Giornata mondiale per l'abolizione della schiavitù: storia di Faith, dalla Nigeria alla strada

Nella Giornata mondiale della schiavitù del 2 dicembre, la storia di Faith, così simile a tante altre: arrivano piene di speranza e finiscono a fare le prostitute, sono le ragazze nigeriane vittime del racket, schiave come Faith che voleva fare la parrucchiera. Lei si è salvata, ma le altre?

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La verità non sempre va cercata nei numeri. Le cifre scritte sul passaporto di Faith, per esempio, raccontano una storia che non è la sua. Dicono che ha 23 anni e che, quando è arrivata in Italia dalla Nigeria, di anni ne aveva 21. Era il 2014 e lei ancora credeva di venir qui a fare la babysitter o la parrucchiera per mandare soldi alla mamma malata. Ma i numeri possono mentire e le parole degli uomini anche. Così lei che, a dispetto di quanto scritto sui documenti fatti in Italia, era (ed è) minorenne, invece di fare la parrucchiera, si è ritrovata sulla strada. Un destino condiviso da migliaia di minori che ogni anno finiscono vittime del racket, in un giro d'affari che, secondo il dossier 2016 Piccoli schiavi invisibili di Save the children, fa della tratta di persone la terza fonte di reddito per le organizzazioni criminali in Italia, dopo il traffico di armi e di droga. Vittime principali: minori in transito, ragazze romene e nigeriane (nei primi sei mesi del 2016 sono 3.529 le donne di nazionalità nigeriana sbarcate sulle nostre coste, e 814 i minori non accompagnati).

Gli schiavi nel mondo: 45,8 milioni. Nelle Americhe: 2,1 milioni. In Europa: 1,2 milioni. In Asia Pacifica: 30,4 milioni. (Fonte: Global slavery index 2016)

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Come Faith, appunto, che appena arrivata si dichiara maggiorenne e ottiene un permesso di soggiorno temporaneo. Ma il suo destino è la prostituzione: i clienti, il freddo, la paura. «Lavoravo anche per dieci ore, quasi sempre la notte. Tornavo con 50 euro che finivano alla maman per pagare il debito del viaggio. Se portavo meno, mi picchiava. Così spesso, per guadagnare di più, non usavo precauzioni. Non sono sieropositiva perché sono fortunata». La lista delle sofferenze non è finita. «Dovevo pagarle l'affitto: 300 euro al mese. E poi 250 euro per il cibo e 50 per le bollette. Anche gli abiti che usavo per lavorare li pagavo. A mia madre non ho potuto mandare soldi, nemmeno per il funerale». Un giorno accetta l'aiuto degli operatori di Save the children e se ne va con loro. «Ho portato via anche i vestiti perché non li usassero in un rito voo-doo». Oggi vive in una comunità protetta e sta ricostruendo i pezzi della sua vita. «Finalmente ho anche imparato l'italiano». Sorride. Grazie al programma Vie d'uscita dell'associazione, dedicato ai minori vittime di tratta e sfruttamento sessuale, ha ottenuto una borsa lavoro. «Alle ragazze in Nigeria dico: qui non diventerete parrucchiere ma schiave. Non fatevi ingannare».

Save the children porta avanti il progetto Vie d'uscita, creato per la protezione, l'assistenza e il reinserimento sociale delle migliaia di giovani vittime di tratta e sfruttamento sessuale in Italia e attivo dal 2012 in Veneto, Marche, Abruzzo, Sardegna e a Roma (sostenuto da Profumerie La Gardenia e da L'Oréal Paris).

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