Sbarchi migranti: siamo stati sulla nave che presta soccorso ai profughi

Oltre 12mila persone arrivate in 48 ore: noi eravamo a bordo delle navi della Marina Militare che ne hanno accolto alcune centinaia, ecco il reportage e i racconti in esclusiva per Gioia!

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Tutelare la sicurezza e gli interessi nazionali nel Mediterraneo è la missione della Marina Militare. E salvare vite umane in balia delle onde un comandamento. Come è accaduto durante il grande esodo migratorio di fine giugno 2017: fa: oltre 12mila profughi in 48 ore. Noi eravamo a bordo delle due navi che hanno prestato soccorso a 787 di loro. Ecco i nostri racconti in esclusiva.

L'equipaggio della Nave Comandante Foscari all'ammainabandiera, con in primo piano il comandante Jhosaephatte Brozzesi.
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Il nostromo è una donna e si chiama Mariangela. Quando salgo a bordo della Comandante Foscari, pattugliatore della Marina Militare, sta dirigendo le manovre all'argano per issare dal mare e nascondere nella pancia d'acciaio della nave un gommone carenato carico di marinai della Brigata San Marco, pronti a salpare in missione con noi. O meglio, noi con loro: oltre a me, fanno parte dell'equipaggio civile, ospite del comandante Jhosaephatte Brozzesi, il fotografo autore delle immagini di questo servizio, il ginecologo dell'ospedale Sant'Anna di Torino, Pietro Lombardo, che da tempo usa le sue ferie per imbarcarsi, e Gaia Bruni, ostetrica 24enne.

Claudia Valeriani, vicedirettore di Gioia! e autrice di quest'articolo, sulla nave.
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Anche Pietro e Gaia sono «arruolati», in una squadra operativa in tutto il mondo: quella della Fondazione Francesca Rava – Nhp Italia Onlus che dal 2000 aiuta l'infanzia in condizioni di disagio in 9 Paesi dell'America Latina, in Italia, e nel Mediterraneo, teatro nei giorni scorsi di un'epocale migrazione. È lì, sulle navi della Marina, che da quattro anni invia volontari sanitari specializzati (oltre 200), in particolare per assistere i bambini e le donne incinte.

Il gommone con 114 profughi recuperati: tutti salvi.

La missione comune fa parte dell'Operazione Mare Sicuro, che si realizza con un pattugliamento costante del Mediterraneo per vigilare sulla sicurezza e gli interessi nazionali: sorvegliare le attività di pesca e le piattaforme petrolifere, contrastare le organizzazioni dedite a traffici illeciti, migrazione clandestina compresa, e all'occorrenza prestare soccorso. Un'eventualità purtroppo ricorrente in quella che è diventata un'emergenza umanitaria di proporzioni intollerabili, come ha confermato l'imponente esodo di fine giugno: oltre 12.000 persone su una cinquantina di imbarcazioni soccorse in due giorni, di cui 673 a bordo di questa nave.

Maria Scala Manni, radarista nella Centrale operativa di combattimento.
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Ma facciamo qualche miglio indietro: Mariangela Mangione, 37 anni, ha finito il turno al timone e mi accompagna nel suo «camerino», per un paio di notti anche il mio. Mette su un cartoon al computer, che la fa ridere, ma soprattutto la fa sentire vicino a sua figlia Marta, di quasi quattro anni, che l'aspetta coi nonni a Vittoria, Ragusa: spesso la aspetta a lungo, anche un mese. A fare ufficialmente gli onori di casa, nella buvette ufficiali, il Contrammiraglio Placido Torresi: calma olimpica, pipa in bocca, e il «vizio», dichiarato, di chiamare tutti i suoi uomini e donne «guerrieri». «Ognuno di noi è guerriero della sua vita, in mare e sulla terraferma», ci spiega.

Il Contrammiraglio Placido Torresi.
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Intanto, per Pietro il dottore, Gaia e l'infermiere di bordo Giuseppe la missione è già iniziata: primo step, spiegare all'equipaggio come nascono i bambini. I risolini dei marinai finiscono subito: deposte le armi, sono mariti, padri, comunque figli. E se mai servirà assistere una donna incinta che perde sangue, o addirittura partorisce, sapranno cosa fare. Perché Pietro il dottore, che ha accolto come una reliquia l'ecografo delle dimensioni di un game boy che gli ho portato per conto della Fondazione Rava, e donato da General Electric, va dritto come un treno a proiettare sul muro immagini di come è fatta una donna, come espelle un feto, come intervenire per salvarli entrambi. È questo lo scopo primario di tutti quelli a bordo, militari e civili. Sul Foscari e su ogni nave della Marina «di ronda» nel Mediterraneo, compresa la «signora» Carlo Margottini, la fregata su cui mi trasferiscono per continuare la missione.

