Contro le molestie sessuali e la violenza di genere: l'invito è esteso a tutti gli uomini

Da Hollywood a Wall Street, il terremoto Weinstein apre ovunque crepe profonde nel sistema di potere predatorio maschile: Italia compresa, dove il presidente del Senato Pietro Grasso diventa portavoce della campagna #dauomoauomo, che passa il testimone ai maschi

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Dopo Hollywood, Wall Street: la notizia dell'allontanamento da una delle più grandi società di investimento al mondo di due manager, il primo autosospeso per commenti sessuali inappropriati, l'altro licenziato per molestie a una dipendente, ci racconta che il caso Weinstein è solo il cratere fumante di un terremoto che non conosce confini, e che proprio qui in Italia ha trovato un nuovo, sotterraneo epicentro. Aumenta il numero delle attrici nostrane che accanto alle americane – il premio Oscar Lupita Nyong'o è una delle ultime – confessano di aver subito molestie e violenze da Harvey Weinstein, il produttore al centro dello scandalo che da settimane occupa le pagine dei giornali. L'ultima è la napoletana Giovanna Rei, in una puntata de Le Iene in cui altre attrici, tra cui Tea Falco, ricostruiscono con le loro testimonianze raccapriccianti un universo molto simile all'inferno Weinstein, in cui i carnefici, registi e produttori, sono italiani (ma per ora anonimi).

L'attrice premio Oscar Lupita Nyong'o.
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Ma la vera notizia è che il terremoto comincia a crepare anche la ruvida corteccia della coscienza maschile: dopo le lacrime di coccodrillo di Quentin Tarantino - che ha dichiarato di sapere da decenni: la sua fidanzata di allora, Mira Sorvino, era tra le vittime, ma Weinstein produceva i suoi film, così non lo denunciò - sono arrivate le parole più dure del regista italiano Giovanni Veronesi: «Asia Argento mi confidò subito la violenza ma ho taciuto: i maschi ne escono male».

Quentin Tarantino con Mira Sorvino.

«Tutto ciò che limita una donna nella sua libertà e dignità è una violenza di genere», ha dichiarato Pietro Grasso, presidente del Senato. «Siamo noi uomini che dobbiamo imparare il rispetto. La violenza è un problema maschile e solo noi possiamo fermarlo». Con queste inequivocabili parole, la seconda carica dello Stato diventa l'inaspettato portavoce della campagna #dauomoauomo, che sposta l'attenzione su chi agisce e non su chi subisce.

La campagna #dauomoauomo invita tutti gli uomini al rispetto per le donne e a impegnarsi in prima persona nella lotta alla violenza di genere

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La mobilitazione, che finirà il 25 novembre 2017, è nata dalla confessione sui social di Anita Fallani, figlia diciottenne del sindaco di Scandicci, che ha raccontato il suo ritorno a casa, in una sera d'estate, seguita da un uomo, chiedendosi e invitando a chiedersi: «Per quanto tempo dovremmo dirci fortunate se non ci violentano?». La condivisione e i racconti che ne sono seguiti (tante storie di "normali" molestie) hanno convinto i suoi amici uomini (Aldo, Giuseppe, Brando) a lanciare una pagina Facebook dove, tramite testimonianze video, i protagonisti maschili riflettono e dialogano sul tema.

Il presidente del Senato, Pietro Grasso.
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È l'ora dei maschi che prendono posizione contro la violenza sessuale? Sembrerebbe di sì, e se ancora esitano a schierarsi con le vittime, come dimostrano le sgradevoli polemiche attorno alla denuncia tardiva di Asia Argento, sembra che in molti stiano cominciando a realizzare che, ben prima che delle violenze e delle molestie, l'atteggiamento predatorio si insinua in comportamenti generalmente non sanzionati: l'insistenza eccessiva di un corteggiamento, giudizi pesanti, umiliazioni, omertà.

Molti uomini ancora esitano a schierarsi con le vittime di Harvey Weinstein

Con l'hashtag #Ihave, partito dall'America, personaggi famosi e uomini comuni si autodenunciano sui social, svelando una (in)cultura di abusi e violenze: «Ho definito tr... ragazze che non hanno fatto sesso con me», confessa uno di loro, un italiano. «Ho toccato le tette ad alcune senza il loro consenso. Ho fatto finta, numerose volte, di non vedere gli atteggiamenti maschilisti delle persone che avevo accanto, perché girarsi dall'altra parte è più facile...».

George Clooney ha preso le distanze da Weinstein dopo un lungo sodalizio.

Hollywood trema

Dopo l'ultima confessione di Lupita Nyong'o, attori e registi sono intervenuti sullo scandalo Weinstein. Dai pentimenti di Quentin Tarantino («Sapevo ma ho taciuto») alle cautele di Spielberg e Woody Allen, fino al garantismo di Oliver Stone: «È vittima di un sistema di giustizieri».

Woody Allen e Harvey Weinstein.

Scacco al re

La direttrice di Vogue Usa Anna Wintour, legata da una stretta collaborazione alla moglie di Weinstein, Georgina Chapman, cofondatrice del brand Marchesa, ha sconfessato l'amico produttore. E, alludendo al mondo della moda, altrettanto pericoloso per le ragazze, ha invocato "ambienti di lavoro più sicuri".

Anna Wintour con Harvey Weinstein.
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