Cara Delevingne attice in città di carta

Chiacchiere a cuore aperto con la supertop dal passato turbolento, che vedremo al cinema dal 3 settembre, e la foto gallery con i suoi look più belli

Cara Jocelyn Delevingne ha 23 anni (appena compiuti) e 16 milioni di follower, che ne fanno uno dei volti più noti nel mondo fashion e delle celeb, ma non solo: a giudicare dal carnet di film in programma, presto Cara sarà anche una stella del cinema. Nell'arco di un anno la vedremo impegnata nei generi più diversi: da quello fantastico (Peter Pan con Hugh Jackman) alla fantascienza (Valérian di Luc Besson), dallo storico (Tulip Fever con Christoph Waltz) al thriller (London Fields con Johnny e Depp e Amber Heard) fino al film d'azione, l'attesissimo Suicide squad, con Will Smith, Ben Affleck, Margot Robbie e Jared Leto.

Tralasciando il suo ruolo di protagonista nelle campagne per Burberry, Chanel e Blumarine e nei servizi fotografici di Mario Testino, l'esordio canoro con Pharrell Williams, nonché le sue passioni per batteria, tecnologia e design, la Cara Delevingne che incontriamo alla presentazione stampa in Italia del suo primo film, Città di carta – al cinema dal 3 settembre e tratto dall'omonimo romanzo di John Green, autore anche di Colpa delle stelle, grande successo al botteghino – non è nient'altro che una ragazzina irrequieta, bellissima, dotata di una spiccata personalità e di sopracciglia letali. Le stesse che l'hanno resa famosa alla recente manifestazione Comic com dove, in occasione del lancio di Suicide squad, geek & nerd di mezza America, l'hanno nominata Mbu, Most beautiful unibrow, monociglio più cool degli Stati Uniti.
Non è proprio un monociglio…
Sì, ma è altrettanto vero che le sopracciglia caratterizzano il mio volto in maniera particolare, quando non faccio boccacce e strabuzzo gli occhi.
Cosa ci dice dell'accoglienza al Comic com?
Non ho mai provato sensazioni simili. Oltre all'irrequietezza dei fan, mi hanno colpito il coraggio e la sincerità di tutti: teenager e adulti, belli e brutti, erano tutti vestiti in cosplay, uniti dalla passione per cinema, tv e fumetti.
Perché l'hanno colpita tanto?
Non è facile vivere la propria vita come si vuole, nessuno vuole mostrare subito i propri difetti, nessuno ama essere così sincero. Ne so qualcosa io, che appena dico ciò che penso mi espongo, e tutti si sentono in diritto di giudicarmi. Non ne posso più!
Si riferisce ai suoi post ispirazionali?
Non solo. Trovo positivo che noi della generazione Millennial vogliamo essere quello che siamo, far capire la nostra gioia ma anche le preoccupazioni, raccontare il nostro impegno e vivere l'allegria della nostra età, senza essere etichettati da altri in un modo in cui non ci riconosciamo. "I am who I am", "sono chi sono".

"Don't worry, be happy. Embrace your weirdness. Stop labelling. Start living."

Per questo le è piaciuto fare Margo in Città di carta?
Quando ho letto la sceneggiatura ho pensato subito: "Anch'io ero così!". Credo che questo sia il motivo per cui mi hanno offerto il ruolo; ero in grado di esplorare parti di me che potevano essere utili a definire la personalità di Margo: nel mio caso, chi meglio di una supertop che lavora sull'apparenza è in grado di sapere cosa c'è dietro lo specchio?
Quando ha scoperto l'interesse per la recitazione?
Avevo quattro anni e frequentavo l'asilo. Da piccola non mi piacevo, preferivo indossare i panni di qualcun altro. A dieci anni ho iniziato a suonare la batteria: era un ottimo modo per scaricare l'energia. Ancora oggi è una forma di meditazione, se sono arrabbiata, suono qualche ora e mi passa tutto. A 15 anni ho iniziato a soffrire di depressione e ho scoperto che recitare era l'unico modo per sentirmi viva.
Com'è stata la sua infanzia?
Abbastanza triste, nonostante sia nata a Londra in una famiglia benestante: papà Charles imprenditore edile, mamma Pandora, figlia di Sir Jocelyn Stevens – magnate dell'editoria – e Jane Sheffield, dama di corte della principessa Margaret. Mia madre ha combattuto per anni una dipendenza dall'eroina e ora sta scrivendo il suo mémoir. Da bambina ho sofferto molto per l'assenza dei miei e ho fatto tanta terapia. È stata inutile, però, perché finivo per raccontare ciò che gli psicologi volevano sentirsi dire. Soffrivo di aprassia, l'incapacità di coordinare azioni e pensieri; a scuola scrivere era un calvario, gli esami un incubo.
Come ne è uscita?
È stata dura, sapevo che se volevo recitare avrei dovuto studiare, così ho iniziato a prendere i farmaci che i medici mi prescrivevano. Erano medicine molto potenti che mi rendevano apatica, con il risultato che non riuscivo ad alzarmi la mattina e finivo per non andare a scuola. Avevo dei sensi di colpa incredibili, che sono riuscita a superare grazie al mio sogno di fare l'attrice.

