Quello che nessuna madre osa dire sul proprio figlio (ma che pensa davvero)

Se il nostro più grande terrore è diventare come nostra madre, al contempo vedere nei nostri figli i lati peggiori del nostro carattere ci fa provoca brividi di raccapriccio che, però, non confessiamo a nessuno: perché essere genitori significa, anche, saper bluffare

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Ha ragione la scrittrice Giada Sundas quando dice che le mamme ribelli sono quelle che hanno il coraggio di dire la verità. Sulla gravidanza e i suoi orrori (non a caso anche un'altra moderna eroina quale è Kim Kardashian l'ha definita niente meno che «la peggiore esperienza della mia vita») ma anche, anzi soprattutto, la verità sul frutto di quei 9 mesi in bilico tra disagio e follia, che sono la nostra prole. Ebbene, la verità è che noi madri mentiamo sapendo di mentire, se interrogate sulla natura dei nostri eredi. Diciamo balle su balle, coscienti della slealtà assoluta che mettiamo in campo, consapevoli del gioco sporco a cui ci stiamo sottomettendo (tant'è che tutta questa sottintesa competizione s'è manifestata addirittura in un format televisivo), ma incapaci di tenere a freno quella sfrenata voglia di dipingerli, i pargoli da noi generati, come qualcosa di celestiale, o geniale, o divertentissimo, insomma tutto, fuorché qualcosa di normale. «Com'è tuo figlio?» «Mah, normale direi». Quando mai avete assistito a una conversazione del genere? Quando mai l'aggettivo normale è stato associato da una mamma al sangue del suo sangue?

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Semmai le definizioni più gettonate vanno da precoce a curioso, da vivace a dolcissimo, da «un terremoto, guarda, ma tanto simpatico» (che sta per: non so come arginare questo mini flagello, se non dicendo che quantomeno mentre mi devasta la casa e l'anima lo fa ridendo di gusto), «molto sensibile, sai» (ergo: piange di continuo e io di conseguenza ho fisso il nodo in gola, ma tutto suona meglio se la mettiamo sul piano della sensibilità). E se persino la super riservata Adele s'è sentita in obbligo di dire che a suo figlio sta «insegnando a rispettare le donne», come se dietro questa inaspettata confessione si celasse un filo di rammarico per, buttiamo lì, modi appena troppo irruenti del piccolo Angelo (che si chiama proprio come l'appellativo più gettonato dalle bugiardissime mamme vip), allora viene proprio da alzare le mani ed ammettere che sì, non possiamo fare a meno di bluffare un po', quando si tratta di parlare di figli.

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E allora viva la sincerità di un padre scrittore, con all'attivo tre figlie di 4, 6 e 10 anni com'è Matteo Bussola, autore di Notti in bianco, baci a colazione, quando, per descrivere in 3 aggettivi le proprie vacanze, sceglie «terrore, brivido, raccapriccio». Perché non stiamo a raccontarcela: se possiamo più o meno agilmente mentire sui figli durante autunno, inverno e primavera, d'estate è impossibile. Che cosa ci si può, infatti, mai inventare di meraviglioso, quando asili e scuole chiudono e noi ci si ritrova o a partire per una settimana di mare, che solo il viaggio in macchina stipati tra passeggini, lettini, sterilizzatori, borse di giochi da spiaggia che ti precipitano addosso (e a cui non sai perché non hai dato fuoco lo scorso settembre) ti fa passare la voglia di vivere, o ad abbandonare in centri estivi a 45 gradi all'ombra delle creature urlanti da staccare a forza dalla gamba? D'estate infiorettare la realtà diventa impossibile. E interrogate sui pregi dei nostri figli, l'unica cosa sincera che ci viene da rispondere è: «si alzano autonomamente la domenica mattina e accendono i cartoni senza svegliarci». Vedete voi se è poco.

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