Con le accuse di molestie a Fausto Brizzi lo scandalo Weinstein approda in Italia, e ora?

Mentre si allunga il bollettino di molestatori (veri o presunti) e molestati, il caso Weinstein apre il fronte italiano: se la legge non basta a proteggerci, la rivoluzione deve partire da noi

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L'ultimo della lista sarebbe il regista Fausto Brizzi: nell'inchiesta de Le Iene, 10 tra attrici esordienti e modelle lo accusano di molestie e violenze.

Fausto Brizzi, accusato di molestie da dieci ragazze in un servizio de Le Iene.
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È il secondo nome famoso (dopo Giuseppe Tornatore), di certo non l'ultimo, emerso nella deriva italiana del caso Weinstein, che ovunque decapita governi, istituzioni e teste illustri, ben oltre Hollywood. Eve Ensler, autrice dei Monologhi della vagina la saluta come «una rivoluzione: nulla sarà come prima». In attesa di vedere al di là del polverone, ci allarma il modo con cui la gogna mediatica tritura nomi e reputazioni, spesso senza accertamenti approfonditi e facendo di ogni erba un fascio, tra stupratori, stalker, molestatori e corteggiatori insistenti. Una confusione che indebolisce la forza delle donne che denunciano, un cortocircuito che avvalla un sistema di prevaricazione secolare e sommerso.

Eve Ensler, autrice de I monologhi della vagina.
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La zona cieca

Una donna su tre, dice l'Istat, ha subito nella sua vita una violenza fisica o sessuale: basta questo dato a immaginare come il bollettino di guerra di questi giorni sia solo la punta dell'iceberg di un esercito di predatori tra le cui fila si contano, lo abbiamo appurato, anche uomini intelligenti e stimati. Per spezzare l'incredulità delle anime belle, la scrittrice Nina Burleigh, in un pezzo su Newsweek intitolato When pigs fly (quando i maiali volano, ndr) introduce il concetto di "giardino del pene", un angolo cieco del cervello primitivo maschile: «come quell'altro paradiso primordiale – il giardino dell'Eden. Gli uomini cercano da millenni di ricrearne l'habitat sulla Terra», muovendosi nelle zone grigie in cui riescono a esercitare qualche forma di controllo.

Asia Argento, la principale accusatrice italiana di Harvey Weinstein.
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Cos'è una molestia

Come proteggerci? Innanzitutto avendo chiaro da cosa dobbiamo difenderci. «Occorre distinguere tra violenza sessuale e molestie», spiega l'avvocato Lorenzo Puglisi, fondatore di Sos Stalking. «È violenza sessuale quando c'è un contatto fisico, anche fugace o isolato, tra un soggetto attivo e uno passivo che non può opporsi perché costretto con la violenza o la minaccia. Molestie, invece, sono espressioni volgari a sfondo sessuale o un corteggiamento invasivo e insistito». Lo stalking? «Molestie ripetute». Sia la violenza sessuale che la molestia sono reati. Non perseguibili d'ufficio (salvo alcuni casi): «È la vittima che deve sporgere querela, ha sei mesi di tempo e la denuncia non può essere ritirata. Non basta una transazione economica per cancellare il reato». Le leggi dunque ci sono, basta applicarle, precisa Puglisi. «Ma quello che serve qui è una rivoluzione sociale e culturale».

Sollevato il polverone è ora di passare ai fatti: cosa possiamo fare per rendere più sicure le donne nei luoghi di lavoro?

Un sistema malato

È infatti spesso il sistema che protegge le mele marce e nasconde gli abusi; nel caso delle ragazze interpellate da Le Iene, erano gli agenti a sconsigliare la denuncia. «Bisogna capire chi manda queste attrici a casa di registi e produttori, eludendo i casting regolari», racconta un professionista del cinema che vuole restare anonimo. «Tutto dipende dalla spietatezza dell'agenzia», conferma un'altra fonte, «ci sono agenti che non esitano a spingere le attrici nei letti di registi e produttori. Ma i provini seri si fanno nelle case di produzione, in presenza almeno di un operatore a filmare».

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Lavorare sicure

E se le leggi non bastano, forse occorre che la promuovano le donne, la rivoluzione sociale e culturale. Cominciando a proporre buone pratiche e policy anti-abuso. Usiamo questo polverone per alzare l'asticella della sicurezza. Serve un perimetro di regole chiare in cui muoversi. Per non tornare in quell'angolo cieco in cui tutto è possibile: hic sunt leones.

Tea Falco, una delle attrici che ha confessato di essere stata vittima di molestie a Le Iene.
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Ripartiamo da qui (l'autodifesa in 5 punti)

Cosa fare ora che la sistematicità degli abusi in certi ambienti è venuta alla luce? Pensiamo si possa ripartire da qui, tutte insieme. Diciamo «tutte», perché siamo una redazione a maggioranza femminile – un luogo privilegiato quando si parla di molestie. Ma sappiamo anche che la tutela del più debole dalla gestione discrezionale del potere non è solo una questione di genere. Ecco le nostre proposte.

La marcia delle donne contro le molestie a Los Angeles.

1. Sorveglianza

Il provino in salotto, certo. Ma anche il colloquio senza testimoni, o l'esame a porte chiuse: sono imbarazzi nei quali tutte siamo incorse, prima o poi, consapevoli dell'ambiguità latente. Pertanto è necessario stabilire – ambito per ambito, azienda per azienda – regole d'ingaggio trasparenti e condivise.

2. Rifiuto collettivo

L'abuso di potere è un sistema ma le donne non devono rendersene complici. In questo momento ogni denuncia ha una ricaduta, ma per rendere permanente il biasimo sociale serve aderire – tutti, tutte, sempre – a un sistema di valori alternativo. Ottenere tutele è cruciale, non accettare scorciatoie è necessario.

Gwyneth Paltrow, ha confessato di essersi dovuta difendere, a 22 anni, dall'aggressione di Weinstein

3. Responsabilità

Le donne di potere sono poche, e hanno già una vita complicata. Ma sono anche in grado di operare il cambiamento con forza uguale e contraria: riconoscendo le dinamiche, accogliendo i disagi, realizzando spazi sicuri.

4. Educazione

Sono le madri che devono insegnare ai figli il rispetto per le donne, e nozioni elementari di parità – si dice sempre. Ma sono pure i padri, che devono superare la loro funzione rassicurante di genitore ausiliario, e dimostrarsi all'altezza di un ruolo esemplare autonomo (come ha fatto per esempio il premier canadese Justin Trudeau).

Angelina Jolie, anche lei ha raccontato di aver respinto, in passato, le avances di Weinstein

5. Consapevolezza

Non siamo il sesso debole: smettiamo di sentirci vittime. Assumiamoci la responsabilità delle nostre azioni, e pure quella dei nostri errori. Umani, oltre che professionali. È una potentissima forma di libertà.

(nella foto d'apertura, in alto da sinistra: Harvey Weinstein, Angelina Jolie, Kevin Spacey, Dustin Hoffman, Asia Argento, Rose McGowan; in basso da sinistra, Fausto Brizzi, Gwyneth Paltrow, Louis CK, Miriana Trevisan, Ben Affleck, Ashley Judd)

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