Marco Pannella, una vita per la libertà

Il ricordo commosso della nostra giornalista Alessandra Di Pietro: «Oggi che Marco Pannella non c'è più, lo voglio ringraziare per avermi dato un imprinting politico ribelle»

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Non avevo neanche dieci anni e Marco Pannella mi incantava. Guardavo la tv e lo seguivo in ogni sua apparizione: trovavo giusto tutto quello che diceva, pregavo mio padre di mandargli i soldi per le battaglie sui diritti civili - divorzio aborto - ma lui niente, lo trovava sopra le righe, quindi niente denaro. Decenni dopo, l'obolo l'ho versato io per sostenere le lotte contro il carcere e per la liberalizzazione delle droghe, due tra i tanti argomenti politici su cui i Radicali non si sono mai arresi, anche in mio nome. E allora oggi che Marco Pannella non c'è più, il campione delle libertà civili come lo ha definito il New York Times, lo voglio ringraziare per avermi dato un imprinting politico ribelle dentro una famiglia di socialisti (mio padre) mista a comunisti (mio zio e tutti gli altri) e insegnato a fare di testa mia andando contro le maggioranza: se lo faceva lui fuori e dentro il Parlamento, potevo farlo io dentro e fuori la mia famiglia.

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L'ego e il digiuno 

Marco Pannella nel 1975.

Marco Pannella era alto, bello (oh se era bello, guardate le sue foto da ragazzo) e ingombrante: con il suo fisico imponente e un ego altrettanto straripante, come spesso accade ai leader. Ora tutti dicono: ci metteva la faccia nelle sue battaglie. No, ci metteva il corpo e ne faceva il territorio di ogni sua battaglia. La differenza tra fare una lotta ed essere una lotta. Il leader radicale ha praticato il digiuno del cibo e pure dell'acqua facendone il principale metodo di dialogo con il potere per costringerlo all'ascolto e all'azione. Il primo fu nel novembre del 1969, per velocizzare il voto alla Camera della legge Fortuna sul divorzio, il più drammatico durato 78 giorni nel 1974 poco prima del referendum sulla stessa legge, tra gli ultimi, nel 2011 ottantunenne, 90 giorni senza cibo, solo acqua, per l'amnistia. E sono stati così tanti che alla fine mi aveva convinto di essere immortale. 

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Le donne capolista

Non c'è però solo la prova di forza fisica a calamitare l'attenzione. Marco Pannella e il suo manipolo di fedelissimi radicali candidano donne capolista (e 50% in lista) nel 1976 e permettono di vedere in tv a una bambina in qualsiasi paese della Sicilia (una a caso, io) che le cattive ragazze vanno in Parlamento e pure con i jeans, oppure marciano contro la fame nel mondo nel 1983 facendomi commuovere per i bambini africani ma anche arrabbiare con chi permetteva lo scempio, promuovono il referendum contro il finanziamento pubblico ai partiti nel 1993 quando ancora Grillo era un comico che faceva show contro i socialisti. 

La legge sull'aborto e la mobilitazione femminista

Emma Bonino al funerale di Marco Pannella
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Non finisce qui. Il partito di Marco Pannella - che è anche di Emma Bonino insuperabile leader politica femminile ancora oggi - offre ospitalità politica e pratica a Fuori, primo movimento per le persone omosessuali e al Mit, movimento italiano transessuali, battendosi e ottenendo la legge 164 del 1982 che permette le operazione di riassegnazione del sesso e il cambio di documenti. Sulla battaglia per la legge sull'aborto invece una doverosa precisazione: fu l'immensa e capillare mobilitazione femminista a imporre attenzione, dibattito e infine ad ottenere una legge, non la migliore, ma epocale. I radicali non volevano la legge 194, erano per la liberalizzazione della pratica, ma va ricordato che furono in prima fila nella battaglia civile e nel servizio operativo, organizzavano i charter per portar le donne all'estero e consentire l'interruzione di gravidanza in sicurezza, praticano loro stessi l'operazione: nel 1975, Emma Bonino è arrestata tra la folla (le mani nel tipico gesto femminista) in quanto presidente del Cisa (Centro informazione, sterilizzazione e aborto) che in una clinica fiorentina garantiva l'aborto ancora illegale, prima di lei era già finita in galera l'allora presidente del partito Adele Faccio. 

Non odiare il nemico

Potrei continuare ancora per ore a scrivere perché la storia di Marco Pannella coincide con la storia italiana dal dopoguerra ad ad oggi e ripercorre ogni libertà e ogni diritto che ci è caro. 

Seguendo uno schema tipico mediatico italiano adesso leggerete articoli e libri che vi diranno quanto questo personaggio fosse insopportabile nel privato o dispostico con i suoi compagni di partito, quanti uomini ha amato, pur legato da 40 anni alla ginecologa Mariella Parachini, e persino se faceva sesso oppure no con i suoi delfini. Fate la vostra scelta, io ho fatto la mia di ignorare il gossip: è libertà anche quella, grazie Marco. Dovendo ricordarlo per una cosa che non mi piacque, scelgo l'alleanza con Silvio Berlusconi (1994), che suonò a me e tanti altri come un tradimento ma alla fine era coerente con la sua idea di non odiare il nemico e di avere come unisco scopo ascolto e azione per le sue battaglie. Fu un compagno ma liberale, scrive il Manifesto, di certo non si è mai fatto titillare dagli inciuci di potere men che mai dalle poltrone, non è stato ricco e ogni soldo lo ha dissipato vivendo e lottando. 

E anzi mi chiedo perché non ha chiesto che sulla bara fosse esposto un cartello con l'iban dei Radicali (IT51Z0760103200000027930015) già che non servono fiori ma sottoscrizioni per ricordarci che anche sotto terra è vivo e rompe le scatole a tutti noi.   

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