Giuliana Laguardia, 23, guardiamarina ufficiale di guardia in plancia.

Oltre 180 componenti d'equipaggio su una «bestia» d'acciaio di 7.000 tonnellate: elicottero a poppa, mezzi natanti che si chiamano Hurricane negli hangar. In cima, la plancia, la stanza delle grandi manovre, dove il comandante Claudio Brega dirige le operazioni. Un'azione fatta d'attesa, può non succedere niente per giorni: e allora la navigazione è lenta, i briefing nella centrale operativa più rilassati, la pizza di mezzanotte e gli scherzi di Pierpaolo, marinaio doc, un appuntamento fisso.

Azzurra Candeloro, ufficiale genio navale sottotenente di vascello, con Sonia Ciuffreda, motorista di bordo, e Rita Argenti, elettricista sistema piattaforma.

C'è tempo per le esercitazioni: simulazioni d'incendi e di arrembaggi, elicotteristi, ufficiali di Marina e forze da sbarco in azione. E donne in prima linea, come Azzurra Candeloro, 28 anni, ingegnere, ufficiale genio navale sottotenente di vascello: «Ho sposato da poco l'uomo con cui sono stata fidanzata 11 anni, e lui lavora nella Marina Mercantile: anche sei mesi senza vedersi. Ma fortifica! L'unica differenza con le coppie «normali» è che un figlio lo devi programmare un po' di più». Conferma Sonia Ciuffreda, detta Ciù Ciù, motorista di bordo, di Vieste, 32 anni che sembrano 20: «E già sono realizzata: volevo indossare la Paperina (divisa della Marina, ndr) sin da piccola. L'amore? La vera parità per una marinaia è un uomo in ogni porto, no? Scherzo: ora sono innamorata». Come Maria Scala Manni, 28 anni, due lauree, di Massafra, Taranto, radarista nella Centrale operativa di combattimento: «Il mio ex non voleva che facessi questo lavoro. Infatti è un ex. Una donna non va limitata, va spronata». E così la pensano Giuliana, Tania, Dada, Valeria, Greta, i sottocapi di cucina Daniela e Raffaella e tutte le donne che danno anima a un mestiere duro.

Tania, Daniela, Azzurra, Luana e Sonia, detta Ciù Ciù, 5 delle 20 donne militari a bordo della Nave Carlo Margottini.
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Che all'improvviso diventa frenetico: segnalazione di gommone con persone a bordo 20 miglia a dritta, elicottero in perlustrazione, verifica navi in posizione, scelta di chi interviene tra ong, imbarcazioni straniere, mezzi della Marina. E questa volta tocca a noi: attivazione nave ruolo «ricerca e soccorso» (ogni marinaio assume il compito prestabilito per queste emergenze), allestimento hangar per ospedale «da campo». «Massima velocità propulsiva», ordina il comandante. Hurricane in acqua, marinai a bordo e via verso l'obbiettivo: contatto. Distribuiti i salvagenti alle 114 persone stipate nel gommone, tra cui una donna, incinta, i migranti vengono trasbordati sul Margottini, che, là dove la sera prima si era ingannato il tempo e la notte improvvisando un karaoke, è diventato un centro di accoglienza di elevata competenza. In cui si offre primo soccorso e si rattoppano vite: piedi nudi e abiti bagnati, chi sale a bordo arriva da Bangladesh, Pakistan, Siria.

Blessing, 28 anni, nigeriana: incinta, il padre del bambino era con lei sul gommone recuperato.

Ma è negli occhi dei subsahariani che intuisci cos'è una migrazione: così «svuotati» che sembra di poter vedere fino all'osso del mondo perché nelle loro orbite non c'è più niente a fermarti lo sguardo, a fare da scudo all'anima, solo il buco nero dell'angoscia. È da lì che viene Blessing, nigeriana, 28 anni, l'unica donna su quel gommone alla deriva: si guarda intorno confusa, il viso marchiato dal viaggio, si agita, vuole andare di là, dove sono radunati gli uomini. La accompagniamo. E quando incontra gli occhi del padre di suo figlio, anche lui lì, salvo, è un improvviso, vitale lampo di luce. Buona fortuna, guerriera Blessing.

