Baby modelle: luci e ombre del backstage delle piccole donne che sfilano

C'è chi comincia da piccolissima, chi sogna di farlo anche da grande, sfilano per gioco o per ambizione, in bilico tra innocenza e malizia: sono le baby modelle, reclutate dalle griffe della moda under 12, in un libro (e in questa inchiesta) il racconto delle loro infanzie «da catalogo»

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La bambina davanti a me sorride. Ha il viso grande quanto un pugno. Gli occhi enormi e azzurri sono incorniciati da lunghi capelli castani. «Vieni avanti», le dice Laura, fondatrice con Elena di Piccolissimo Me, agenzia milanese destinata a baby modelli. La bimba avanza lentamente, con le braccia aderenti al corpo. Laura si siede sul parquet, le chiede di sistemarsi su un pallino nero messo al centro della stanza, scatta delle foto con l'iPhone.

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Oggi è giornata di casting. Lo studio dell'agenzia, nella prima periferia di Milano, è affollato da piccoli bellissimi, che attendono silenziosi su divanetti bianchi il loro turno per salire le scale, mettersi al centro del soppalco e farsi fotografare. «Appuntamenti come questi», mi spiega Elena, «ci servono per mostrare al cliente la vestibilità dei capi, poiché ogni azienda ha fitting diversi, e per aggiornare le misure. I bambini crescono rapidamente e spesso diventa complicato stare dietro ai cambiamenti d'altezza e di peso, di forma».

Una bambina in posa per la mamma alla New York Fashion Week.
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Nel mondo della moda bimbo, che per l'Italia rappresenta un business da 2,7 miliardi di euro, la bellezza è un punto di partenza. Non un arrivo. Per quanto i parametri estetici più richiesti si concentrino su bambine bionde o castane dagli occhi chiari, o piccole dai tratti esotici, contano soprattutto le misure. Segnano la differenza fra essere selezionati o meno per una sfilata, essere scelti per un set o un catalogo. Proprio come accade nel mondo adulto. Solo che qui i compensi sono più bassi: vanno in media dagli 80 ai 150 euro per una giornata di fotografie o una sfilata, e arrivano ai 400 per uno spot televisivo. «Non sono molti, ma nemmeno pochi. Dipende da quali termini di paragone hai», mi spiega Elisa, 38 anni, romana e mamma di tre piccoli. Sua figlia - una splendida seienne, occhi azzurri, capelli castani, naso all'insù – ha preso parte a numerose campagne pubblicitarie e ora è nel periodo in cui dovrebbe lavorare di più. «È alta 116 centimetri», racconta Elisa, «l'altezza preferita dai marchi. Speriamo che venga chiamata. Non mi vergogno a dirlo, ma i suoi compensi sono importanti per la nostra famiglia, che a causa della crisi vive un periodo difficile. Per lei poi tutto questo è un gioco. Ogni giorno mi ripeto che, se si monterà la testa, la farò smettere immediatamente».

Nel backstage della Moscow Fashion Week 2017.
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Per quanto non manchino gli esempi virtuosi – e le agenzie della moda bimbo cerchino spesso di mitigare le velleità di alcuni genitori – abbondano le bimbe con smania da protagoniste. Nei backstage si isolano dalle altre, passano il tempo davanti a un tablet e hanno atteggiamenti da grandi. Oppure sono circondate da altre bambine, meno «famose», che le studiano sognanti. Quando ci parli, sembrano star in miniatura, il sorriso enigmatico e lo sguardo di chi la sa lunga. O di sicuro ne sa più di te. Una sensazione che disorienta: hanno sette, otto, nove anni e una sicurezza da donne. Una di queste è Caterina, sette anni, capelli dorati e occhi verdi. La incontro a Firenze, a una sfilata di Pitti Bimbo, la manifestazione di riferimento mondiale per la moda dedicata ai più piccoli che, per sei giorni l'anno – tre a gennaio, tre a giugno –, diventa luogo di anticipazioni, eventi e incontri. «Quando saliamo sulla passerella», rivela, «a volte ci chiedono di non fare niente, di camminare come vogliamo, altre invece ci dicono che dobbiamo stare dritte con la schiena, camminare con le braccia vicino al corpo, non sorridere e soprattutto non fare vedere i denti. Dobbiamo andare piano, e quando arriviamo in fondo ci dobbiamo fermare davanti ai fotografi, e sparare una posa». Le domando che cosa voglia dire «sparare una posa». Lei si alza, va un poco indietro, poi avanza ancheggiando e si ferma all'improvviso davanti a me, mette una mano sul fianco e alza la testa: «Ecco, questa è una posa!». Sorrido. C'è qualcosa di innocente e allo stesso tempo di straordinariamente malizioso in quello che fa. Assomiglia molto ad alcune bambine che ho incontrato negli ultimi anni fra i centri commerciali e gli alberghi di provincia: sfilano su passerelle improvvisate, le guance rosa di fard, le labbra illuminate dal gloss. Guardano verso il pubblico, in attesa dell'approvazione o del diniego delle madri. Bambine di confine: da una parte l'infanzia, dall'altra il mondo adulto con i suoi desideri. Da una parte il gioco, dall'altra quello che molte di loro sintetizzano come «lavoro».

