Brexit: il referendum del Regno Unito visto dagli inglesi

Il 23 giugno  i cittadini britannici decidono se uscire o no dall'Unione Europea, un argomento che sta spaccando in due il Paese: il voto virtuale di Gioia! è «no», ma cosa ne pensano i diretti interessati? Ecco i possibili scenari

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«Uscire dall'Europa sarebbe una catastrofe. Voterò al referendum e voterò per restare». Lo dice il Diavolo, è il caso di dargli retta. Insomma, non proprio il Diavolo, ma Tom Ellis, il fascinoso interprete di Lucifer nell'omonima serie tv. «Voterò per posta, sarò già sul set a Vancouver per girare la seconda stagione». Grazie per lo scoop, ma soprattutto per aver condiviso l'opinione di un gallese su quella che potrebbe essere una svolta epocale nel panorama politico, economico e sociale del vecchio continente. Il 23 giugno il Regno Unito è chiamato a decidere se restare o meno all'interno dell'Unione Europea. Un argomento che sta spaccando in due il Paese, con gli ultimi sondaggi che danno il fronte di Brexit (l'uscita dall'Europa) in leggero vantaggio, mentre i bookmaker scommettono sulla permanenza in Europa. Sono gli stessi che davano il Leicester 5.000 a 1, e forse c'è di che preoccuparsi.

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D'altronde che il regno britannico abbia dei problemi si sa: ha appena subito il referendum scozzese pro indipendenza, una questione tutt'altro che chiusa. «Non era il momento giusto», ci ha infatti detto James McAvoy, lo scozzese Professor Xavier della saga Marvel di X-men. «E non credo ci sia l'intenzione di uscire dall'Europa, sarebbe un errore». Un pensiero condiviso dal suo conterraneo Michael, 25 anni, già una carriera avviata nella City. «Voterò per restare in Europa, perché quando faremo nuovamente il referendum per l'indipendenza, voglio che la Scozia ne faccia parte». Idee chiare, come quelle di Sebastian, 22 anni, collega in ufficio e al tavolo del pub dove li abbiamo incontrati. 

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«Voterò per Brexit, c'è bisogno di un cambio radicale per far ripartire il Paese. È un discorso economico, abbiamo buone performance nell'Unione, ma da soli possiamo essere più competitivi».

Le conseguenze di un'eventuale uscita dalla Ue non sono chiare a nessuno, soprattutto ai milioni di residenti stranieri che vivono nel Regno Unito, forza lavoro fondamentale per il Paese anche per il contributo di creatività e talento che hanno portato nel tessuto produttivo inglese. Siamo andati a trovare Marcello Minale, la cui agenzia di comunicazione, la Minale Tattersfield, fondata dal padre, è una delle più importanti di Londra (hanno realizzato, tra l'altro, lo storico brand di Harrods). 

«Mio padre era italiano, mia madre svedese, mia moglie è tedesca, sono nato a Londra, i miei figli parlano tre lingue. Voterò per restare, l'Inghilterra fuori dall'Europa è impensabile per me e sarebbe un errore tremendo, a livello economico e sociale, ma soprattutto politico, ne usciremmo profondamente indeboliti».

Minale è anche uno dei produttori di Influx, documentario sugli italiani a Londra diretto da Luca Vullo, che vedrà la sua anteprima mondiale nella capitale inglese il 22 giugno, un giorno prima del referendum. Intanto, i 600.000 Italian londoners continuano a chiedersi che ne sarà di loro se dovesse passare Brexit. Lo abbiamo chiesto ad Angelo Boccato, giornalista di politica internazionale che ha sostenuto attivamente il fronte del no. «Di fatto non c'è niente di definito, non si sa se avremo bisogno di un visto, magari basato su un punteggio di merito, come accade in Australia, o chissà cos'altro. Per chi già lavora ed è radicato qui non dovrebbe cambiare niente. Lo stesso non è certo per chi arriverà in seguito. E non dimentichiamo che ci sono due milioni di cittadini inglesi che vivono nel resto dell'Unione Europea. Anche loro potrebbero subire delle conseguenze, come ha già preconizzato il Primo ministro spagnolo».

Ma ci sono anche inglesi che non si curano troppo dei futuri scenari possibili. Ninette, per esempio, 29 anni, blogger e fotografa. L'abbiamo incontrata a Dalston, quartiere molto hipster di North London.

«Non andrò a votare, non mi interessa, non avrebbe comunque alcuna conseguenza sulla mia vita, dato che già vivo in un sistema che non mi protegge perché sono nera».

 Insomma, per molti il melting pot londinese ha le sue falle. Non per Hussein, 25 anni, ragioniere in un'importante ditta londinese. «Mio padre è pakistano, mia madre gallese, sono nato in Germania, sono a Londra da 20 anni ed è un posto magnifico dove vivere. Voterò per restare, soprattutto per i benefici che l'economia inglese continuerebbe a trarre dall'essere in Europa. Se uscissimo, i prezzi di importazioni ed esportazioni crescerebbero in maniera insostenibile e per il Paese sarebbe un disastro».

Purtroppo anche nel Regno Unito spira un vento nazionalista, conseguenza delle politiche sull'immigrazione dell'Unione Europea. E che spinge persone come William, 33 anni, anche lui contabile nella City, a scelte diverse.  

«Voterò per lasciare l'Europa. Il nostro Paese è più debole perché deve sottostare alle leggi europee, non siamo in grado di controllare le frontiere come potremmo e il nostro sistema sociale è appesantito da migliaia di immigrati che non danno niente in cambio».

Insomma, secondo i nostri «sondaggi sul campo» il risultato è aperto; un vecchio adagio diceva: «Nebbia sulla Manica. Il Continente è isolato». Speriamo non sia davvero così dal 24 giugno.

 Ecco altre testimonianze dei londinesi sul referendum Brexit.

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