"Il leone tatuato mi ricorda ogni giorno di non avere paura e di essere fiera di me stessa"

Quando ha cominciato a fare la modella?
È stato il padre di una mia amica, proprietario di un'agenzia, a propormi un casting. E poi in famiglia c'era già una modella, mia sorella Poppy. Il mio primo servizio fotografico è stato con Bruce Weber per Vogue Italia, quando avevo dieci anni. Per due volte, nel 2012 e nel 2014, ho vinto anche il premio Model of the year al British fashion awards, ma fare la modella non è mai stata la mia aspirazione, ho sempre preferito suonare e recitare. Ho continuato a farlo solo perché era diventata una carriera e non volevo deludere nessuno. La mia sfida era dimostrare che sarei riuscita a diventare la più brava.
Di recente ha chiuso il contratto con la famosa agenzia Storm model management. Ha deciso di smettere?
No, continuerò ma solo su progetti scelti da me. Mi piace l'indipendenza che sono riuscita a conquistare, prima non potevo mai dire di no. C'è stato un periodo in cui lavoravo molto, troppo, e ho iniziato a sviluppare una forma di psoriasi proprio a causa dello stress. Mi è passata solo facendo un corso di recitazione a Londra con uno studente che seguiva il metodo Stanislavsky, è stato molto terapeutico.
Cos'ha imparato dal suo primo ruolo?
Ho debuttato in Anna Karenina nel 2012. Ero molto nervosa, ho passato ore a guardarmi allo specchio, volevo essere perfetta. Poi è arrivato il regista Joe Wright e mi ha detto: «Smettila di pensare come una modella, devi recitare, non devi solo essere carina». Mi sono sentita libera.
La sensazione più bella di essere un'attrice?
Sono appena agli inizi, ma è come se fossi costantemente innamorata. Quando ami qualcuno non esiste nessun altro al mondo, e recitare è come proiettare questo sentimento sui tuoi compagni di lavoro. Amo questa professione perché devo rendere reale il mio personaggio; fare la modella, invece, è esattamente l'opposto: devo mentire davanti all'obiettivo.

"Amate chi siete. Basta giudicare. Cominciate a vivere."

La sua attrice preferita?

Meryl Streep. Dovrebbe vincere un Oscar tutte le volte che interpreta un ruolo.
Il consiglio migliore che abbia mai ricevuto?
Tutto ciò che diceva mia nonna Margo, la adoravo. A lei devo il soprannome Monster. Mi ha insegnato l'amore incondizionato, a essere in pace con me stessa, ad apprezzare la semplicità. Mi diceva sempre: «Pensa prima di parlare. Ricordati che non hai più bisogno di un uomo per essere qualcuno, ma non diventare qualcuno solo grazie alla tua carriera».
Lei ha diversi tatuaggi, tra i quali anche la testa di un leone sull'indice della mano destra. Perché?
Rappresenta il mio segno astrologico, da bambina non ho mai avuto paura di niente, mi arrampicavo dappertutto. Poi, quando sono diventata modella, ho perso la sicurezza e ho iniziato a stare male. Il leone mi ricorda ogni giorno di non avere paura e di essere fiera di me stessa.

di Roberto Croci – Foto gallery di Martina Cancellotti
Foto: Getty Images

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Cara Jocelyn Delevingne nasce a Londra il 12 agosto 1992, è una supermodella e attrice britannica

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Stile rock firmato Stella McCartney al Met Gala. I tatuaggi sono stati realizzati dall'artist Bang Bang.

3

Occhiali da sole e tuta per provare il circuito di Monaco.

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Durante una serata della 68esima edizione di Cannes Film Festival.

5

Diversi i tatuaggi della modella tra cui un leone. Ha dichiarato: «Il leone tatuato mi ricorda ogni giorno di non avere paura e di essere fiera di me stessa».

6

Cara è il simbolo di una delle ultime tendenze in fatto di bellezza: le sopracciglia folte e ben definite.

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