Studenti all'estero: storia di un gruppo che si è riunito dopo 25 anni

Nel 1991 erano ragazzini reduci dall'avventura di un anno di scuola negli Usa: quest'anno si sono ritrovati in Spagna, dove hanno capito che il miglior antidoto alla paura è un mondo senza confini

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Immaginatela come una gigantesca gita scolastica. La mattina del 24 giugno 1991, in un parco della Pennsylvania, 377 ragazzini provenienti da 40 paesi diversi – i più piccoli appena quindicenni; i più grandi a stento maggiorenni – vennero smistati da 19 tutor in otto pullman gran turismo, e accompagnati per un viaggio di 35 giorni attraverso 20 degli Stati Uniti d'America. O almeno: questo era quello che credevano. Invece stavano partendo per l'avventura che li ha portati a diventare gli adulti che sono, in ogni angolo di mondo. E poi a ritrovarsi Benicàssim, in Spagna, quest'estate: 25 anni dopo, non è ancora finita.

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Try to picture it as a huge school trip. In the morning of June 24th, 1991, in a Pennsylvania Park, 377 kids, the youngest being 15 and the oldest 18, coming from 40 different countries, were sorted, with the help of 19 tutors, in 8 different buses, and taken on a tour of 20 of the United States of America, that lasted 35 days. Or at least, that is what they thought. Instead, they were about to leave for the adventure that shaped them into the adults they are today.The adventure that lead them to meet again in Benicassim, Spain, 25 years later. And this is just the beginning.

Il gruppo ieri e oggi.
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Quella mattina, i 377 ragazzini avevano appena concluso il loro anno di studio negli Usa con il programma di scambio del Rotary International: ospiti di una o più famiglie, frequentando la scuola locale, mantenendo contatti minimi con gli affetti di casa: una telefonata costosissima ogni tanto, una lettera pachidermica nelle occasioni speciali.

That morning, the 377 kids, were at the end of a year of studying abroad in the USA, with the exchange program of Rotary International, hosted by one or more families, enrolled in the local public schools, maintaining the contact with home at a minimum: an expensive collect call every now and then, or a letter on special occasions.

Francesca (Italia), Bruno (Brasile) e Kaisa (Finlandia)

Una profondità di distacco inimmaginabile – e irriproducibile – di questi tempi. Voglio dire: Francesca di Perugia, una dei quattro italiani della comitiva, adesso vive a Miami – «Non ho avuto il minimo dubbio a trasferirmi: non ero spaventata, lo avevo già fatto» – ma ha collaborato a questo articolo come fossimo compagne di banco.

A separation so deep and profound that is not even imaginable or reproducible nowadays. Francesca from Perugia, one of the four Italians on the tour, now lives in Miami. -" I had no doubt when I decided to move to the US. I already did it once"- but still, she helped me with this article as we were schoolmates. 

Renato (Brasile) e Alejandra (Cile).

«Quel viaggio è rimasto nel cuore di tutti», racconta. «Solo che ancora non esisteva internet, e ci siamo subito persi di vista. Poi, tre anni fa, sono stata invitata a unirmi al gruppo creato su Facebook. Così ci siamo ritrovati – adesso siamo 278 – e abbiamo cominciato a riallacciare i rapporti. Nel tempo è cresciuta l'idea di una reunion collettiva: nel 2016, esattamente 25 anni dopo. A Benicàssim eravamo una settantina, increduli di poter vivere un'altra volta la stessa emozione: ancora abbastanza giovani per godercela e fare progetti, ma anche con tante storie da condividere. In un momento spaventoso come questo, quell'esperienza e il legame che ne è scaturito, la rete di contatti attraverso la quale noi e i nostri figli possiamo viaggiare per il pianeta sempre sicuri di trovare un amico, e l'incredibile fiducia che ci unisce, sono uno strumento potentissimo per reagire alla paura».

