Perché noi donne non facciamo (quasi) mai la proposta di matrimonio agli uomini?

Colpa di insicurezze femminili che resistono, come la paura che lui non sia pronto e il peso del giudizio degli altri, della differenza salariale ma anche di un'antica leggenda irlandese

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Alcune se lo sognano per tutta la vita, quel momento. Fin da bambine, il pensiero è fisso lì, su quelle 2 magiche paroline: «Vuoi sposarmi?». E l'immaginazione corre a come dire sì, con sorrisi perfetti e smorfie studiate, forse ancor prima di pensare a come sarà passare la vita in due, per sempre (o forse no). Due semplici parole che, combinate insieme, hanno un significato enorme, e non si tratta solo della realizzazione di un desiderio femminile. Secondo una ricerca del New York Times, le proposte di matrimonio fatte dagli uomini sono parte di un retaggio culturale tanto accettato quanto vecchio, antico, (tra)passato. Eppure, restano rare le donne che fanno il primo passo. Eccetto che negli anni bisestili.

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Secondo un'antica leggenda irlandese, The Ladies' Privilege, tutto ha inizio nel V secolo con una suora, oggi conosciuta come Santa Brigida. In seguito alla sua santificazione, si è deciso che una volta ogni 4 anni, il 29 febbraio, le donne avrebbero avuto il compito di fare la proposta di matrimonio ai propri uomini per bilanciare il numero delle proposte maschili e femminili, così come l'anno bisestile serve a bilanciare il calendario. Una tradizione che, a dire il vero, va avanti per tutta la durata degli anni bisestili (come il 2016, che ha visto un incremento delle proposte da parte delle donne). A un primo sguardo, dare alle donne questa possibilità potrebbe sembrare una vittoria femminista, ma non è così. Come sostiene Katherine Parkin, professoressa di storia alla Monmouth University del New Jersey: «La tradizione dell'anno bisestile sembra dare delle chance, ma in realtà lascia le donne al loro posto. Centinaia di anni fa, quelle che hanno deciso di fare la proposta di matrimonio sono state descritte come brutte, poco femminili, disperate». Secoli dopo, le donne usano ancora il 29 febbraio (o qualsiasi altro giorno degli anni bisestili) come pretesto per farsi avanti.

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Tra loro c'è Alexandra, che ha chiesto al suo Alexander di sposarla il 13 aprile 2015: «L'ho fatto per due motivi: ero pazzamente innamorata di lui e nulla mi fermava dal farlo. Mi disse che mi amava tantissimo, e io ho pensato che era il momento per ufficializzare la cosa. Per le donne come me, che vivono a New York, è considerato un gesto molto chic. Ma tutte le mie amiche, nonostante mi abbiano praticamente eletta come paladina per aver fatto io la proposta, mi hanno detto che loro non sarebbero state in grado di farlo». Strano perché, pensandoci bene, il più delle volte è proprio la donna a portare, costantemente, la relazione al livello più alto, che sia il passare dall'uscire con gli amici comuni all'andare a cena dai genitori, che sia il momento in cui si smette di limonare le ore e si inizia a fare l'amore. Ma la proposta di matrimonio, no quella no. Quella spetta a lui, è il suo compito, che stiamo scherzando: al resto ci pensa lei, soprattutto a farlo arrivare a decidere di chiederle di sposarlo. Come dice un vecchio detto l'uomo è la testa, ma la donna è il collo e la fa girare dove vuole.

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Ma c'è di più: Brides.com, mettendo in prima linea la scrittrice Sarah Z. Wexler, ha stabilito che tra le altre ragioni per cui le donne non fanno la proposta di matrimonio c'è anche quella economica. Dal Global gender gap report 2016 (analisi della differenza salariale tra uomini e donne) del World Economic Forum, emerge che l'Europa occidentale è la più vicina alla parità di genere, superando anche il Nord America, con un gap complessivo di solo (si fa per dire) il 25%. L'Italia, nella classifica completa, si piazza al 50esimo posto su 144 Paesi. Forse è proprio la differenza salariale a rendere una proposta al femminile ancora più difficile: come dire vorrei, ma non posso.

Sentirsi dire dal proprio uomo «Vuoi sposarmi?» è acqua per la sete femminile di conferme. Siamo fatte così: per quanto il nostro compagno possa dire di amarci, nulla ha il gusto godurioso come ciò che è ufficiale.