Una sfilata a Pitti Bimbo.
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La madre di Caterina ci guarda da lontano, è una bella ragazza con gli occhi scuri e i capelli neri; lavora come impiegata, si è presa le ferie per accompagnare la bambina alla Fortezza da Basso. «Per noi», confessa, «è una perdita economica, eppure lei ci tiene, a scuola la considerano una vip, dunque l'accompagno. Mi piace vederla sulle riviste, in copertina. Suo padre non dice niente». Quando chiedo a Caterina cosa voglia fare da grande, non ha dubbi: «L'attrice o la modella». Sono i lavori più gettonati, insieme a «dottoressa per gli animali» e «cantante o ballerina». C'è chi, come Martina, otto anni, vietnamita dai capelli lunghi e il sorriso gentile, sogna «di fare l'educatrice di cavalli», non pratica alcuna distinzione fra bimbi belli e brutti «perché siamo tutti uguali» e il mondo della moda le piace perché «è un gioco, conosco altre compagne, mi diverto, faccio cose che altrimenti non farei». Marcella, campana, otto anni, occhi verdi e capelli castani, una dolcezza disarmante, spera di diventare famosa. «Però», precisa «preferirei fare l'attrice perché hai la possibilità di esprimerti di più. E la gente non ti considera solo perché sei bella, ma anche perché sei brava». Lo stesso punto di vista di un'altra piccola, molto richiesta, che sogna «di diventare una star. So che mi dovrò impegnare molto, e che dovrò studiare». Essere brave. E belle. Saper rispettare i tempi e le richieste. Restare in silenzio quando richiesto: sono i requisiti minimi per entrare nella moda bimbo. Perché, spiega un insider, «bisogna saper stare sul set. In fondo, è un lavoro».

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Fashion baby queen

L'undicenne russa Kristina Pimenova (sotto), madre modella e padre atleta, ha esordito a tre anni e a otto è stata eletta «La più bella bambina del mondo» dal magazine Usa Women Daily, con un inevitabile strascico di polemiche. Ha 1milione e 200mila follower sui social e, con la famiglia, si è trasferita da Mosca a Los Angeles, dove ha siglato un contratto con l'agenzia LA Models. Ha collaborato con prestigiose griffe tra cui Dolce&Gabbana, Roberto Cavalli e DSquared. Oggi è testimonial di Guess.

Kristina Pimenova, baby modella testimonial di Guess.

Nati con la camicia

Ha debuttato a tre anni, a nove ha già disegnato la sua prima capsule collection per Karl Lagerfeld Kids: Hudson Kroenig, modello come il padre Brad, veterano delle passerelle, è il figlioccio del kaiser della Maison Chanel.

Flavia Piccinni, l'autrice di questa inchiesta, ha appena pubblicato con Fandango Libri Bellissime - Baby miss, giovani modelli e aspiranti lolite (le bambine ritratte nelle foto di questo articolo non hanno alcun riferimento con le intervistate).

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