Il mondo visto dagli Emmy

È la sagra della tv. Celebrata domenica scorsa a Los Angeles, la notte degli Emmy, oltre che lo stato della televisione, illustra come siamo fatte noi che la guardiamo

Si è svolta anche quest'anno, con il trionfo consueto de Il trono di spade e qualche new entry interessante, la notte degli Emmy: i premi della tv. Che come sempre, oltre a premiare il meglio del piccolo schermo, rivela qualcosa di noi che lo guardiamo.

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Siamo abitudinarie

Ogni anno ci poniamo le stesse domande, e ci diamo le stesse risposte. Cosa diavolo è una "serie limitata"? (Quella che ha una storia lunga una stagione). Perché Transparent è candidata tra le commedie? (Perché gli episodi durano mezz'ora). Chi ha vinto nella categoria "Drama"? (Il trono di spade: con 38 Emmy, la serie più premiata di sempre).

Siamo tolleranti

Almeno in pubblico. «A Hollywood, c'è una sola cosa più importante della diversità: vantarsi di quanta importanza viene data alla diversità», ha detto Jimmy Kimmel nel monologo d'apertura. Jeffrey Tambor, che ha vinto (ancora) come protagonista di Transparent, vorrebbe «essere l'ultimo uomo cisgender nel ruolo di una donna trans. Dobbiamo restituire a loro le loro storie». O più sinteticamente: «Abbattere il patriarcato», come ha strillato la regista (pure premiata) Jill Soloway.

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Preferiamo le donne in politica

Però squinternate. Quindi nessun premio a Robin Wright/Claire Underwood, altera e irraggiungibile regina di House of Cards, ma il quinto Emmy consecutivo – il nono in carriera – per Julia Louis-Dreyfus, la (vice) presidente di Veep, miglior serie comica: «Quando abbiamo iniziato facevamo satira, adesso sembra più un documentario di denuncia».

Ci piacciono le storie vere

Ma vorremmo cambiare il finale. Sarah Paulson ha ritirato il premio accompagnata dalla vera Marcia Clark, il pubblico ministero – massacrata dall'opinione pubblica – cui offre umano riscatto in American Crime Story: il caso O. J. Simpson. Un trionfo in nove Emmy, tra cui miglior "serie limitata".

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Crediamo ancora a tutto

Basta saperlo raccontare. Rami Malek ha vinto come miglior attore protagonista per Mr. Robot, e reso omaggio alla parte più alienata di noi. Ma più sorprendente è stata la statuetta a Tatiana Maslany, che in Orphan Black incarna le cinque protagoniste, e almeno altrettanti cloni di passaggio: un'enciclopedia esaustiva della natura femminile. Più che un esercizio di stile, un trucco di magia.

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