Femminicidio: troppo facile dire che è stato un raptus

Patrizia Formica è stata accoltellata nel sonno dal compagno e lui si è costituito dando la colpa a un raptus: in realtà, le dinamiche nascoste dietro queste tragedie fanno delle donne delle cittadine di secondo grado

È solo l'ultimo caso di femminicidio in ordine di tempo (nel momento in cui scriviamo): Patrizia Formica, 47 anni, accoltellata nel sonno dal compagno Salvatore Pirronello, 52 anni. Erano entrambi divorziati, si conoscevano da pochi mesi, convivevano da due. Lui si è costituito dicendo che è stato un raptus. Lei, poche ore prima, ha postato su Facebook che era felice. L'ultimo messaggio: «Insieme appassionatamente». Come mai? «Difficile fare un'ipotesi, bisognerebbe aver conosciuto Patrizia. A volte entrano in gioco i nostri desideri», ipotizza Anna Oliverio Ferraris, psicoterapeuta e docente di Psicologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma. «Più parlo di una cosa più sembra vera, se sono felice, se lo comunico... poi sarà vero. Lo avrà scritto per comunicarlo agli amici, a chi conosceva». Un messaggio di buon augurio per il suo futuro.

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«E basta parlare di raptus», si infervora Chiara Capraro, di Chayn Italia (chaynitalia.org), il collettivo femminile online che si batte contro la violenza di genere. «Parliamo piuttosto delle dinamiche nascoste dietro queste tragedie che fanno delle donne delle cittadine di secondo grado. Il femminicidio è solo l'atto finale, se continuiamo a definire questa violenza "un raptus" non facciamo altro che giustificare chi l'ha commessa». Le donne fanno fatica a riconoscere una relazione violenta e Chayn le aiuta con guide e consigli di esperti. «Colpa degli stereotipi di genere che iniziano da bambini, dobbiamo partire dall'educazione, dall'applicazione delle leggi, dall'obbligo del governo di finanziare i centri antiviolenza, le case rifugio». E conclude: «Basta parlare di folle gesto: ogni settimana vengono uccise in media due donne, non è follia. È l'espressione di una società maschilista e misogina».

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