80 anni di Via col vento: in fondo siamo tutte Rossella

Il romanzo di ​Margaret Mitchell​ debuttò in libreria 80 anni fa, dando vita al mito di Rossella O'Hara​: una donna intraprendente che oggi, più di ieri, piace alle femministe

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Sono passati esattamente 80 anni dal 30 giugno del 1936, giorno in cui il romanzo Via col vento uscì negli Stati Uniti. L'autrice, Margaret Mitchell, sconosciuta giornalista 36enne di Atlanta (Georgia), difficilmente avrebbe potuto immaginare quale vento, di lì a poco, l'avrebbe trascinata verso un immortalità non cercata. Il libro era nato per caso: costretta a letto da un incidente alla caviglia, aveva cominciato a scriverlo per distrarsi, abbandonando e riprendendo varie volte la storia per nove anni, e alla fine l'aveva pubblicato per dimostrare a un'amica di cosa fosse capace. 

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Nel giro di un mese l'editore Mcmillian vendette più di 200.000 copie e le case cinematografiche si lanciarono in una battaglia per acquistare i diritti. O meglio, a comprarli per un pugno di dollari, 50.000, ci aveva già pensato il temerario tycoon David O'Selznick, a libro ancora fresco di stampa. Quando, grazie al passaparola di madri, figlie, mogli, amanti, anche gli altri produttori si svegliarono, il prezzo lievitò a un milione di dollari. Però Selznick si guardò bene dal vendere: era consapevole che quel romanzone di 1.037 pagine aveva espugnato il cuore di tutte le donne, ricche e povere, scalatrici sociali e madri di famiglia. Perché alla Mitchell era riuscita un'operazione degna dei più grandi scrittori: con Rossella O'Hara aveva creato un personaggio femminile così potente da far dimenticare tutte le eroine che l'avevano preceduta, magari pronte a combattere, ma destinate quasi sempre a soccombere. Una donna nuova, insomma: quella entrata in forza nel mondo del lavoro retribuito dopo la crisi del '29, capace di autodeterminazione. Perché questo fa Rossella: decide di se stessa. Chi altri, nel cuore del mondo sudista, avrebbe potuto dichiarare il suo amore ad Ashley con tanta proterva sicurezza? O rimboccarsi le maniche per sfamare la famiglia e salvare la piantagione di Tara ricorrendo a ogni mezzo? O ancora, tirar giù le tende di velluto verde di casa e cucirsi un vestito per offrirsi a Rhett? Rossella se ne infischia delle regole, le crea a sua immagine e somiglianza, a seconda delle necessità. E, anche se affronta le avversità passando da un ruolo all'altro (principessa delle piantagioni, infermiera, contadina, imprenditrice), in amore non demorde: «Voglio Ashley a tutti i costi». Quel mite, aristocratico sognatore che sembra avere acqua nelle vene ed è sposato alla pupattola Melania.

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Quanto a Rhett, l'avventuriero al quale «bastava un'occhiata per far sentire nuda una donna», bisogna invece arrivare alla fine del romanzo perché Rossella senta qualcosa oltre all'attrazione erotica. Eppure, non soccombe a un sentimento che, in fondo, è un'illusione: di fronte ad Ashley disperato per la morte di Melania, incassa il colpo. «Strano… Non provo nulla». Rossella porta sempre a casa la pelle perché è energica, tenace, vitale. E, in fondo, un po' superficiale: un lato del carattere perfettamente riassunto nella frase «Dopotutto, domani è un altro giorno». 

Nel divertente saggio Frankly my dear, Molly Haskell spiega che le femministe degli anni '60 hanno sempre mal digerito Rossella. Come potevano approvare una che civettava e seduceva, rubando pure il marito alla sorella? Ma, soprattutto, era impossibile accettare la descrizione di Rhett, ubriaco, che prende in braccio Rossella e la porta su per le scale, deciso a passare una notte di passione. Eppure, dopo aver preso le distanze, anche le donne emancipate hanno cominciato ad amare Rossella. Forse perché hanno capito che era veramente uno spirito libero.

A 80 anni dall'uscita del romanzo, anche la moda dice «Domani è un altro giorno». Sfoglia la nostra gallery per scoprire i look della primavera estate 2016 ispirati allo stile di Rossella O' Hara!

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