Amy Adams si racconta: «Ora sì che mi piaccio»

Incredibile a dirsi ma anche a lei capita ogni tanto di sentirsi poco avvenente! Adesso però ha recuperato l'autostima e sta benissimo nei panni della fidanzata di Superman (oltre che in quelli della nuova campagna di Max Mara)

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«Sono stata molto bene nei panni di Lois Lane», esordisce Amy Adams, con l'aria trionfante di chi è da poco uscita vincente da un annoso corpo a corpo con la sindrome di inadeguatezza. «Perché in fondo è un po' come me: coraggiosa, indipendente, non rappresenta mai un problema, è sempre parte della soluzione». Dopo cinque nomination all'Oscar, due Golden globes e un'infilata di interpretazioni convincenti (Prova a prendermi, The master, Lei, American hustle, Big eyes), Amy Adams, 41 anni, testimonial dell'ultima campagna di accessori per Max Mara, indossa i tailleur attillati di Lois Lane nel nuovo Batman V Superman: dawn of justice (ora al cinema) accanto a Ben Affeck e Henry Cavill.

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Perché questa predilezione per Lois Lane?

Perché come lei sono sempre onesta e, una volta presa una decisione, è difficile farmi cambiare idea. Superman si fida di lei: ispira fiducia e gli permette di essere vulnerabile.

Una specie di superdonna?

In fondo i due si bilanciano, come Darren (l'attore Darren Le Gallo, suo marito, ndr) e me: siamo diversi, ma insieme siamo imbattibili, zero paura. È ciò che cerco di insegnare a mia figlia: affronta le tue paure e provaci, sempre.

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Com'è stato lavorare con Superman?

Henry (Cavill, ndr) è perfetto per questo ruolo, è davvero un superuomo. Ha conquistato il cuore di tutta la mia famiglia, mia figlia Aviana gli fa gli occhi dolci e mio marito gli fa continui complimenti. È un uomo cortese, molto generoso, non smette mai di preoccuparsi degli altri.

Perdoni un'osservazione da maschio, il momento migliore del film è la scena della vasca da bagno.

Ah, grazie! Venivo da un periodo in cui mi sentivo poco avvenente e Henry mi ha fatto sentire così sensuale da risollevarmi il morale. È tutto lì da vedere.

Poco avvenente?

Guardi, non è proprio il suo caso... Ma io sono così, al liceo le mie compagne volevano tutte diventare Julia Roberts, io preferivo ballare. Ho sempre odiato la scuola. Ho vissuto la mia infanzia a Vicenza (papà era un militare, ndr) e, una volta tornata negli Stati Uniti, mi mancava la gentilezza degli italiani. In Colorado le ragazze a scuola pensavano solo ai vestiti firmati, che non potevo permettermi. E quando mamma mi comprava qualcosa di simile, cambiavo l'etichetta per far credere che fossero capi originali. Mi rendo conto di essere stata stupida, ma volevo disperatamente essere una di loro.

E invece è diventata una ballerina. Come?

Mi offrirono un lavoro al Country dinner playhouse di Boulder, dove venni notata da un regista che mi offrì un ruolo in A chorus line. La mia famiglia non si poteva permettere di pagare le lezioni di danza e quindi, appena ho compiuto 18 anni, ho iniziato a lavorare. Il mio primo lavoro è stato da Hooters, un bar ristorante dove le cameriere indossano calzoncini e magliette super attillate. Sono durata poco, molti clienti pensavano che toccarti il sedere fosse incluso nel servizio. Poi per fortuna ho trovato lavoro da Gap, dove finalmente potevo permettermi di comprare tutto quello che volevo al 50 per cento, senza saldi!

Perché ha smesso di ballare?

Mi ero fatta male, stiramento muscolare, e decisi di provare a fare un'audizione per Bella da morire. Il resto è storia.

Qual è stato il suo ruolo più importante?

Prova a prendermi mi ha cambiato la vita. Era la prima volta che lavoravo con attori famosi come Leonardo DiCaprio e con un regista del calibro di Steven Spielberg. Volevo disperatamente lavorare nel cinema, ma fino ad allora non sapevo se sarei stata capace di arrivare a quel livello.

Sappiamo che ha una famiglia numerosa...

Eh già, due sorelle e quattro fratelli. Ci vediamo raramente tutti insieme, a parte il giorno del ringraziamento e Natale, la nostra festa preferita, tutti devono contribuire in cucina. Le lasagne sono il piatto che non manca mai. 

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