Islam, chi sono le donne che si ribellano all'obbligo del velo

Dall'Arabia Saudita all'Iran sono diversi i Paesi islamici in cui alle donne è imposto per legge di indossare lo hijab, ma tante, oggi, si stanno ribellando: ecco chi sono le donne più coraggiose

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Sfidano la legge con un gesto in apparenza semplicissimo come scoprirsi il capo, ma che nei loro Paesi è severamente vietato. Così, in senso opposto alla nota vicenda francese del burkini, dall'Iran all'Arabia Saudita (unico Paese al mondo dove alle donne è impedito persino di guidare, cosa che negli ultimi mesi ha portato a una forte mobilitazione con tanto di scesa in campo a favore della fine del divieto del ricchissimo principe saudita Alwaleed bin Talal) si moltiplicano le storie di queste donne ribelli che hanno deciso di togliere pubblicamente lo hijab, andando incontro a provvedimenti severissimi come l'arresto. Ve le raccontiamo qui.

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1 Malak al-Shehri

Già ribattezzata Rosa Parks saudita, questa 20enne di Riad è stata arrestata dalla polizia religiosa dopo aver pubblicato un tweet con una sua foto senza velo e senza abaya, la lunga veste obbligatoria per le donne in Arabia Saudita. Malak al-Shehri, rea di essere uscita di casa indossando un vestito a fiori coperto da un cappottino scuro, con questo gesto ha scatenato le ire di moltissimi che hanno chiesto esplicitamente il suo arresto, avvenuto poche ore dopo. Per sua fortuna oggi molti altri cittadini sauditi si sono mobilitati in suo favore, mentre sui social è già partita la catena di hashtag #freemalk che ne chiede la liberazione. 

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2 Homa Hoodfar

L'antropologa 65enne di origine iraniana, ma di passaporto canadese e irlandese, ha trascorso diversi mesi nel famigerato carcere di Evin a Teheran, dove sono rinchiusi numerosi detenuti politici. Prima del suo arresto Homa stava conducendo una ricerca sulle donne iraniane, che con la Repubblica Islamica imposta al popolo nel 1979, hanno dovuto sottostare, tra gli altri, all'obbligo di indossare il cado.  Hoodfar ha più volte contestato quest'obbligo, sottolineando che una simile legge promuove la sottomissione della donna all'uomo, e questa sua militanza in favore dei diritti femminili è stata (con tutta probabilità dal momento che non è mai stato formulato un vero capo d'accusa) la ragione del suo, per fortuna non troppo lungo, arresto.

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3 My Stealthy Freedom

Questa primavera si è molto parlato di una assai coraggiosa pagina Facebook intitolata My Stealthy Freedom (che si può tradurre con "la mia furtiva libertà") che ha come protagoniste donne iraniane che si mostrano in foto o senza lo hijab imposto dalla legge oppure con indosso abiti maschili, altro comportamento perseguibile dalla cosiddetta polizia morale iraniana. La pagina, gestita dalla giornalista Masih Alinejad, iraniana  residente a New York, è oggi seguita da più di centomila persone nel mondo. 

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4 Le hostess di Air France

Lo scorso aprile le hostess di Air France, attraverso due dei loro più importanti sindacati, si sono opposte formalmente all'obbligo imposto dalla compagnia al solo personale femminile di indossare, durante il volo Parigi-Teheran, pantaloni lunghi, abiti larghi e un velo. La violazione di questo obbligo avrebbe, secondo la nota diffusa dai vertici di Air France, avrebbe comportato una violazione delle leggi iraniane ed anche una violazione delle regole interne  alla compagnia. Alla fine sono state le hostess a spuntarla a ad ottenere non un cambiamento sul dress code ma quantomeno di poter decidere volontariamente se seguire o meno quella tratta senza ripercussione alcuna. 

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