Woody Allen e i suoi figli, ritratto di famiglia

La figlia Dylan lo accusa di averla ​molestata quando aveva sette anni, la figliastra Soon-Yi lo ha sposato a 27, il figlio Ronan forse è di Frank Sinatra: tutta la storia di Woody Allen

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Mia Farrow non conosce riposo. Dopo aver passato una vita a battersi per l'abolizione dell'infanzia infelice nel mondo (prima di diventare ambasciatrice dell'UNICEF, ha adottato 11 bambini particolarmente disgraziati), ha deciso di ripercorrere le dolorose vicende familiari in un'intervista pubblicata sul numero di novembre del Vanity Fair americano. E ha pensato bene di aggiungere, alla clamorosa collezione di aneddoti familiari, un elemento nuovo: Ronan Farrow, l'unico figlio biologico di Woody Allen, potrebbe essere invece figlio di Frank Sinatra, primo marito e amore mai interrotto. I due si somigliano parecchio, in effetti. Ma è pur vero che Ronan è identico sua madre. E sua madre – che da giovane somigliava spaventosamente a Frank Sinatra – ha sempre avuto un debole per le verità indimostrabili.

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Quando avevo ancora qualche certezza, Mia Farrow abitava nell'Upper West Side di Manhattan con i suoi primi nove figli: sei avuti dal matrimonio con André Previn (tre biologici: Matthew, Sascha e Fletcher; tre adottivi: Lark, Daisy, e una certa Soon-Yi), e tre arrivati negli anni con Woody Allen (due adottivi: Moses e Dylan; uno biologico: Ronan, allora detto Satchel). Allen, invece, viveva dall'altra parte di Central Park, ma raggiungeva la tribù ogni mattina prima di colazione, e tutte le sere per la buonanotte – o almeno: così raccontava. E a me sembrava quasi di vederli: l'appartamento nell'Upper West era quello in cui Allen aveva girato Hannah e le sue sorelle nel 1986, con Mia Farrow nella parte di Hannah, la madre di Mia Farrow nella parte della madre di Hannah, e i figli nella parte dei figli. Il gruppo di famiglia in quell'interno era nevrotico, ma a suo modo rassicurante. Non ero pronta per il colpo di scena.

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Il 13 gennaio 1992, Mia trovò nell'appartamento di Woody le polaroid di Soon-Yi nuda, inequivocabilmente a gambe aperte. Tornò a casa, e informò la famiglia: «Woody si scopa Soon-Yi». Allen la raggiunse, lei urlò, lui confessò, lei pianse, lui si scusò, lei fece un bagno. Poi cenarono tutti insieme. «Fu una cena silenziosa, all'insegna dello sbigottimento. Poi arrivò Woody che prese posto accanto a Dylan come se nulla fosse accaduto, disse ciao a tutti e cominciò a chiacchierare con i due più piccoli. Uno dopo l'altro, Lark, Daisy, Fletcher, Sascha e Moses presero i rispettivi piatti e sparirono nelle loro camere chiudendo le porte» – racconta nell'autobiografia (Quel che si perde, 1997).

In quei giorni, il regista e l'attrice stavano finendo di girare Mariti e Mogli: un trattato di diagnostica matrimoniale per immagini. Nel film Allen è Gabe, uno scrittore infatuato di una studentessa ventunenne; Farrow è sua moglie Judy, eterna scontenta, descritta come «una passivo-aggressiva: è sempre lì che "Povera me, lasciatemi perdere", e ottiene sempre quel che vuole». E pure se Allen ha respinto ogni imputazione autobiografica – e noi ci sforziamo ogni volta di non sapere che, quando sullo schermo Judy lascia Gabe, qualcosa di enorme sta succedendo davvero – è impossibile resistere alla tentazione di annuire vigorosamente. Perché sì: Mia Farrow è proprio quel tipo di lamentosa lì. Quella che si nota di più se rimane in disparte, con gli occhioni sgranati davanti agli orrori del mondo.

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L'autobiografia di Mia Farrow inizia significativamente così: «Avevo nove anni quando la mia infanzia terminò». A quell'età, nello specifico, Mia fu vittima di un'epidemia di poliomielite a Los Angeles. Sopravvissuta per miracolo, e con un inestinguibile senso di colpa, dal Natale successivo cominciò a organizzare recite a pagamento per raccogliere fondi contro la malattia. Come se non bastasse: a 13 anni perse un fratello in un incidente aereo; a 17 ignorò per tutt'una sera le telefonate del padre, che il giorno dopo venne trovato morto con la cornetta in mano. Evidentemente in cerca di stabilità, nel 1966 sposò Frank Sinatra: lei aveva 21 anni, lui 50. Il matrimonio durò diciotto mesi. Ciononostante, 24 anni dopo, terrorizzata dalla possibile reazione di Woody alla scoperta della tresca con Soon-Yi, Mia chiamò Sinatra per chiedere aiuto. «Non preoccuparti di niente» – le rispose lui. E mandò uno scagnozzo a rassicurarla. È così che si riconoscono i grandi amori.

Per qualche mese, dopo la scoperta delle foto, Mia Farrow riuscì a mantenere una relativa calma. Non impedì a Woody Allen di frequentare i ragazzi, né rese pubblica la faccenda. Ma a ridosso della data fissata per la firma dell'affidamento, la situazione precipitò: Mia accusò Woody di aver abusato di Dylan, aggiungendo che, da almeno due anni, gli incontri tra padre e figlia avvenivano sotto supervisione per via del «comportamento inappropriato» di lui, che per questo era in terapia. Il pediatra che visitò Dylan non rilevò tracce fisiche di abuso, e riscontrò alcune contraddizioni nel racconto della bambina. Ciononostante, riportò doverosamente la denuncia alle autorità. Allen respinse ogni accusa: «Era una cosa assurda, malata. Non potevo permettere che i ragazzi crescessero in un clima del genere, e feci richiesta per l'affidamento esclusivo». Per la prima volta in vita sua, fu costretto a convocare una conferenza stampa per discutere gli affari suoi. Definì le accuse come manipolazioni morbose di una donna tradita, e francamente non capiva dove fosse lo scandalo. Dopotutto, si era solo innamorato della figlia adottiva della sua fidanzata: una contingenza sfortunata, ma moralmente irrilevante.

La Corte Suprema dello Stato di New York, l'anno successivo, dichiarò non dimostrabili le accuse di molestie, ma in via precauzionale vietò a Woody Allen di frequentare Dylan, e affidò i tre figli a Mia Farrow. Da allora, nessuno dei tanti ha mantenuto contatti col regista. Ma è Ronan l'orgoglio della mamma. Ha 25 anni, e un curriculum strabiliante: laureato prodigio a Yale, consulente nella prima amministrazione Obama per le relazioni con le ONG, e poi responsabile delle politiche mondiali per la gioventù insieme a Hillary Cinton, l'anno prossimo condurrà un talk-show sulla MSNBC. Incredibilmente, ha pure tempo da perdere su Twitter. E quando è rimbalzata la notizia della paternità alternativa, ha scelto di rispondere. Con l'ironia spiazzante di chi riconosce nei dettagli lampi precisi di verità universale, e un qual talento per incantare le platee, Ronan ha liquidato la questione in meno di 160 caratteri. 

«Datemi retta, siamo tutti probabilmente figli di Frank Sinatra». Chissà da chi avrà preso.

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