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"That tour remained in everybody's heart as the highlight of our lives", she tells me. "We did not have internet yet, and after the tour, we lost sight of each other. Then, three years ago, I was invited to join a group on Facebook. And that is how we found each other again. Now we are 278, and we are all in contact with each other, almost on a daily base. And through these daily contacts. the idea of a big reunion, in 2016, exactly after 25 years from the tour, was born. In Benicassim, we were about 70, amazed by the opportunity we were having to be able to live that experience again: young enough to enjoy it and make projects for the future, but also old enough to have important life stories to share with each other. In scary times, like the ones we are living, an experience like this, the bond that it created, the connections that we have around the world, that will allow us and our kids, to travel the planet, knowing that anywhere we go, we have a friend, and the incredible sense of trust we have for each other, are the most powerful tool to fight against fear.

Eikster e Gunnar (Germania).

Anche a quella di morire. Flavia ha 43 anni, vive in Brasile e ha deciso di andare a Benicàssim dopo aver combattuto contro un cancro al seno: «Ho capito all'improvviso che la vita è breve davvero, e va assaporata in ogni istante. Questo viaggio è stato il regalo che mi sono fatta: non mi divertivo così da anni». Parte del merito è di Emma, insegnante entusiasta nei dintorni di Göteborg. È stata lei, quattro anni fa, a mettersi in testa di rianimare il gruppo: «Se hai un amico in ogni paese, è più difficile cominciare una guerra. Quel viaggio mi ha insegnato che non importa da dove vieni, o che lingua parli: quello che conta è come tratti gli altri. E organizzare questa reunion mi ha fatto capire che un sogno può portarti molto lontano, se ci credi e ti dai da fare. È stato un successo da ogni punto di vista. Per lasciare una traccia, abbiamo deciso di scrivere una lettera a tutti i capi di Stato affinché sostengano i programmi scolastici di scambio: è così che si pianta il seme della fiducia tra i popoli».

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Fear can be also fear of dying. Flavia is 43 years old, lives in Brazil, and decided to go to Benicassim after fighting and recovering from breast cancer. "All of a sudden I realized I should not wait, life is so short, and you have to enjoy every moment. This trip to Benicassim is a gift I did to myself and I have to say I did not have this much fun in years!". All this is also thanks to Emma, a teacher from Goteborg, Svezia. It was her, together with Salva, from Spain, who decided they wanted to bring the FB group back to life.  She says: "If you have a friend in each country, it's harder to start a war. The tour taught me that it doesn't matter where you come from or what language you speak: what counts, is the way you treat the others. And organizing this reunion helped me realize that a dream can take you very far, if you really believe in it and you work hard to make it come true. It was a success, in every aspect. To leave a trace of what we were lucky to experience, we decided to write a letter to our state leaders to encourage them to support exchange programs. This is a way to help promote trust among different countries".

Sara (Australia) e Emma (Svezia).

E non pensate che fosse più facile, nel 1991, mandare un figlio dall'altra parte del mondo. Tanja, all'epoca, aveva 17 anni:«Sono partita che ero una ragazza della Jugoslavia, sono tornata che ero una ragazza della Croazia. La guerra cominciò proprio mentre ero in viaggio. È stato un periodo pieno di preoccupazioni: avevo paura per i miei genitori, per mia sorella, per il resto della mia famiglia. Ma non potevo non tornare a casa, mi mancavano troppo, e per fortuna la mia città non era sotto attacco come Vukovar o Dubrovnik. Fu un anno complicato, pieno di alti e bassi, ma rifarei tutto senza pensarci». Ad alcuni dei ragazzi jugoslavi, invece, sembrò più sicuro rimanere: le famiglie americane estesero l'ospitalità indefinitamente.

And don't you think it was easier in 1991 to send a child to study abroad. Tanja, was 17 then: "I left as a girl from Yugoslavia, and I was back as a girl from Croatia. The war started in my country during the tour. It was a tough time, when I was afraid for my parents, my sister, for the rest of my family. But I had to go back home, I missed them too much, and luckily my city was not under attack as Vukovar or Dubrovnik were. It was a complicated year, with a lot of ups and downs, but I would do everything again, without even thinking". Other kids from Yugoslavia, decided it was safer to stay and their host families offered to keep them indefinitely. 

