Shampoo (r)evolution: come sono cambiati i saloni dei parrucchieri

Mentre al cinema la storia di riscatto di 3 amiche parrucchiere, i saloni (veri) dei parrucchieri diventano posti pieni di idee, dove, tra phon e lavello, si fanno corsi di storytelling, aperitivi, sfilate: per riattivare il cuoio capelluto, ma anche le sinapsi

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Con un sorriso e mille lunghi dreads, Rella ti accoglie nel suo Eden, zona Isola, Milano, ti brucia le doppie punte con una candela e, se sei gravida o sotto chemio, ti fa un tinta a base di sandalo e origano (rende luminosi i capelli). A due passi da Porta Romana, sempre a Milano, Antonio indossa una camicia inamidata come il suo salone, luminoso, essenziale: il set perfetto per concepire idee ironiche e intelligenti su come godersi la vita tra feste e lezioni di scrittura creativa, mentre lui ti fa una piega. Fabrizio invece, a Fuorigrotta (Napoli), coccola le clienti ma pensa anche a come accogliere i bambini nel suo salone chiazzato di verde fluo: con Action Aid, ha venduto magliette fatte su misura, tra musica e aperitivo. Alessandra, a due passi dal Colosseo, Roma, sistema invece nel suo salone alcune copie di Internazionale e aspetta che inizi il forum della sera.

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C'è un gran fermento nei saloni dei parrucchieri. E non per far guerra al low cost dei cinesi, quanto per stare al passo con clienti che hanno sempre meno tempo ma voglia di fare tutto. Succede così che l'appuntamento per la piega si trasformi in un'occasione per riattivare, insieme, cuoio capelluto, serotonina e sinapsi. Non è un caso, dunque, se i 90.000 saloni italiani (il 2,2 per cento delle piccole e medie imprese) hanno prodotto 7,3 miliardi di euro di fatturato nel 2015 (dati: L'Oréal Italia), facendo della coiffure il primo mercato della bellezza professionale. Ma le cifre non bastano a raccontare questa rivoluzione. Così, proprio mentre al cinema arriva il film La parrucchiera di Stefano Incerti (racconta il riscatto di tre donne napoletane attraverso il sogno di aprire un salone),siamo andati a vedere che cosa succede in giro per l'Italia, tra phon e lavelli. Per scoprire che la tinta prende meglio se, mentre si aspetta con la testa impiastricciata, si partecipa a un dibattito.

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Le clienti di Antonio Deiana mentre assistono al corso di scrittura tenuto dalla giornalista Giusy Cascio.

Belli fuori, di Antonio Deiana, via Gerolamo Tiraboschi 3, Milano.

«Qui dentro non ci sono solo tinte e forbici: ci si diverte molto», spiega Antonio. «Cerchiamo ogni volta di trovare nuove idee per invogliare le clienti a fermarsi di più e a tornare. Per non farle annoiare troppo, durante i tempi lunghissimi di posa del colore, ci siamo inventati addirittura un minicorso di storytelling: noi diamo lo spunto iniziale di un racconto, loro lo completano. Del resto, sono loro che vogliono riempire al massimo le poche ore che si ritagliano per sé. Ricordo che all'evento sulla "riabilitazione delle shampiste", ovvero sull'importanza di chi lava la testa, erano tutte attente a capire gli effetti positivi sulla piega dati dal massaggio che riattiva la circolazione. Il prossimo esperimento? Il karaoke con la stagnola dei colpi di sole in testa».

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Antonio Deiana, l'anima del salone.

Twins Parrucchiere, di Fabrizio e Alfredo Lepre, via Lepanto, Napoli.

«La vera rivoluzione nel salone è avvenuta quando sono diventato papà, perché ho iniziato a guardare i bambini con occhi nuovi», racconta Fabrizio. «Così quando ho letto che un barbiere americano, tale Courtney Homes, aveva riempito il salone di libri per bambini, mi sono lanciato anch'io. Ho comprato fumetti, favole, romanzi come Capitan Mutanda o Il mago di Oz e ho aperto un lunedì pomeriggio solo per i bambini: un taglio gratis a chi leggeva ad alta voce! Ne sono arrivati venti, alcuni con la fiaba preferita nello zaino, altri con la voglia di rovistare tra le nostre. Sembrava una festa, era bellissimo vederli con la mantellina sulle spalle, concentrati a leggere anche solo due righe. Le favole di Esopo sono andate a ruba ed è stato un tale successo che lo ripetiamo ogni anno. Tra un po' penserò anche alle clienti adulte: offrirò libri in prestito da leggere, in silenzio, tra una piega e l'altra».

Alfredo e Fabrizio Lepre, i proprietari, con tre piccoli clienti.

Rella's Eden, di Rella Toska, via Arese 20, Milano.

«In questo luogo c'è la mia passione per i viaggi, l'amore per il mio lavoro e la voglia di aiutare gli altri», dice Rella. «I trattamenti in genere iniziano con le erbe che ho portato da Senegal, India e Marocco insieme alle ricette apprese dalle donne che se le tramandano. In base alla cliente, seleziono e frullo. Se fanno la tinta, per fissare aggiungo l'aceto di miele. Questa è la mia hair kitchen e le clienti se la godono in tanti modi. C'è chi festeggia l'addio al nubilato: mentre io faccio le maschere di erbe, loro chiacchierano con i piedi in tinozze di acqua calda e petali di rosa. E c'è chi fa i baby shower regalandosi kobido (un lifting facciale giapponese, ndr) e massaggi a mani e piedi. Altre volte sono io che creo gli eventi. All'ultimo c'era un aperitivo e una sfilata: chi faceva la maschera al viso contribuiva alla mia associazione Hair Kitchen 4 Woman per il Senegal. Mentre coccolo le mie clienti, spero che qualcuna meno fortunata si costruisca un futuro diverso».

Rella Toska applica a una cliente uno dei trattamenti naturali del suo salone.

Riccio Capriccio, di Alessandra Pucci e Franco Billo, via di S. Giovanni in Laterano 142, Roma.

«Qui si fa un po' di avanguardia sociale, ovvero portiamo in negozio le idee che circolano fuori mentre noi siamo sotto il phon», spiega Alessandra. «Discorsi, dubbi, notizie che col passaparola delle mie clienti poi danno vita ai nostri "Sal8", ovvero forum aperti a tutti. Ci si vede alle 20,30 quando si finisce di lavorare, si fa un piccolo aperitivo e con gli esperti approfondiamo un tema. Siamo una quarantina, si crea un contraddittorio e alla fine ci si saluta sentendosi un po' più ricche di idee. Per l'evento Islam e capelli sotto il velo, sono venute Takoua Ben Mohamed, fumettista romana che porta il velo, e Sabika, musulmana che non lo porta. Abbiamo parlato anche di hate speech, con giornaliste e docenti universitarie, e di maternità surrogata: sembrava di stare in un collettivo degli Anni 70. Il 19 aprile invece parleremo della generazione gender fluid. Se non possiamo più incontrarci nelle sezioni politiche, perché non farlo dal parrucchiere?».

Nella foto di apertura: Alessandra Pucci e Franco Billo, i titolari di Riccio Capriccio.

Nella foto: uno dei forum organizzati nel salone Alessandra Pucci e Franco Billo.

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