Tania Campagnuolo, sottocapo nocchiere di bordo, con Claudio Brega, comandante della fregata Carlo Margottini.
Ancora Tania Campagnuolo con un collega nell'hangar.
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Che cos'è l'Operazione Mare Sicuro

L'Operazione Mare Sicuro rappresenta la risposta della Difesa al seguito dell'aggravarsi della crisi libica. Una missione militare di presenza e sorveglianza marittima, sotto la guida dell'Ammiraglio di Squadra Valter Girardelli, Capo di Stato Maggiore della Marina, realizzata attraverso un costante pattugliamento del Mediterraneo per vigilare sulla sicurezza e gli interessi nazionali. Oltre ai compiti principali di sicurezza, il dispositivo Mare Sicuro consente anche all'occorrenza l'intervento in sicurezza dei mezzi impegnati in eventi di ricerca e soccorso mentre, su richiesta del centro di coordinamento del Comando Generale della Capitaneria di Porto - Guardia Costiera (Imrcc), le Unità della Marina Militare possono essere chiamate anche a svolgere attività di soccorso.

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Cronaca di una tragedia quotidiana

(Dal report del 27-06-2017 del ginecologo Pietro Lombardo e dell'ostetrica Gaia Bruni, in missione su Nave Foscari).

«Ieri mattina siamo stati chiamati per un evento di soccorso a migranti nel Mediterraneo: 5.013 persone, 673 delle quali raccolte da Nave Foscari. Siamo arrivati in area a metà pomeriggio. Il mare si presentava con numerosi natanti: 3 barconi pieni di migranti, di cui 2 grandi, e numerosi gommoni. In area c'erano già una nave militare spagnola, una della Guardia Costiera con alcuni gommoni, 5 navi di organizzazioni non governative, alcune navi mercantili. Praticamente subito, Nave Foscari è arrivata a circa mezzo miglio da uno dei barconi grandi, ha inviato le sue due idrobarche che hanno preso possesso del barcone e fatto la spola con Nave Foscari, portando ogni volta una ventina di migranti: per primi donne, bambini e ammalati. La Guardia Costiera ci ha informato che su uno dei loro gommoni era da poco avvenuto un parto e che ci stavano portando madre somala e bambino perché la madre era affetta da emorragia post partum. Quando la donna è arrivata, l'emorragia non c'era più e la donna stava bene. Il bambino era però nato prematuro ed è deceduto dopo 2 ore su Nave Foscari.

Al timone Mariangela Mangione, nostromo della Nave Comandante Foscari.

Abbiamo raccolto migranti fino a mezzanotte, ma siamo rimasti in area a disposizione per qualsiasi emergenza sanitaria o militare potesse presentarsi fino a mattina. Intorno alle 6.30 è avvenuto un parto podalico altamente pretermine a bordo di un gommone della Guardia Costiera, assistito da una dottoressa che ci ha chiesto consulto più volte. Il parto ha dato luogo a un nato morto. La madre non aveva contrazioni. La dottoressa voleva che la donna espellesse la placenta al più presto per prevenire eventuali emorragie. L'ho tranquillizzata dicendole che il secondamento può avvenire spontaneamente a volte dopo diverse ore; di non somministrare più Methergin che ostacola l'espulsione della placenta; il farmaco indicato era l'ossitocina che la dottoressa non aveva a bordo e da Nave Foscari siamo riusciti a passargliela. Il gommone è poi partito verso Lampedusa, a circa 140 miglia, che avrebbe raggiunto in 7 ore. Sappiamo che, a metà percorso, un elicottero ha preso al verricello la donna.

Pietro Lombardo, ginecologo, e Gaia Bruni, ostetrica, volontari della Fondazione Rava in missione su Nave Foscari.

Nave Foscari ha quindi prestato assistenza a 673 migranti: 188 donne e 485 uomini, tra cui 102 minori e il neonato prematuro deceduto, provenienti da Palestina, Pakistan, Etiopia, Eritrea, Nigeria, Siria, Bangladesh, Somalia, Ghana, Niger, Burkina Faso, Srilanka. Tutti i migranti sono in precario stato di salute e di igiene e disidratati, in gran parte magrissimi per sottoalimentazione; barriera linguistica totale con quasi tutti. Oltre ai due parti, sono state rilevate varie patologie di rilievo, tra cui sette donne gravide con movimenti fetali percepiti; un ragazzo di circa 15 anni diabetico in possesso di terapia insulinica; un uomo con forte dimagrimento, astenia intensa, tosse; un uomo con frattura composta della gamba sinistra; 104 casi di scabbia».

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