Geoffrey e Valerie (Belgio)

Oleh, che adesso fa l'avvocato a Washington, nel 1991 era un sedicenne ucraino cresciuto nell'Unione delle repubbliche socialiste sovietiche: «Uno stato totalitario che soffocava la libertà di pensiero e di espressione. Partire per un anno negli Stati Uniti – dove, a sentire le radio clandestine, la libertà e i diritti umani erano principi irrinunciabili – mi sembrava un'avventura straordinaria. Vivere in un paese comunista era così difficile che il salto non mi faceva paura, anzi: potevo finalmente sfuggire al controllo. Però una volta lì non mi sono ambientato subito, per diverse ragioni: la lingua, il mio carattere, la diversa mentalità, persino l'abbigliamento. Ho dovuto comprare vestiti americani per integrarmi meglio. Ma dopo un mese, più o meno, ho cominciato a sentirmi a casa. È in America che sono diventato quello che sono: ho allargato i miei orizzonti, ho imparato a esprimere le mie opinioni, ho deciso che avrei studiato Legge. Ho visto quanto grande era il mondo, e quanta gente diversa ospitava. Ho capito che, nonostante le differenze, possiamo vivere in pace e diventare amici. Incontrare 25 anni dopo gli stessi ragazzi con cui avevo condiviso un sedile o un panino mi ha restituito fiducia: niente è perduto, l'odio non vincerà. È l'amore che muove il mondo».

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Oleh, who is now a lawyer in Washington, in 1991 was a 16 years old who grew up in the Soviet Union: "A totalitarian state that stifled free speech and thought. To leave for the United States for one year, where, as we heard on prohibited radio stations, human rights and freedoms were paramount, was an exciting adventure. Living in the Soviet Union was difficult and the change did not scare me. For me, it was an opportunity to break away from the communist control. Once there, it was difficult to adjust for many reasons, the language, my personality, the different mentality and even the way I dressed. I bought American clothes to fit in. But after about a month, I started feeling at home. It's in the States that I became who I am today: I opened my mind, learned to express my opinions and decided to study law. I learned how big the world is, and how many different people live in it. I understood that, even with differences, we can live in peace and become friends. To meet, after 25 years, the same kids with whom I shared a bus seat or a sandwich, gave me a sense of trust and hope that all it's not lost. Love will once again rule the world, and hatred and cruelty will invariably lose.

Helle (Danimarca) e Scott (Australia).

In una gita di adolescenti, l'amore che succede più di frequente ha forma di formidabile cotta. «Passare un anno immersi in un'altra cultura, nell'età in cui si è completamente aperti alla vita, ti fissa nella mente la certezza che tutti hanno qualcosa da offrire. Sono sicura che, se ogni adolescente del pianeta passasse un anno all'estero, il mondo sarebbe un posto diverso», racconta Helle, 42 anni, di Copenhagen. «Ma a livello personale, per me, l'impatto è stato ancora più profondo. 22 anni dopo quel viaggio ho rivisto Scott, e quella che era una cotta adolescenziale è diventata la storia d'amore della mia vita. Grazie alla tecnologia, e ai voli low cost, ci sentiamo tutti i giorni e ci incontriamo ogni volta che possiamo». Scott abita ancora a Sydney, ma non conosce limiti: «La mia comprensione dell'amore e dell'umanità discende direttamente da quell'esperienza: cinque settimane incredibili, in cui abbiamo contribuito a rendere il mondo un posto migliore». Sarebbe un peccato fermarsi adesso.

In a trip for teenagers, the most frequent type of love is a crush. "To spend a year immersed in another culture, in an age when we are completely open to life, you get the idea that everyone has something to offer. I am sure that, if every teenager on the planet, would spend a year abroad, the world would be a better place", Helle, 42 years old, from Copenhagen, tells us. "On a personal level, for me, the impact was even more profound. 22 years after that tour, I met Scott again, and what I thought was a teenage crush, turned out to be the love of my life. Thanks to technology, and low cost flights, we talk every day and we meet every time we can". Scott still lives in Sydney, but does not know any limits. "My understanding of love and humanity directly descends from that experience: 5 incredible weeks, during which we contributed to make the world a better place". It would be a shame to stop now.

I ragazzi del '91 ancora insieme, nel luglio di quest'anno, a Benicàssim

(La traduzione è di Francesca Rinonapoli).

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