barack Obama, poi se ne disamorò. E dopo una breve esperienza nello staff di Ted Cruz, dallo scorso autunno Katrina Pierson è la portavoce ufficiale di Donald Trump, e l'incarnazione di ogni suo sogno più selvaggio. Una che per illustrare in tv la propria opinione sulla questione delle armi si è messa una collana di proiettili, e a chi s'indignava ha risposto: «La prossima volta ne metterò una di feti morti», per sostenere la causa antiabortista. Visto il talento per gli accessori, medita di lanciare una linea di moda.

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