La proposta di matrimonio al maschile è, però, anche uno status: nel momento in cui la donna la riceve, lui si mostra al mondo come suo, prende un vero impegno con lei, davanti a tutti. Ma perché se una non vede l'ora di sposarsi, lo progetta da anni, ha trovato l'amore della sua vita con cui farlo (cosa di primaria importanza), non prende l'iniziativa e manda a quel paese tutti i cliché più comuni mettendosi in gioco? Perché sentirsi dire dal proprio uomo «Vuoi sposarmi?», oltre a essere uno status, è anche acqua per la sete femminile di conferme. Siamo fatte così: per quanto il nostro compagno possa dire di amarci, dimostrarlo in ogni modo possibile, nulla ha il gusto godurioso come ciò che è ufficiale, così dolce da spazzare via in un attimo le incertezze (giustificate o non, ha poca importanza) che si avevano fino a un minuto prima. Strano pensare che in un'epoca di nuovo femminismo, in cui le donne vanno alla Women's March e indossano la t-shirt di Dior, sia la voglia di conferme a prevaricare sul desiderio di indipendenza: perché chiedere al proprio uomo di dire sì è un gesto di estrema indipendenza, quasi più del non sposarsi affatto.

Vogliamo che il suo sia un sì vero e quindi, tanto vale che sia lui a fare la proposta: a quel punto, se lo vogliamo anche noi, diremo sì. Altrimenti resterà l'amore. Che poi, alla fine, è quello che conta.

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Ma, ancora una volta, non si tratta solo di questo. C'è in ballo anche il dubbio lancinante che, se è la donna a fare il primo passo, lui dica sì senza sentirsi davvero pronto a farlo. È successo a Sarah, che ha raccontato la sua storia a Brides.com: «Non avevo mai avuto paura di essere io a fare la prima mossa: dopo ore di chat online, ho chiesto io a Tony di uscire. Dopo qualche mese di frequentazione, ho suggerito io di andare a vivere insieme. Dopo un periodo di affitto, ho proposto io di comprare una casa. E, a quel punto, mi sono sentita pronta per sposarlo. Ma ciò che mi ha fermata dal farlo è che, anche davanti a un suo sì, il pensiero che Tony non fosse davvero pronto mi avrebbe perseguitata per sempre». Per non parlare, poi, dell'opinione degli altri che Sarah ha vissuto come una tarlo costante, come capita a molte di noi: «Ero anche preoccupata da ciò che i miei amici e la mia famiglia avrebbero potuto pensare. Potevo già sentire quello che si sarebbero sussurrati tra loro: che a 34 anni, forse il mio orologio biologico era scattato». La natura femminile sarà anche vanitosa, bisognosa di conferme, corteggiamenti e anche di sicurezza economica, ma il vero nodo è questo: noi donne non vogliamo che il nostro uomo si senta messo in una posizione scomoda, che accetti per farci contente. Vogliamo che il suo sia un sì vero, convinto, sicuro. E quindi, tanto vale che sia lui a fare la proposta: a quel punto, se il matrimonio è anche nei nostri desideri, diremo sì. Altrimenti, senza passare da un pezzo di carta, resterà l'amore. Che poi, alla fine, è quello che conta.

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Ricapitolando, i motivi principali per cui le donne non fanno la proposta di matrimonio sono:

1. La tradizione

Le proposte di matrimonio fatte dagli uomini sono parte di un retaggio culturale che va avanti da secoli e, per questo motivo, entrato nell'immaginario comune (nonostante siano considerate antiche e parte di un mondo passato).

2. L'insicurezza economica

Le donne sono frenate dal fare la proposta perché meno stabili economicamente degli uomini. L'Europa occidentale, nel 2016, ha registrato un gap salariale del 25%.

3. Desiderio femminile di conferme

Non c'è niente di meglio del sentirsi scelta dal proprio uomo: quando è lui a fare la proposta, è come se prendesse un impegno non solo davanti a noi, ma difronte al mondo intero.

4. Paura che lui non sia DAVVERO pronto

Se una donna desidera sposarsi, viene frenata dal fare la proposta perché teme che lui si possa sentire messo alle strette, che non sia davvero il momento giusto per tutti e due. E allora, se bisogna viverla male, meglio aspettare.

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